Rai, domani Cda su temi di gestione interna, ma cresce il malumore verso Foa

All’ordine del giorno del consiglio Rai che inizierà domani mattina alle 10,30 sono annunciati solo argomenti di tipo tecnico, ad esempio come regolamentare le comunicazioni dei dipendenti Rai all’esterno, l’esame di alcuni contratti e qualche audizione di dirigenti, tra cui quella importante di Piero Gaffuri che riferirà su come procede il piano industriale. Ma è impensabile credere che non si parlerà del cambio di governo e dei riflessi che questo avrà nel Cda, o che non si ragionerà sui nuovi equilibri tenuto conto che c’è una maggioranza di fatto formata dalla consigliera Pd Rita Borioni, la grillina Beatrice Coletti e l’ad Fabrizio Salini espresso dai 5 Stelle. In questa maggioranza rientra anche il consigliere dei dipendenti Riccardo Laganà, che in questi mesi ha votato quasi sempre d’intesa con la Borion, e che però tiene a precisare che il suo voto non è scontato ma dipenderà dalle scelte che verranno fatte. Ago della bilancia potrebbe essere anche Giampaolo Rossi, consigliere di Fratelli d’italia che ha sempre ha sostenuto il piano industriale e votato con coerenza e che in una recentissima intervista ha detto in maniera chiara che le maggioranze nel Cda non debbono automaticamente rispettare le maggioranze parlamentari, Tutte cose che girano intorno al tema che più tiene banco dentro e fuori viale Mazzini, cioè il destino del contestatissimo presidente Marcello Foa.

Il presidente della Rai, Marcello Foa (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

Una buona parte della politica e soprattutto quella che ha ora il pallino in mano vorrebbe Foa fuori della Rai. Anche dentro il Cda la larga maggioranza dei consiglieri lo considera ormai un problema, quella maggioranza che è stata finora complice permettendogli di debordare oltre i suoi poteri definiti per legge, a parte le eccezioni della Borioni che ha addirittura ricorso contro l’illegittimità della sua nomina e di Riccardo Laganà.
Certo è che potendo disporre, in quanto presidente, di un voto che vale doppio voto e decidendo l’ordine dei lavori delle sedute consiliari Foa potrebbe rendersi molto antipatico. Ma rimuoverlo è una cosa complicatissima. Il Cda non ha i poteri giuridici per farlo, al massimo potrebbe arrivare ad una sfiducia, cosa che lascerebbe la situazione attuale sostanzialmente inalterata. Per agire il Cda avrebbe comunque bisogno di un casus belli che motivi una decisione del genere.
L’arma ce l’ha in mano la politica e passa per il Mef, che essendo l’azionista della Rai propone il nome del presidente e, quindi, ha anche i poteri per revocarlo. Fermo restando che la revoca deve essere validata dal voto della Vigilanza a maggioranza semplice.
In questo scenario sarà decisiva la sentenza del Tar sul ricorso della Borioni che a quando risulta a Prima è stata già emessa ma non ancora pubblicata. E se il giudice avesse dato ragione alla Borioni Foa decadrebbe automaticamente.
Sarebbe tutto molto più semplice se Foa facesse spontaneamente un passo indietro, magari a fronte di una adeguata contropartita. A quel punto automaticamente prenderebbe il suo posto il consigliere anziano Rita Borioni , che dovrebbe essere legittimata dal voto dei due terzi della vigilanza per diventare a tutti gli effetti presidente della Rai.Un finale che sarebbe nei desideri del Pd ma non sembra essere a portata di mano. A sentire fonti del settimo piano il presidente imposto da Matteo Salvini non avrebbe nessuna intenzione di dimettersi.

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