Polemiche sul deepfake di Striscia. Gramellini: può distruggere qualsiasi reputazione. Ricci: filmato qualificato come fake

Qualche giorno fa a Striscia la notizia è andato in onda un video dove è stata usata una sofisticata tecnologia di manipolazione dei volti, ‘deepfake’  Una tecnica che grazie all’intelligenza artificiale manipola un video applicando sul volto del protagonista la faccia di qualcun altro in tempo reale. A Striscia la notizia ad esempio la ‘vittima’ è stata Matteo Renzi che straparlava fra battute e commenti sui suoi avversari politici.

Questa tecnologia di manipolazione ha suscitato una serie di reazioni tra politica e stampa. Massimo  Gramellini  sul Corriere della Sera  avverte il pericolo:  il deepfake “può distruggere qualsiasi reputazione, ma queste forme sofisticate di manipolazione della realtà raggiungono in un istante milioni di utenti che sofisticati non sono”.

Ecco il suo ‘Caffè’ integrale.
“Il Renzi vero ma finto mandato in onda da «Striscia» mentre fa le pernacchie a Mattarella non era né un imitatore né un sosia. Era l’ ultima frontiera della mistificazione. Come spesso accade, ci voleva un programma satirico per sbatterci addosso una questione serissima. Non solo la tecnologia è in grado di prendere la tua faccia e sovrapporla a quella di qualsiasi altro, come cantava De Gregori, ma può catturare il timbro autentico della tua voce per rimodularlo con le parole che intende farti dire. Domani potrebbe arrivarvi sul telefonino l’ immagine del sottoscritto che grida «Forza Juve» e molti ci crederebbero, temo. È già successo di peggio. In America hanno preso il volto e le corde vocali di Scarlett Johansson e li hanno abbinati al corpo della protagonista di un film a luci rosse. In Italia lo hanno fatto con la Boldrini.

Non solo il deep fake (profondo falso) può distruggere qualsiasi reputazione, ma queste forme sofisticate di manipolazione della realtà raggiungono in un istante milioni di utenti che sofisticati non sono. E che si bevono ogni panzana, non avendo gli strumenti (ma ormai chi li ha?) per distinguere il vero dal verosimile. Così il deep fake finisce per alimentare lo scetticismo credulone. Si dubita di tutto, ma si è disposti a credere ancora a qualcosa, purché sia incredibile. Come ci difenderemo? Per fortuna ogni volta che l’ uomo ha forgiato una nuova spada, ha poi sempre anche trovato uno scudo .

Alle polemiche l’ufficio stampa di Striscia risponde  inviando un estratto della conferenza di Striscia la notizia durante la quale “Antonio Ricci, quattro giorni prima della messa in onda della prima puntata, parla davanti a decine e decine di giornalisti dell’inquietante provocazione che intende lanciare”.

Ecco il video con Ricci in conferenza stampa.

Sempre l’ufficio stampa di Striscia, mercoledì 25 settembre,  ha inviato a La Stampa, una risposta al vetriolo rivolta  a  Massimiliano Panarari.  Eccola:

Gentile Direttore,

in merito all’articolo dal titolo “Il video del Renzi falso. L’ultimo salto di qualità nella manipolazione tv” (La Stampa, 25 settembre), precisiamo che Massimiliano Panarari afferma il falso quando scrive che solo in seconda battuta il filmato era stato qualificato da noi come fake sul sito e sui social.

Come lei ben sa, avendolo pubblicato sul suo giornale il 20 settembre, ne avevamo già dato notizia in conferenza stampa davanti a decine e decine di giornalisti.

Il Panarari, non solo non legge il giornale per cui scrive, ma neppure vede integralmente le trasmissioni di cui si perita di discettare. Infatti, in uscita dal filmato (riferendosi a Renzi), Ezio Greggio e Michelle Hunziker così commentavano:

Greggio: “Ma è lui o non è lui? Certo che non è lui!”

Michelle: “Ma è identico!”

Greggio: “Ma scusi, secondo lei Renzi può dire cose di questo tipo?”

Michelle: “Certo!”

Greggio: “Ma no, al massimo le pensa, ma non le dice, non le dice, non le dice…”

Nei titoli di coda della trasmissione, inoltre, veniva chiaramente specificato: “La voce di Matteo Renzi è di Claudio Lauretta”.

Siamo anche rimasti molto delusi che il Panarari, da grandissimo esperto di comunicazione, pur citandolo, non si sia accorto che l’”ESCLUSIVO” posto a sinistra del teleschermo sia stato volutamente scritto con gli stessi caratteri degli “ESCLUSIVO” di Barbara d’Urso.

Da 31 anni Striscia esemplifica, scova e combatte quelle che un tempo venivano chiamate bufale e oggi sono diventate fake news, insinua il dubbio con il suo stile provocatorio che di certo non può piacere a chi è completamente privo di ironia.

Purtroppo anche noi abbiamo un interrogativo inquietante: chi salverà le democrazie liberali dal Panarari già autore di un saggio fake, la cui scientificità era basata sulle scie chimiche?

L’ufficio stampa di Striscia la notizia

 

LA REPLICA DI MASSIMILIANO PANARI

Incredibile, ma verosimile. O, piuttosto, verosimile proprio perché tutt’altro che incredibile. Il video deepfake di Striscia la notizia, dove un falso Matteo Renzi sbeffeggia gli ex compagni di strada del Pd, il premier Conte e il presidente Mattarella, costituisce un autentico salto di qualità dal punto di vista della manipolazione. Peraltro, ancora una volta, all’insegna di quell’ambiguità costitutiva (e, non di rado, “pelosa” e strumentale) che caratterizza l’infotainment del programma-corazzata di Antonio Ricci. E anche se il “machiavellico” Matteo Renzi si è affrettato a complimentarsi con l’operazione, quanto andato in onda non si sottrae a una sfilza di interrogativi di vario genere.

La tecnologia deepfake circola a livello pubblico già da qualche tempo negli Stati Uniti, con filmati come quello in cui Barack Obama “confessa” di aver votato per Donald Trump alle presidenziali del 2016, e quello nel quale la speaker democratica della Camera Nancy Pelosi appare in stato di ubriachezza. E così, lo Stato della Virginia ha approvato una pionieristica legge contro l’utilizzo dei deepfake (nella fattispecie, per cercare di limitarne l’applicazione sotto la forma del revenge porn). Con la messa in onda del fuorionda, presentato come «esclusivo» da Striscia la notizia (anche se qualificato come un fake, in seconda battuta, sul sito e sui social), siamo al primo caso di suo impiego su una televisione generalista e durante una prima serata. E, dunque, all’interno del palinsesto rivolto al pubblico “di massa”, che si siede sul divano o sta cenando, e abbassa le difese dei filtri cognitivi allo scopo (più che legittimo) di rilassarsi. Il grande pubblico che risulta popolato di telespettatori – che sono anche, e soprattutto, cittadini-elettori – più anziani, o meno avvezzi alla conoscenza delle tecnologie.

Ricci ha così confermato il proprio ruolo avanguardistico nell’ambito della tv per tutti; e, del resto, dell’«ultima avanguardia storica» – il situazionismo – si è sempre proclamato erede. E con la deep fake news di lunedì sera la trasmissione di Canale 5 si è infatti dimostrata capace di realizzare un riuscito “matrimonio allargato” tra sberleffo neosituazionista, operazione politica (avente come bersaglio un potente un po’ meno potente del passato, e che compete ora direttamente nella stessa prateria politica di Silvio Berlusconi) e l’ultimo grido delle tecnologie. A condire il tutto, infine, il consueto “marchio di fabbrica” di Striscia con il suo repertorio scatologico e sonoro di pernacchie, gesti dell’ombrello e risate registrate. E, fin qui, siamo nel combinato disposto nazionalpopolare e acchiappa-audience di cui Ricci è campione. Ma se dal simulacro baudrillardiano (e assai ingrassato) del leader della neonata Italia Viva passiamo a scenari più larghi dai dubbi si arriva all’inquietudine vera e propria e ai sudori freddi. Perché l’intelligenza artificiale e il machine learning consentono già ora di effettuare simulazioni pressoché perfette, e di sovrapporre immagini e audio rendendo l’attività di manipolazione praticamente irriconoscibile. E, mentre stiamo scrivendo, la tecnologia deepfake continua, minuto dopo minuto, ad avanzare, col rischio che il verosimile manovrato da qualcuno scacci il vero, e l’artificio cancelli il reale. Alterando la competizione elettorale e politica, decostruendo la credibilità dei media e dell’informazione, condizionando pesantemente l’opinione pubblica, fiaccando ulteriormente la già infragilita legittimità delle nostre democrazie liberali.

E se ci riesce un programma televisivo, figuriamoci cosa possono fare le macchine della disinformazione e della propaganda e i servizi delle potenze nemiche dell’Occidente (dalla Russia alla Cina).

Massimiliano Panarari

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