Aie compie 150 anni. Mattarella: libertà vuol dire dialogo e apertura. Levi: non c’è futuro senza istruzione e scuola

Aie festeggia oggi a Roma i 150 anni di attività della più antica associazione italiana di categoria, insieme al presidente Ricardo Franco Levi e a tutte le file dell’editoria, sono presenti  esponenti del mondo delle Istituzioni a partire dal presidente della Repubblica Segio Mattarella.

La cerimonia si è aperta proprio con l’arrivo del presidente della Repubblica accolto da un lungo applauso. Il presidente Mattarella si è seduto accanto a Levi, che alla sua destra aveva il ministro della Cultura Dario Franceschini, apprezzatissimo dagli editori per aver introdotto nel suo precedente mandato quella App18, faticosamente riconfermata da Bonisoli, ministro della Cultura del primo governo Conte, che dai giovani viene utilizzata al 70% per l’acquisto di libri contribuendo così alla crescita del mercato. Una crescita che, ha sottolineato Levi nel suo intervento, è stata del 5% nei primi otto mesi del 2019.

Per Mattarella la storia dell’Associazione italiana editori “è una storia di libertà, che vuol dire confronto, dialogo, apertura di orizzonti” e del resto “l’identità del suono” libertà “trasmette una suggestione davvero molto grande”.


Il  discorso integrale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Associazione Italiana Editori (AIE).

Rivolgo a tutti un saluto molto cordiale, al Ministro e agli Ambasciatori presenti e a tutti i protagonisti di questo appuntamento così significativo e importante.

Centocinquant’anni sono una lunga storia che gli editori, gli stampatori, hanno avuto la capacità di costruire insieme ai tanti autori – poeti, narratori, scienziati – a cui hanno dato la possibilità di esprimersi, di far conoscere il frutto della loro creatività e i risultati della loro scienza e dei loro studi.

La vicenda, che poc’anzi il professor Ferrari ha così brillantemente illustrato, è uno dei pilastri della storia del nostro Paese. Non è un caso che l’Associazione Librai italiani – progenitrice dell’Associazione italiana editori – sia sorta negli anni in cui si andava componendo l’unità del nostro Paese.

I libri – i classici, i romanzi, i saggi, i manuali per la scuola, i volumi per le università – sono stati vettori di sviluppo e di diffusione della cultura del nostro Paese.

È anche una storia di libertà. Libertà che vuol dire anche confronto, dialogo, apertura di orizzonti.

Sappiamo tutti che in latino liber-libro e liberum-libero sono due etimi differenti: da un lato, l’interno della corteccia degli alberi su cui scriveva, dall’altro la condizione di libertà.Ma l’identità del suono trasmette una suggestione davvero molto grande: avvicina i libri alla libertà.

È una storia anche di crescita civile. I libri sono stato un presidio per la difesa della libertà e dei diritti. La storia del nostro Paese, dal Risorgimento alla costruzione dell’unità, alla Resistenza, alla Repubblica non è immaginabile senza il contributo dello sviluppo culturale che libri hanno arrecato al nostro Paese.

Poc’anzi la senatrice Cattaneo ci ha illustrato, con grande fascino, il valore e lo sforzo della ricerca.

Una comunità si sviluppa, crescendo, attraverso la ricerca oltre i confini di quello che già si conosce, attraverso la comprensione dei sentimenti, l’osservazione del mondo; esprimendo idee nuove, pensieri critici, chiavi interpretative nuove. I libri sono stati e sono propulsori di questa crescita del nostro Paese.

Viviamo in un tempo di trasformazioni straordinarie – come sempre, in realtà, nella storia – ma con un ritmo di gran lunga più incalzante che poc’anzi Alessandro Baricco ha indicato, accorciando la durata di un secolo e mezzo a trent’anni.

È così. Cambiano rapidamente gli strumenti, i paradigmi, gli stessi linguaggi. Si presentano nuove piattaforme e nuove tecniche e costringono a correre.

I prossimi centocinquant’anni saranno un’avventura affascinante, in ampia misura inimmaginabile per noi.

Ma della lettura avremo sempre bisogno. Si affermerà sempre. La forza della cultura è insuperabile, in tutte le sue varie espressioni, con tutti i mezzi che vi sono e vi saranno.

La forza della cultura, che passa anche dalla lettura, è insuperabile.

Certo, da imprenditori, vi occupate, necessariamente, anche di questioni materiali che possano rendere i vostri lavori e i vostri prodotti più facili da distribuire e più agevoli da acquistare per il pubblico.

La politica, le istituzioni, hanno il dovere di confrontarsi con voi e di approntare le misure più idonee per diffondere i libri e per far sviluppare la lettura.

Si legge – come abbiamo poc’anzi ascoltato – ancora troppo poco in Italia. Dobbiamo migliorare: leggere è una ricchezza immateriale della quale non possiamo fare a meno.

La scuola resta un bacino decisivo in cui seminare. Per l’attenzione alla formazione del lettore, come ha detto il Presidente Levi poc’anzi. È, del resto, anche l’ambito dei vostri futuri lettori.

Voi editori siete imprenditori di una particolare specie, con una particolare missione.

I conti in ordine, la capacità di innovare, sono condizioni essenziali di ogni impresa. Ricardo Levi ha parlato dell’equilibrio finanziario delle aziende. Ma non svolgereste questa attività senza la passione per la conoscenza, per la cultura, per la collettività di cui siete parte. Non si è editori senza questa passione.

È tempo di riapertura delle scuole; questi sono i giorni dei libri di testo. Tante famiglie si stanno misurando con le difficoltà di assicurare ai propri figli tutto quel che occorre per l’istruzione.

L’istruzione dei ragazzi è interesse primario della Repubblica. Desidero quindi sottolineare il valore sociale – l’alto valore sociale – dei libri di testo.

Va ricordato alle pubbliche istituzioni e, insieme, va richiamata la necessità di scelte editoriali coerenti con quel valore sociale.

Non tutto quello che c’era da scrivere e da pubblicare è stato già pubblicato e scritto. Anche per l’editoria vi è sempre un giacimento inesplorato da scoprire, nuovi autori da far emergere. Si tratta di potenzialità che il diffondersi della lettura e della cultura può accrescere ulteriormente.

Vale come un augurio per voi. Ma anche come un incoraggiamento: il vostro lavoro è strumento di libertà e di crescita civile.

Complimenti e auguri per Parigi 2021 e per la Buchmesse di Francoforte 2023.

Grazie per la vostra attività. L’Italia ha bisogno di voi.

Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE): “Non abbiamo futuro se non mettiamo al centro l’istruzione, la conoscenza e la scuola”. Nel primo semestre 2019 il mercato del libro torna a crescere: + 3,8%

“Non abbiamo futuro se non mettiamo l’istruzione, la conoscenza, il sapere al centro dell’agenda politica nazionale. Dunque: scuola, scuola, scuola. Dalle scuole materne all’università, dagli istituti di ricerca all’educazione ricorrente degli adulti”. Con queste parole (in allegato il discorso completo) il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi ha sottolineato l’assoluta priorità dell’associazione, aprendo a Roma i festeggiamenti per i 150 anni, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. Un’urgenza confermata dai dati italiani nel libro bianco Sfida al futuro e dalla ricerca (la sintesi è in allegato) commissionata a un pool di ricercatori dell’Università di Bologna e del Piemonte orientale, “che – ha spiegato – conferma una volta di più il valore, anche economico, della lettura”.  “Noi editori – ha proseguito – abbiamo il privilegio e la responsabilità di essere portatori di un interesse particolare che corrisponde all’interesse generale del paese. Non ci sarà ampliamento del mercato del libro se non ci sarà un innalzamento dei livelli di istruzione, di cultura e, infine, di lettura degli italiani (…). Siamo, e di gran lunga, la prima industria culturale del paese – ha proseguito –. La prima, e di molto, per il volume di ricchezza che essa produce. La prima perché è largamente nei libri, i nostri libri, che si formano e crescono la conoscenza e il sapere, che si ritrovano le storie, le fantasie, i soggetti, le curiosità delle quali si nutrono poi le arti, la musica, il teatro, la televisione, il cinema”.
Le stime sull’andamento del mercato del libro nel primo semestre 2019 mostrano, relativamente alle vendite di soli libri di varia adulti e ragazzi nei canali trade (librerie, librerie online e grande distribuzione, compresa la stima AIE di Amazon), una crescita del fatturato del +3,8% (530milioni di euro) e una crescita più contenuta in termini di copie +2,9% (39,7 milioni di copie vendute). “È con orgoglio che rivendichiamo il nostro essere industria, impresa – ha quindi proseguito Levi –. Attenti ai conti, sappiamo che nell’equilibrio delle nostre aziende sta la prima garanzia della nostra indipendenza. Abbiamo dimostrato di saper reggere, anche negli anni più difficili della crisi, meglio della più gran parte dei comparti industriali e senza ricevere alcun aiuto pubblico diretto, al contrario di quanto avviene per tutti gli altri settori della cultura”.
“Noi non chiediamo aiuti speciali per noi. Ciò che chiediamo è una politica di effettiva promozione della lettura, autentico ed insostituibile bene comune. Una politica che deve, non può non comprendere agevolazioni e incentivi alle famiglie e ai singoli cittadini per l’acquisto dei libri. E poi, e soprattutto, voglio ripeterlo, scuola, scuola, e ancora scuola”. L’intervento si è chiuso con un saluto a Mattarella: “Signor Presidente della Repubblica, intervenendo, nel maggio del 2015, all’inaugurazione del Salone internazionale del libro di Torino lei disse che “leggere ha a che fare con la libertà. E con la speranza”. Per quella libertà, per quella speranza noi editori siamo impegnati. Lo siamo stati nei nostri primi 150 anni. Lo saremo anche per i prossimi 150. L’Italia ci può contare”.

SCARICA IL DISCORSO INTEGRALE DI LEVI (PDF)

 

Elena Cattaneo, Senatrice a vita e docente alla Statale di Milano: “La ricerca non si può bloccare: non si arresta ai confini nazionali e trova sempre una via per andare avanti”. “In ogni scoperta si nascondono racconti straordinari”

È “l’avventura della conoscenza” il tema dell’intervento della Senatrice a vita e docente alla Statale di Milano Elena Cattaneo in occasione dell’evento organizzato oggi a Roma per i 150 anni dell’Associazione Italiana Editori (AIE) alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella: “In ogni scoperta si nascondono racconti straordinari: passione, dubbi, coraggio, quello che serve per osare entrare in strade mai tracciate prima – ha spiegato-. Sapendo di poter fallire. Ma, anche in quel caso, si tornerà sempre a ricominciare. Perché la storia dell’uomo è una continua, inarrestabile esplorazione, nel tentativo costante di spostare sempre un po’ più in là la frontiera della conoscenza. Per sfidare questo confine l’umanità si è passata il testimone della conoscenza con la scrittura. Ogni pensiero raccolto in tavolette, papiri, pergamene, libri e – oggi – anche bit è una tessera di un mosaico unico e irripetibile, un chicco di una spiga che alimenta quei “granai dello spirito”, le biblioteche, da alimentare nel pubblico e nel privato specie in tempi in cui da più parti si tende a svilire la meraviglia della conoscenza”.
In una giornata dedicata ai temi della conoscenza e della lettura, la Senatrice Cattaneo ha spiegato: “Avventura e metodo, passione e rigore: bilanciare questi apparenti opposti, come in una reazione chimica ben riuscita, è una delle peculiarità più significative, a mio avviso, della ricerca scientifica”. “Benché il nostro cervello – ha continuato –, ancora per molti versi uguale a quello che avevamo quando vivevamo nelle caverne, sia spesso portato a diffidare delle novità, la curiosità e la spinta verso la conoscenza sono istinti insopprimibili, connaturati a noi esseri umani. La ricerca non si può bloccare: non si arresta ai confini nazionali e trova sempre una via per andare avanti, nonostante le mille difficoltà che si possono presentare sul suo percorso”.
Il metodo scientifico, ha concluso Cattaneo, è “la nostra bussola. È lo strumento migliore, ad oggi, che l’uomo abbia inventato per imparare a conciliare al meglio la sua parte istintiva e la sua parte razionale, l’apollineo e il dionisiaco, la scoperta e il consolidamento, la potenza creatrice che dà inizio a ogni cosa nuova e il rigore nel definirla. Finché quello che ieri sembrava impossibile diventa parte del nostro quotidiano”.

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Gian Arturo Ferrari: “La difesa della libertà d’espressione la maggior gloria dell’editoria italiana nel dopoguerra”

“Il maggior merito, vorremmo dire la maggior gloria, dell’editoria italiana nel dopoguerra è stato la difesa della libertà di espressione”. Così ha voluto sottolineare Gian Arturo Ferrari nel suo intervento all’evento di celebrazione oggi a Roma dei 150 anni dell’Associazione Italiana Editori (AIE), alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. “Una difesa – ha continuato Ferrari – non a parole, ma nei fatti. L’episodio di maggior rilievo è stato senza dubbio la pubblicazione nel 1957 del Dottor Zivago di Boris Pasternak, che diede alla nostra editoria un rilievo mondiale. Il capolavoro, ferocemente avversato dall’autorità politica del suo Paese, poté vedere la luce prima in Italia e poi nel resto del mondo solo grazie all’impegno e al coraggio di un editore italiano, Giangiacomo Feltrinelli. Nel 1989 fu ancora un editore italiano, Mondadori, l’unico al mondo a pubblicare I versi satanici di Salman Rushdie dopo la condanna a morte promulgata dall’ayatollah Khomeini. Gli editori italiani il loro esame di maturità l’hanno passato”.
Nel suo intervento in cui si ripercorrono i primi 150 anni dell’AIE, Gian Arturo Ferrari ha ricordato che “molti esaltano il miracolo italiano del secondo dopoguerra, ma pochi ricordano lo sforzo immane dell’Italia postunitaria per uscire da una spaventosa arretratezza, per entrare nella modernità. Per restare ai libri, mancavano al nostro Paese tutti gli ingredienti fondamentali che avevano cambiato il volto dell’editoria in Francia, Gran Bretagna e Germania”. E, tuttavia, “tutto questo non spaventò gli 86 fondatori della Associazione libraria italiana. Giuseppe Pomba, Casimiro Bocca, Gaspero Barbèra, Felice Le Monnier, Edoardo Sonzogno, Nicola Zanichelli, Emilio Treves e tutti gli altri erano gente decisa, ostinata nella difesa dei propri interessi, ma che sapeva anche guardare lontano. Per questo appena se ne presentò l’occasione aderirono alle organizzazioni internazionali, prima mondiale e poi europea degli editori. Sempre per questo nel 1910 si posero tra i fondatori di Confindustria. Ribadivano che quella dei libri era un’industria e che l’industria editoriale italiana si ispirava ai modelli internazionali”.
“L’evoluzione dell’editoria libraria prevede che nella figura dell’editore – ha proseguito Ferrari – si vengano progressivamente scindendo le funzioni proprietarie e imprenditoriali da quelle specificamente editoriali, di scelta e pubblicazione dei libri”. Tre, secondo Ferrari, le “figure che hanno lasciato una traccia indelebile. La prima è stata quella, oggi ignota ai più, di Luigi Rusca (…). Rusca fu l’architetto della Mondadori, le diede una struttura poi riprodotta in quasi tutte le case editrici italiane. Separò la produzione italiana, che lasciò ad Arnoldo, da quella straniera di cui si occupò invece personalmente. (…). Se senza Rusca non ci sarebbe stata Mondadori, senza Pavese non ci sarebbe stata Einaudi. Cesare Pavese non fu l’architetto, ma il muratore dell’Einaudi, la tirò letteralmente su, mattone dopo mattone, libro dopo libro, occupandosi di tutto, leggendo tutto, provvedendo a tutto. (…)”. Terza figura centrale in questo primo secolo e mezzo dell’editoria italiana, secondo Ferrari, Mario Spagnol, che “ha avuto il coraggio, nell’atmosfera compunta e plumbea degli anni Settanta, di difendere tutto quello che era considerato indifendibile: il mercato, i bestseller, il successo, l’editoria di massa (…). Proprio lui si deve “l’essere stato l’inventore del paperback in Italia”.

SCARICA IL DISCORSO INTEGRALE DI FERRAI (PDF)

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