Tempo delle Donne, la festa-festival del Corriere della Sera, a Milano dal 13 al 15 settembre

Gran Finale in Triennale, dal 13 al 15 settembre. Al corpo, e ai corpi è dedicata la sesta edizione del Tempo delle Donne, la festa-festival del Corriere della Sera, laboratorio di idee che attraverso inchieste, incontri, academy, momenti musicali, ospiti e performance si interroga e racconta come stiamo cambiando.

Il direttore del Corriere Luciano Fontana ha dialogato con Andrea Bocelli. Mentre il presidente di Rcs Urbano Cairo ha ricordato: «Ogni anno il Tempo delle Donne migliora. Ha fatto passi avanti incredibili, declinando argomenti importanti come il lavoro, la maternità e la paternità, il sesso e l’amore, gli uomini e la felicità. È davvero una festa, un momento in cui la gente viene per ascoltare, divertirsi e conoscere. Include tutti e mostra cose nuove. L’obiettivo è continuare su questo terreno di sviluppo di argomenti così importanti, cercando di sentire quante più voci possibili».

 

Torniamo dentro il nostro corpo di Barbara Stefanelli
Partiamo da me. Come percepisco il mio corpo. Ammesso che si possa dire «mio» di una cosa che «sono» ed «è» me stessa. Cominciava così, nel 1994, il ragionamento di Rossana Rossanda sui corpi e l’identità. Un testo che arriva ancora meravigliosamente al punto. Almeno a quello che, per me, resta il nodo tra i nodi esistenziali. Il corpo che mi abita, che mi sfugge «come un’anguilla» dice lei, come un accessorio che ogni mattina provi ad abbinare ma c’è sempre uno scarto, a distendere prima di uscire di casa e a ripiegare nella tua conchiglia segreta alla fine del giorno, il corpo che si confronta con una forma che abbiamo in testa scolpita quasi fosse una grammatica universale e rispetto alla quale «qui manca qualcosa, là ce n’è troppo».

Questo nostro corpo imprevedibile, precario e straordinario, che raramente ti permette di sentirti «perfettamente dentro di te». Sensazione che, si figurava l’autrice 25 anni fa e io adesso, è forse riservata a donne tipo Claudia Schiffer o Catherine Deneuve, le quali da giovani – quando davanti allo specchio si assesta l’autopercezione – si avviano verso il mondo «senza guasti». Ma esiste forse una strada, magari un percorso a tappe, che ci aiuti a superare il disagio, a ribaltare quella pre-visione martellante che non saremo mai abbastanza? Quali sono le esperienze e le percezioni che possono (ri)condurci più o meno perfettamente dentro di noi? «Corpi», l’inchiesta del Tempo delle Donne 2019, si offre quale spazio comune di riflessione, di sperimentazione e di gioco mentre siamo tutti e tutte in viaggio dentro/intorno a noi.

Il traguardo che ci proponiamo è la condivisione di un’idea di forza che sia costruttiva e non distruttiva, una ripartenza personale, una parola-chiave per rileggere il linguaggio del nostro corpo e reinterpretarne l’efficacia. É vero, siamo abituati ad associare la forza, la definizione stessa di forza, all’universo maschile. In antitesi alla grazia, alla levità dei profili «adeguati» al femminile. Noi ci auguriamo invece un codice nuovo, non contrapposto per genere, generazione, ideologia. Codice liberatorio in un Tempo che, dalla prima edizione del 2013, immaginiamo delle donne e degli uomini insieme, con una moltiplicazione di scoperte e vantaggi incrociati.

La virilità che ci viene tramandata, incalza Edoardo Albinati ne La Scuola Cattolica, è pericolosa per chi ne subisce gli effetti distorti ma anche per chi pensa di esserne il portatore sano. Chi si sente costretto a riaffermare in ogni momento la propria forza e la propria sicurezza dimostra l’esatto contrario, e cioè di essere fragile.

Benvenuta allora la forza femminile e maschile di Corpi magari incerti ma liberi, curiosi di sé, delle altre, degli altri, tenaci e morbidi come l’acqua che conosce il suo cammino tra le pietre. Siamo muscoli e respiro.

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