Ricerca Bocconi Sda-Bat: serve fisco semplice, prevedibile ed equo. La complessità costa all’economia del paese

“Un fisco semplice, prevedibile, equo e per tutti. Questo è fondamentale per attrarre investimenti”. E’ quanto ha chiesto Roberta Palazzetti, presidente e ad di British American Tobacco Italia, ieri durante la presentazione della ricerca realizzata dall’Osservatorio Fiscale e Contabile SDA-Bocconi con il contributo di Bat Italia sugli effetti della complessità fiscale italiana sulle imprese italiane e sugli investimenti esteri. Un incontro dal quale è emerso come la “complessità fiscale può costare all’economia italiana diversi punti del Pil”, scoraggiano gli investimenti esteri e operazioni di fusione e acquisizione tra imprese.

Sottolineando come solo per le accise Bat contribuisca al reddito italiano per 3 miliardi di euro l’anno, Palazzetti ha aggiunto di essere “fiduciosa che il nuovo corso della politica potrà contribuire a creare le condizioni ideali per uno sviluppo condiviso, compiendo scelte che vadano nella direzione di assicurare la sostenibilità del business delle grandi aziende internazionali”.

Un momento della presentazione. Da destra Roberta Palazzetti, Carlo Garbarino, Sebastiano Barisoni e Luigi Caserio

La ricerca, che ha come obiettivo misurare le forme di incertezza e complessità fiscale relative al trattamento fiscale delle operazioni, è stata realizzata intervistando i ‘tax director’ di imprese di diversi settori con sedi in tutto il mondo, con fatturati intorno al miliardo di euro. Presentandola, il direttore dell’Osservatorio Fiscale e Contabile SDA-Bocconi Carlo Garbarino ha spiegato che “l’Italia attualmente è caratterizzata da un elevato grado di complessità e incertezza nella gestione della variabile fiscale per le grandi imprese, soprattutto nella gestione dei rapporti col fisco”.

“Le grandi imprese”, ha continuato Garbarino, “hanno bisogno di avere una certezza in anticipo rispetto ai loro investimenti e, in base a queste certezze, avere un’idea di quando e come si debbano assolvere gli obblighi tributari”.
Se dalla ricerca emerge una maggiore accettabilità dell’incertezza nel comparto dell’Iva e della determinazione della base imponibile, le aree di maggiore criticità per le imprese riguardano le operazioni
internazionali di inbound e outbound, così come transfer pricing e fusioni e acquisizioni. I dati sottolineano come la carenza di riferimenti normativi certi riguardanti le verifiche delle autorità, unita ad una scarsità di competenze dei giudici tributari, rappresentino un vero cruccio per le imprese. Il tema giudiziario riveste grande importanza soprattutto sotto due aspetti: la lunghezza del contenzioso con le Autorità fiscali e il divario tra trattamento ragionevolmente atteso e quello giudizialmente determinato.

A fronte di queste criticità, però, la ricerca evidenzia come la carenza di base normativa o la sua ambiguità non rappresenti un elemento particolarmente critico.
Un altro elemento evidenziato dallo studio dell’Osservatorio è la sofferenza espressa nei confronti delle cosiddette ‘imposte occulte’, i costi che devono essere sostenuti per il raggiungimento della tax compliance con l’obiettivo di non incorrere in sanzioni e che rappresentano una voce di costo molto rilevante.

Per quanto riguarda la politica fiscale e i relativi controlli, a parere degli intervistati si potrebbe arrivare a un miglioramento sensibile se per le carenze giudiziali, ci fosse i una impostazione di maggiore fairplay e collaborazione, perseguita dai programmi di adempimento collaborativo tra le aziende e l’Autorità fiscale. Per i costi, invece, sono auspicabili strumenti che riducano le sanzioni e i costi in termine di reputazione che ne derivano: gli strumenti individuati sono l’interpello, l’adempimento collaborativo e strumenti di prevenzione del contenzioso (accertamento con adesione e adesione a comunicazione di irregolarità).

Dopo la presentazione della ricerca, l’incontro – a cui hanno partecipato anche Roberto Arditti, presidente di Kratesis, Luigi Casero, ex vice ministro dell’Economia, Roberto Moro, direttore Associazione Fiscalisti d’Impresa, Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia dell’Entrate e ad di Equitalia, oltre a Sabestiano Barisoni, vice direttore esecutivo Radio24, nelle vesti di moderatore – è
proseguito con una serie di interventi. Tra l’altro Luigi Casero ha dichiarato: “Questo studio ci permette di fare un passo in avanti e di capire quanto la complessità del sistema fiscale italiano faccia male alle imprese. Non c’è solo il costo della tassazione, sulle spalle delle aziende c’è anche il macigno di tuttele altre spese di adempimento, ossia tutti quei costi necessari per fronteggiare l’eccessiva burocratizzazione del nostro Paese. Sarebbe poi interessante riuscire a compiere un avanzamento ulteriore e capire quanto l’incertezza fiscale frena la crescita dell’Italia. Si tratta di un disincentivo profondo agli investimenti esteri ma anche di una morsa che rallenta le aziende italiane. Tutto questo ha un impatto negativo sul Pil che viene troppo spesso sottovalutato”.
Ruffini, invece, ha dichiarato: “Non sarei sorpreso se una tax compliance più semplice e più ordinata desse un contributo nell’ordine di qualche decimo di punto di Pil”, mentre la presidente e ad di Bat Italia, interpellata sulla legge di Bilancio, ha dichiarato: “Sappiamo che c’è bisogno di un contributo e immaginiamo che una parte debba venire dal settore del tabacco, ma chiediamo che venga fatto seguendo alcuni principi, a partire da quello della moderazione, perché aumenti inconsulti della tassazione non farebbero altro che aumentare l’illecito”. Inoltre, ha aggiunto, c’è bisogno di “equità”, ovvero, che si intervenga “in maniera tale da poter preservare una giusta competizione tra le diverse aziende e le diverse categorie perché non ci sono solo le sigarette, ma anche le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato”. Infine, ha detto Palazzetti, “serve una legge di Bilancio che ci dia visibilità di quello che accadrà negli anni successivi. La prevedibilità dei movimenti nel mondo fiscale è fondamentale per ogni azienda per riuscire ad avere un business model sostenibile nel tempo”.

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