Rai, Foa: l’informazione non può basarsi sui social. Il deep fake? da Striscia un campanello d’allarme

“I giornalisti sono ancora necessari perché ritengo che una sana democrazia abbia bisogno di un buon giornalismo. Dobbiamo usare il nostro potere nel modo giusto”. Ad affermarlo il presidente della Rai Marcello Foa al Panel ‘Media e opinione pubblica: la manipolazione attraverso le immagini’, in corso al Prix Italia. L’informazione, ha sottolineato, “non può basarsi sui social media, noi possiamo fare un giornalismo solido. Dobbiamo riguadagnarci la fiducia dei cittadini, è cruciale per la nostra democrazia”.

All’incontro, moderato da Patricia Thomas (Aptn), presidente Associazione Stampa Estera in Italia, hanno partecipato anche Tony Hall, AD Bbc; Alfredo Mantici dell’Università degli Studi Internazionali, già direttore del dipartimento analisi del Sisde e IsabelleVeyrat-Masson direttrice del Laboratoire Communication et Politique Cnrs.

Durante il panel, Foa ha anche spiegato che “il servizio pubblico ha il vantaggio di non dover cercare profitti a tutti i costi. E’ arrivato il momento di dimostrare di essere i più bravi, più indipendenti e più affidabili per far sì che il servizio pubblico possa essere sempre più utile alla comunità”. Per il presidente della Rai inoltre “il multimediale è uno strumento fantastico per migliorare le capacità giornalistiche. Io sono stato corrispondente e prima per dare le notizie in video serviva una telecamera, ora basta un cellulare. Il multimediale non è una minaccia se usato bene. Certo è importante il ruolo dell’editore, ma il giornalista non può ricoprire il ruolo di quattro, sennò la qualità scende”. il presidente della Rai si sofferma anche sul ruolo del giornalismo di cittadinanza che “è una realtà. Scende il numero di giornalisti nelle redazioni, il giornalismo reale è meno strutturato. Noi abbiamo il nostro ruolo ma dobbiamo migliorare costantemente il nostro modus operandi, per dimostrare la differenza dal giornalismo di cittadinanza. Di questa forma di informazione “è sicuramente migliorata la qualità dei filmati ma bisogna dimostrarne ogni volta la veridicità. E’ importante usare quel materiale perché a volte fa risparmiare tempo ma non in modo indiscriminato”. Il futuro “non sarà agevole -ha concluso, a proposito del ruolo del servizio pubblico oggi – noi ci siamo e resteremo al nostro posto a lungo”.

Il presidente Rai, Marcello Foa (Foto ANSA/ETTORE FERRARI)

“Spesso quando arrivano le immagini nelle redazioni non c’è il tempo di esaminarle a fondo. Allora dobbiamo dirci che oltre al controllo delle fake news, bisogna saper scoprire le fake images”. “Spesso parliamo di fake news, riferendoci alla stampa scritta – ha spiegato – ma le immagini sono lo strumento più potente di persuasione, perché ci possono arrivare direttamente al cuore. Quando ci colpiscono superano il filtro della razionalità, ci toccano nelle emozioni e restano nella mente per anni e anni. Oltretutto colpiscono tutti, di qualsiasi nazionalità e livello culturale. E non hanno bisogno di interpretazione, è tutto davanti ai nostri occhi e hanno un potere evocativo. Rimangono nell’immaginario collettivo ed hanno un effetto a lungo termine”.

Nell’intervento, il presidente Foa ha parlato anche del deep fake di Striscia La notizia su Renzi, attorno cui si è aperto un forte dibattito. “Ha fatto una provocazione intelligente, perché ha mostrato come partendo da immagini reali attraverso nuovi strumenti dalle potenzialità inimmaginabili, si possono far dire a delle persone cose mai dette” .

Il deep fake “è uno strumento agghiacciante, terrificante”, ha aggiunto Foa. “Striscia ha dichiarato subito che era un falso, ed ha fatto molto bene a mostrarlo, perché ha suonato così il campanello d’allarme. Il vero problema, drammatico, è capire in quanto tempo riusciamo a decrittare un finto filmato o una finta fotografia e avvertire l’opinione pubblica al riguardo. Perché scoprire la verità dopo un mese, o dopo due o tre anni, è bello in termini morali ma non ha nessuna efficacia in termini di impatto della falsa notizia”

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