Diritto all’oblio, la Corte di Giustizia Ue dà ragione a Google: nessun obbligo a rimozione universale

La Corte di giustizia Ue dà ragione a Google: i motori di ricerca – qualora dovessero accogliere una richiesta di “diritto all’oblio” da parte di un utente – non sono obbligati ad applicarla in tutte le loro versioni. Tuttavia, fatto salvo alcune eccezioni previste dal diritto Ue, vale invece anche per i gestori dei motori di ricerca il divieto di trattare determinati dati personali sensibili.

La prima sentenza della Corte riguarda il ricorso di Google Inc, contro la multa da 100mila euro ricevuta dal Commissione nazionale dell’informativa e delle libertà francese per essersi rifiutato di applicare la “deindicizzazione” dei link, il cosiddetto “diritto all’oblio”, a tutte le versioni del suo motore di ricerca. Il ricorso del colosso di Mountain View al Consiglio di Stato ha portato al pronunciamento della Corte europea.

I giudici del Lussemburgo sottolineano che per rispettare pienamente il diritto all’oblio sarebbe necessaria un’operazione a livello mondiale. Tuttavia, molti Stati terzi non riconoscono tale diritto o lo applicano diversamente. Di conseguenza, allo stato attuale non sussiste, per il gestore di un motore di ricerca che accoglie una richiesta di deindicizzazione, l’oblio derivante dal diritto dell’Ue di effettuare tale deindicizzazione su tutte le versioni del suo motore.

(Photo by Benjamin Dada on Unsplash)

Il motore di ricerca deve invece applicare il diritto all’oblio in tutte le sue versioni negli Stati membri Ue, mettendo in pratica misure che permettano quantomeno di scoraggiare gli utenti dall’accedere, attraverso l’elenco dei risultati, a versioni “extra Ue” del motore stesso.

Il secondo blocco di sentenze riguarda invece il ricorso di quattro cittadini contro il rifiuto del Cnil francese di ingiungere alla società Google Inc. di applicare il diritto all’oblio nei loro confronti.

Con la sentenza odierna, la Corte sottolinea che il gestore di un motore di ricerca non è responsabile del fatto che dei dati personali sensibili compaiono su una pagina web pubblicata da terzi, ma dell’indicizzazione di tale pagina. Rientra quindi nei suoi compiti verificare se l’inserimento dei link nell’elenco dei risultati sia strettamente necessario per proteggere la libertà d’informazione degli utenti, oppure se questi possano essere “deindicizzati” su richiesta dell’interessato. In particolare, per quanto riguarda i procedimenti penali, qualora non ritenesse di poter accogliere la domanda sul “diritto all’oblio” di una persona, il gestore del motore di ricerca è comunque tenuto a sistemare l’elenco dei risultati in modo tale che l’immagine globale che ne risulta per gli utenti rifletta la situazione giudiziaria attuale facendo comparire per primi i link verso pagine contenenti informazioni più recenti.

Il commento di Google – “Dal 2014 ci siamo impegnati per implementare il diritto all’oblio in Europa e per trovare un punto di equilibrio tra il diritto di accesso all’informazione e la privacy”, sono state le prime parole di Peter Fleischer, Senior Privacy Counsel di Google sulla decisione Ue.
“È bello vedere che la Corte ha condiviso le nostre argomentazioni; siamo grati alle organizzazioni indipendenti per i diritti umani, alle associazioni del mondo dell’informazione e alle molte altre associazioni in tutto il mondo che hanno presentato le loro opinioni alla Corte”.

Il commento dall’Ue – “Prendiamo nota della sentenza odierna della Corte di giustizia europea sul diritto all’oblio, che è in linea con la posizione presa dalla Commissione Ue su questo caso”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario commentando la decisione dei giudici del Lussemburgo. “La sentenza chiarisce che il diritto all’oblio si applica all’interno dell’Ue e che i gestori dei motori di ricerca devono prendere misure specifiche ed efficaci per assicurare che questo diritto sia garantito – ha aggiunto il portavoce – tuttavia, il diritto all’oblio non si applica necessariamente fuori dall’Europa. All’interno dell’Ue le regole sulla protezione dei dati si applicano e devono essere rispettate, e questo include il diritto all’oblio”.

Il commento di Antonello Soro, Garante per la privacy – “Leggeremo le motivazioni della decisione della Corte di Giustizia, che però ha sicuramente un impatto rilevante sulla piena effettività del diritto all’oblio. In un mondo strutturalmente interconnesso e in una realtà immateriale quale quella della rete, la barriera territoriale appare sempre più anacronistica. A maggior ragione acquista ulteriormente senso l’impegno delle Autorità europee di protezione dati per la garanzia universale di questo diritto, con la stessa forza su cui può contare in Europa. L’equilibrio – afferma in conclusione in una nota Soro – tra diritto di informazione e dignità personale, raggiunto in Europa anche grazie alla disciplina dell’oblio, dovrebbe rappresentare un modello a livello globale”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Il progetto di TikTok per le pmi italiane: credito pubblicitario per adv nel periodo natalizio

Il progetto di TikTok per le pmi italiane: credito pubblicitario per adv nel periodo natalizio

<strong> 25 novembre </strong> Hunziker batte Capotondi e Sciarelli, male L’Alligatore. Tributo trasversale a Maradona

25 novembre Hunziker batte Capotondi e Sciarelli, male L’Alligatore. Tributo trasversale a Maradona

Maradona, Equipe titola ‘Dio è morto’

Maradona, Equipe titola ‘Dio è morto’