Miss Italia in Rai: un rito nazionalpopolare accusato di favorire i femminicidi. Non si sta esagerando?

Che vespaio, per Miss Italia. Il concorso di bellezza, fondato nel 1946 da Dino Villani – sulle ceneri di “5000 mila lire per un sorriso”, che tenne banco dal 1939 al 1944 – è tornato in Rai, dopo l’esilio di sette anni su La7. Che vespaio, per la sfilata di Miss – 80 finaliste, in gara per l’edizione numero 80 – a Jesolo, dove venerdì 6 settembre 2019 verrà eletta, in diretta televisiva dalle 21.30 su Raiuno (conduttore Alessandro Greco) la reginetta 2019. Il ritorno sulla rete pubblica della kermesse organizzata da Patrizia Mirigliani – figlia di Enzo, che lavorò per il concorso dal 1953 al 2010 – è stato considerato un “colpo di mano”, dalla senatrice dem Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio. E il deputato Michele Anzaldi, sempre Pd, ha usato Facebook per chiedere di fare chiarezza alla Rai, azienda che tiene sotto osservazione come segretario della Commissione Vigilanza. “Perché sei anni fa l’evento non era in linea con il servizio pubblico”, chiede Anzaldi, spalleggiato dalla collega Loredana De Petris, “e adesso sì? Cosa è cambiato? Chi ha deciso?”. Che vespaio quando la scrittrice Dacia Maraini, dalle colonne del Corriere della Sera, ha indirizzato parole di fuoco agli organizzatori e alla Rai: “siete complici di un sistema ripugnante che tende a perpetuare la mercificazione del corpo femminile, il suo destino di preda, di oggetto d’acquisto”.

Gila Lollobrigida, madrina a Miss Italia 2019, in gara a Stresa nel concorso 1947 (foto Archivio Federico Patellani)

Ci si è messo anche il sito Dagospia (da che pulpito), quando ha pesantemente canzonato il corteo di protesta inscenato a Jesolo dalle miss in gara. Sì, faceva specie vederle sfilare non in passerella, ma in piazza, con i cartelli, per difendere moralità e legittimità della loro scelta: far votare la bellezza di cui madre natura le ha dotate. Aldo Grasso, il più sulfereo dei critici televisivi, ha invece fatto un commento molto equilibrato, nel suo spazio sul Corriere della Sera. Dove, elencando le prese di posizione contro e una a favore – quella della madrina 2019 Gina Lollobrigida, terza classificata nel 1947 a Stresa, quando vinse Lucia Bosè – ha ricordato che il vero problema di Miss Italia è la televisione, non l’uso del corpo portato in passerella. “Senza la tv”, ha scritto, “non ci sarebbero tutte queste discussioni. In tanti anni Miss Italia non è riuscita a trovare un format in grado di unire competizione e spettacolo. Il brutto show ha dato vita per anni a uno sfiancante catalogo di ragazzotte incolpevoli, una sgangherata industria dell’illusione che genera paranoie, madri infoiate, sproporzioni, attese fasulle”. E ha concluso, auspicando per la trasmissione una “ironica leggerezza che merita”, perché se manca “la scrittura, se non c’è qualcosa che assomigli a un programma, una sfilata resta una sfilata. Di ragazze, di auto o di gatti”.

Aldo Grasso sul Corriere della Sera: “Miss Italia format sgangherato”
(Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

Come in tutti i vespai, il brusio ha avuto l’acme: a ridosso della messa in onda (con interventi di ogni tipo, in attacco e in difesa, dai social ai giornali). A trasmissione conclusa, quando si conteranno i telespettatori, e la nuova reginetta si farà bersagliare dai flash dei fotografi, sarà il momento di ragionare con calma: c’è un nuovo governo, e forse prenderanno ancora più forza le ragioni di chi considera che il concorso di bellezza rappresenti un’Italia che non deve più avere ascolto. Vedremo. Intanto registriamo, alla vigilia delle finali, il silenzio assordante delle numerose miss diventate in seguito, grazie al concorso, protagoniste del nostro spettacolo e di celebri spot pubblicitari. Alcuni nomi degli ultimi trent’anni? Martina Colombari (Miss 1991), Anna Valle (1995), Eleonora Pedron (2002), Cristina Chiabotto (2004), Miriam Leone (2008). Se andiamo indietro nel tempo, ecco Michela Rocco di Torrepadula (1987, poi moglie di Enrico Mentana, dal quale ha divorziato nel 2013), Ramona Dell’Abbate (terza nel 1978, star televisiva negli anni successivi), Roberta Capua (1986, figlia di Marisa Jossa, prima Miss nell’anno in cui Mirigliani prese le redini del concorso, 1959), Anna Kanakis (1977, poi attrice e scrittrice di successo). Sono rimaste tutte ai margini del vespaio: un po’ perché alcune si vergognano di aver cominciato facendosi prendere le misure in passerella; un po’ perché i tempi odierni considerano prudenza e allineamento verso un pensiero bacchettone, che vieta di guardare con disincanto simili kermesse. Roberta Capua, bisogna dargliene merito, è invece intervenuta nella polemica, rivendicando di aver partecipato e vinto, “senza essermi mai sentita sminuita né mercificata”. E aggiungendo, con sana ironia: “Si tratta di un concorso di bellezza, non è che le ragazze possono andarci in tuta da ginnastica”.

L’ex Miss 2008 Miriam Leone sulla cover di Vanity Fair

Sfogliare l’album d’oro delle Miss è ripercorrere la storia dell’Italia uscita a pezzi dalla guerra, cresciuta nel benessere a livelli di sviluppo che oggi diremmo cinesi (l’epoca del boom), precipitata negli anni di piombo e delle disillusioni, stretta nella morsa di Tangentopoli, percorsa dagli spiriti guerrieri del berlusconismo e via fino a oggi, con il governo Pd-5 Stelle e il Truce (copyright Il Foglio) Matteo Salvini all’opposizione. Miss Italia ha sempre respirato lo spirito dei tempi. C’erano anni, quelli della sua permanenza a Salsomaggiore, in cui la finale – condotta in tv da Fabrizio Frizzi, per molte edizioni – si era trasformata in un rito nazionalpopolare dai grandi ascolti, sulla falsariga del festival di Sanremo. Le aspettative delle Miss, le guerre che dividono le partecipanti (come si conviene a ogni talent), si sposavano con i profumi di gnocco fritto e il ciabattare dei villeggianti, che alternavano un trattamento termale con la caccia all’autografo intorno al Palasport. Tanti erano gli ospiti di primo rango, non rare le incursioni dei politici, che davanti alle telecamere si davano toni istituzionali. Nessuno, allora, commentava con ferocia la sfilata delle ragazze in costume da bagno, casto, da spiaggia elegante. Che intorno ci fossero aspetti meno innocenti, è sicuro: ma ovunque si radunino essere umani – fossero pure attempati collezionisti di francobolli -, ovunque ci siano una gara, la bellezza, il desiderio, può annidarsi il vizio, il cattivo comportamento. Da lì a sostenere, come si è letto, che Miss Italia può incoraggiare i femminicidi, perché tratterebbe la donna come oggetto, ce ne corre: ed è segno di come si stia perdendo il senso delle proporzioni.

In quei tempi perduti si potevano vedere Anna Falchi – seconda classificata nel 1989, spopolava con il fidanzato di allora, il pilota Max Biaggi – o Simona Ventura e Alba Parietti, che tornavano da ospiti dove erano state oscure concorrenti. Non c’erano i social. C’erano i giornali, che raccontavano l’evento nei dettagli, con fior di inviati: il Corriere della Sera e gli altri quotidiani chiudevano l’edizione a notte, per mettere in prima pagina la foto della reginetta appena eletta. E nel caso farne tema di discussione, come nel 1996, quando venne eletta Denny Mendez, prima Miss Italia di colore. C’era Sorrisi e Canzoni, che con Rossana Mani (responsabile eventi del settimanale) dettava legge, come succedeva a Sanremo. C’erano le radio, i giornali locali, i fotografi delle migliori agenzie, i settimanali femminili pronti a raccontare una bella favola, le testate di gossip che cercavano scoop nelle pieghe delle vite private di ogni aspirante miss. Tra i giurati vi furono Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Lattuada, Giorgio De Chirico, Totò. Tra i conduttori, nelle varie sedi – il concorso era considerato una calamita turistica, in grado di richiamare attenzione su luoghi che vanno da Ischia a Rimini, da Cortina a Viareggio e altri -, nomi come Corrado, Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Carlo Conti, Alberto Lupo, Memo Remigi, Milly Carlucci, Simona Ventura – chissà la soddisfazione, per un’ex concorrente.

Nella foto (Ansa), alcuni dei giurati del concorso: gli attori Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni e il pittore Giorgio De Chirico

Si può trattare con fastidio, addirittura mettere sul banco degli accusati per i peggiori delitti e rifiutarsi di ospitarlo in palinsesto, un concorso così intrecciato con il nostro costume (non da bagno, per fare una battuta)? Non si può. Anche se quel mondo non c’è più e non tornerà. Miss Italia, in Rai o altrove, è ormai una trasmissione come tante. Ma il format tv è sempre stato sgangherato (direbbe Grasso): un tempo era solo più ingenuo di ciò che si vede oggi, quando imperano X Factor e altri talent, cinici e spietati. L’Italia è cambiata, Miss Italia meno. Perché prendersela con lei?

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