‘La mattina dopo’ di Mario Calabresi, una cronaca lucida di lutti e delusioni e di incontri illuminanti

Lungi dall’essere un’esortazione zen-fatta-in-casa, ‘La mattina dopo’ di Mario Calabresi (Mondadori) è una cronaca lucida e dolente di lutti, addii e delusioni ma anche di incontri illuminanti con gente che scoprono la vita nonostante il – e a volte, grazie al – dolore. E di dolore Calabresi deve essere involontario esperto. Ancora bambino perse il padre non per un incidente o una malattia letale ma sotto il fuoco delle armi di una banda di macellai che decisero che il commissario andava liquidato e la mattina del 17 maggio 1972 quella folle sentenza fu applicata con criminale, precisa determinazione.

Nel tessere la tela dei ricordi amari – certamente disuguali per gravità, dall’assassinio del padre al licenziamento dalla direzione di Repubblica – Calabresi è alla ricerca di un senso che leghi tutto quel mare di esperienza in cui è facile annegare. Forte deve essere stata la lezione, tutt’altro che teorica, della madre. Giovane vedova – aveva 25 anni quando le ammazzarono il marito sotto casa – Gemma Capra Calabresi ha esortato i figli a non covare il rancore, veleno potentissimo e letale, anestetico che non lenisce ma semmai aggrava ogni sofferenza.

Così il libro, invece d’essere strumento di inganno del tempo per superare lo shock dovuto a un congedo brutale da una posizione apicale nella società politico-giornalistica del nostro paese, diventa occasione per riflessioni fondanti su come affrontare il post-trauma, quale esso sia, come guardarlo in faccia, come misurarlo e non lasciare che diventi il padrone delle nostre vite. Calabresi parte così determinato a far luce nel buio delle molte stanze in cui abita e che lo abitano tanto da voler guardare in faccia l’assassino di suo padre, ometto rassegnato alla triste deriva francese e che, nella migliore delle ipotesi, deve fare i conti con la propria oscura coscienza. Ma non c’è solo il noir della cronaca di un tempo, il resuscitare fantasmi che hanno agitato gli anni del terrore e quelli che vennero dopo. C’è anche il ritrovare uomini di valore come Roberto Toscano che durante il golpe fascista di Pinochet usò il proprio titolo di consigliere d’ambasciata per mettere al riparo tra le mura della nostra delegazione a Santiago, quanti più poteva, sottraendoli a morte e torture certe. Molti, selezionati sul filo di una memoria vivida e senza retorica, i personaggi che raccontano di come hanno affrontato il ‘dopo’, quando ti svegli una mattina e ti pare che il mondo non esista più e ti senti precipitare in un abisso senza da cui nessuno, se non te stesso, potrà mai aiutarti ad uscire. Ecco allora Omero Ciai, inviato del quotidiano che Calabresi ha diretto, e che ha dovuto fare i conti con un ictus devastante. Ecco Damiano Cantone, sopravvissuto a uno tremendo incidente aereo in Sudan. E Yavuz Baydar, giornalista turco di fama e che Erdogan, il satrapo di Istanbul, avrebbe voluto silenziare per sempre e che invece ha trovato la forza di ricominciare da zero creando da Parigi una testata online indipendente che parla di Turchia senza timori. Incantevole nello strazio del racconto, la figura di Mira Bucci che sopravvisse ai lager nazisti e che ritrovò, al di là di ogni ragionevole speranza, le due figlie anch’esse scampate al più spaventoso massacro della storia dell’uomo. La storia familiare e più strettamente personale di Calabresi si mescolano, nella narrazione, a quelle del mondo senza indulgenze, senza retoriche, senza futili commozioni. Resta una dignità del vivere che è sapienza e intelligenza, doti che a volte scopri e che non immaginavi di possedere.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Verizon a caccia di acquirenti per HuffPost

Verizon a caccia di acquirenti per HuffPost

Fb: nuove misure contro le interferenze nelle elezioni. Il social etichetterà post di media a controllo statale e contenuti falsi

Fb: nuove misure contro le interferenze nelle elezioni. Il social etichetterà post di media a controllo statale e contenuti falsi

Matilde Bernabei di Lux Vide nominata Cavaliere del lavoro.  Prima donna del settore audiovisivo

Matilde Bernabei di Lux Vide nominata Cavaliere del lavoro. Prima donna del settore audiovisivo