Rai, Fazio: senza Salvini riparto più sereno. Obiettivo 8% share. “In Rai impari a capire che devi cavartela da solo”

“Salvini non c’è più, riparto da Rai2 più sereno. Obiettivi? Share dell’8% sarebbe eccellente. Parto con allegria ed entusiasmo e magari sarà fonte di nuove cose”. Fabio Fazio, intervistato in Circo Massimo su Radio Capital, torna sul suo ultimo anno vissuto pericolosamente, per le pressioni e i problemi avuti con l’ex vicepremier Matteo Salvini e parla del suo ritorno in Rai, sulla seconsda rete, con ‘Che tempo che fa’.
“In quest’anno ho imparato molto – spiega – sono in Rai da 36 anni ed è stata una bella lezione perché ti accorgi di quelli che improvvisamente non ti sono più amici, quelli che fanno finta di non averti visto. Si impara a capire che devi cavartela da solo”. In questo ambiente e in questo contesto Fazio rivendica i risultati di ascolto.

Fabio Fazio Che Tempo che Fa (Foto: LaPresse)

“Abbiamo fatto una media domenicale di quasi 4 milioni con un programma di parola, in prime time – continua – parlare per tre ore e mezza è un genere complicato, siamo l’unica tv al mondo che lo ha fatto, costando un terzo di una fiction metà di un varietà. Poi si possono fare scelte editoriali diverse, però il dato dei 4 milioni rimane. I programmi che fanno queste medie sono pochi. Poi c’è stata una discussione sul denaro, per me sorprendente. Dopo l’introduzione del tetto dei 240 mila euro il tema vero era se la tv pubblica dovesse stare sul mercato o no. Invece così il denaro inizia a misurare il privilegio e non il merito. E’ come se chiedessi durante una gara Formula 1 che un pilota di una squadra guadagni meno degli altri. E’ una cosa forse comprensibile ma solo dal punto di vista filosofico”. (AGI)

“Io ho sempre pensato che il settore pubblico debba sempre rappresentare l’eccellenza – prosegue – negli ospedali, nelle scuole e così via. E l’eccellenza deve essere pagata come minimo come gli altri, quindi il tema non è quanto costa ma quanto costa in relazione a quello che fa guadagnare”.
Quando gli si ricordano le parole di Roberto Fico, prima che diventasse presidente della Camera, ‘Fazio, il classico comunista con il cuore a sinistra e il portafogli a destra’, il presentatore risponde che “quando si è vittime di affermazioni massimaliste, per usare un eufemismo, meglio mantenere la calma. Comunista io? Non me lo posso permettere. Ho un vanto, guadagno molto e conosco il valore del denaro, perché vengo da famiglia dove era un lusso andare a mangiare una pizza. Il mio vanto è che pago le tasse fino all’ultima lira e personalmente trovo che quello sia il grande tema. Non capisco perché l’evasione non sia considerata una rapina a mano armata, è persino peggio che rapinare una banca”.
Quando ci sono stati gli attacchi sul suo compenso Fazio ricorda che “non c’è stato un giornale che abbia chiesto alla Rai quanto fa guadagnare questo programma. Possibile che nessuno lo abbia chiesto?”. In un anno 113 attacchi ricevuti da Salvini, contati dallo stesso Fazio. Ora Salvini non c’è più. Riparte da Rai2 con animo più sereno? “Certo – risponde – non si può rimanere dove l’editore non vuole che tu sia. In più sperimento un nuovo segmento dalle 19.30 per uscire dalla logica di quello che deve vincere la serata. Posso tornare a fare un programma che spero produca sorprese. In fondo dopo 36 anni non ho bisogno di vincere il Telegatto”

Come sarà lavorare con Freccero? “Lo conosco dal 1984. Gli ho detto: ‘guarda che sono uno dei 2 o 3 che sa, quando parli, in realtà quello che stai pensando’. Con lui si fa televisione e meta-televisione. E questo è un momento in cui la tv è in trasformazione e avremmo bisogno di sederci e chiederci quale ruolo debba avere quella generalista. Per esempio i miei figli guardano le piattaforme, è una generazione geneticamente on demand, non viene in mente che uno vada in onda a una certa ora, sei in onda sempre, è una città di negozi aperti 24 su 24 e 7 su 7. Avere una tv che è un flusso verticale di programmi contraddice la loro fisica”.
Inevitabile chiedergli se i figli guardino il suo programma e lui risponde: “A casa mia non esiste una foto che abbia a che fare con la tv o il mio lavoro, non lo chiedo, non ne parliamo mai. I figli aiutano a tenere i piedi per terra e non montarsi la testa”. “La tv – spiega ancora Fazio – non è più quella pedagogica o dell’eccellenza. E’ una tv talmente piena, pop, non è più un negozio, è un centro commerciale. E’ come lamentarsi che dove c’era biblioteca ora c’è un parcheggio. Ma se tu la biblioteca non l’hai mai vista…”. Poi guardando alla stagione che verrà si torna a citare Freccero con il suo auspicio di un 8% di share. “Raidue la domenica viaggiava tra 4 e il 6 – spiega – tutto ciò che è sopra funziona. Se davvero alla fine dell’anno arrivassimo all’8% sarebbe un risultato eccellente. Non la vedo facilissima però non voglio fare lo scaramantico”.

‘Che tempo che fa’ arriva alla diciassettesima edizione. Fazio si è stancato? “Sì, l’ho pensato molte volte – risponde – ma con narcisismo evidente dico anche che il talk è difficile chiamarlo lavoro. In questi anni ho imparato tantissimo, ogni settimana cambio ospiti, studio le biografie, i libri, i film. E’ un modo per alimentare la curiosità. Non è un programmi ripetitivo di giochi. Poi in mezzo ho fatto due Sanremo e tante altre cose. Comunque non escludo che con Carlo (Freccero, ndr) si possa pensare a qualcos’altro. Quest’anno faccio un programma con dentro tre programmi, con un cast di giganteschi professionisti e con loro si può immaginare un gioco ormai molto raro, quello dell’improvvisazione, una cosa di arboriana memoria. Vivo l’avventura con allegria ed entusiasmo e chissà che non sia la fonte di nuove cose”. (AGI)
CAU

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