STATI GENERALI TRANSIZIONE ENERGETICA: opportunità di crescita anche per l’Italia. Patuanelli propone ‘patto verde’ con imprese

Si è aperta oggi a Roma la due giorni degli Stati generali sulla Transizione energetica italiana, che ha riunito e chiamato al confronto i vertici di primari operatori nazionali, come Terna, Snam, Cdp, esponenti del governo, a cominciare dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al viceministro Laura Castelli e al sottosegretario al Mise, Alessandra Todde, ma anche esponenti di enti locali, come – tra gli altri – il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ed esponenti di enti di ricerca, ambientalisti e gruppi internazionali.

Un parterre di primaria importanza, per approfondire e delinerare i contorni della sfida economica ed ambientale connessa a questo passaggio epocale, una “vera e propria trasformazione industriale che necessita di uno sforzo collettivo”, come si è tenuto a sottolineare da più parti, anche perchè , come ha rimarcato il direttore per infrastrutture, Pa e territorio di Cdp, Luca D’Agnese “la transazione energetica è una sfida per il nostro Paese, ma anche una straordinaria opportunità per creare sviluppo, innovazione e opportunità di investimento” . Una sfida, come ha aggiunto nel suo messaggio il ministro Patuanelli – assente oggi per partecipare a Trieste ai funerali di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nel corso della sparatoria in Questura – che offre all’Italia anche la possibilità “di accrescere il proprio ruolo globale”.

Luigi Ferraris (ad e dir.gen Terna) e Marco Alverà (ad Snam)

Il forum, che per la prima volta si riunisce per “parlare di futuro in modo approfondito, concentrandosi su scenari di lungo termine, e delineare insieme i futuri scenari dell’energia e delle reti”, trova nuovo significato nel confronto con il governo Pd-M5S, che – dopo la lunga fase di impasse sulla questione attraversata con l’esecutivo precedente -, ha posto il tema dell’energia, della green economy, della sostenibilità e dell’ambiente ai primi posti del proprio programma e del proprio impegno. Senza dimenticare, nel quadro generale, il cruciale passaggio delle nomine per il rinnovo dei vertici delle partecipate dello Stato in scadenza nel 2019 su cui si dovranno confrontare le forze di maggioranza del nuovo governo.

Si tratta quindi di passare ai fatti: dai propositi alle linee di politica del governo e degli enti territoriali, in una logica necessariamente complessiva, secondo l’istanza posta con forza e con chiarezza sul tavolo del dibattito. In vista del 2040, orizzonte dello scenario stilato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) “la sfida della transizione energetica richiede un approccio complessivo, non focalizzato solo sulla scelta delle tecnologie” ha ribadito Marco Alverà, ad Snam. Rispetto agli obiettivi degli accordi di Parigi “siamo ancora molto lontani”, basti pensare – ha osservato – che il 2018 è stato l’anno con le maggiori emissioni di anidride carbonica. “Si possono però prendere in considerazione scenari più ambiziosi, come quello dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), che prevede una crescita del settore elettrico al 38% dei consumi nel 2040” ha aggiunto, ricordando che “in Snam ci chiediamo come abbattere la restante quota del 60% di CO2 fino all’80% sulle molecole fossili, grazie ai gas verdi, come il biometano, o idrogeno verde, prodotto da fonti rinnovabili, o l’idrogeno blu, prodotto da metano ma catturando la CO2”. La sfida mondiale sull’energia si gioca su “come de-carbonizzare le molecole, al costo più basso e nel minor tempo possibile”, basti pensare che l’Europa può risparmiare 250 miliardi di euro al 2050. In questo quadro l’Italia può avere un ruolo di primissimo piano (“abbiamo tutte le possibilità di diventare un hub delle energie rinnovabili”), favorita anche dall’assetto geologico e geografico, oltre che climatico. “Abbiamo un vantaggio di 5-10 anni rispetto alla Germania sull’idrogeno verde (a raggiungere la parità di costo tra idrogeno grigio da fossile e idrogeno verde da rinnovabile), possiamo contare sull’interconnessione con il Nord Africa e molte competenze tecniche all’avanguardia” ha aggiunto.

Nello scenario futuro del settore i risultati di uno studio congiunto Snam e Terna, in collaborazione con CDP, delineano quattro ipotesi energetiche, che in un contesto di continuo efficientamento, guardano a un sistema connesso, sempre più elettrificato, in cui l’infrastruttura del gas avrà funzioni fondamentali (sviluppo, trasporto, stoccaggio di gas rinnovabili), per garantire flessibilità, “con un impatto ambientale pari alla sostituzione di 150 mila automobili a benzina con altrettante elettriche” come sottolinea ancora Alverà, che aggiunge: “Alcune centrali Snam di stoccaggio diventeranno ibride, è già previsto nel prossimo piano decennale che proporremo, è un esempio concreto di una cosa che non si fa in nessun altro Paese”.

Sulla stessa linea anche l’ad e direttore generale di Terna, Luigi Ferraris, secondo cui è fondamentale “accelerare il processo in atto di sviluppo delle fonti rinnovabili”, rispetto agli obiettivi al 2030 (in 10 anni l’eolico e il fotovoltaico dovranno rispettivamente duplicarsi o triplicarsi) di “almeno 40 mila megawatt”, ma anche tenere il passo di una rapidissima digitalizzazione dei processi garantendo una elevata condivisione delle informazioni (“Stiamo passando dalla cultura dei watt alla cultura dei byte”). Una trasformazione quella delle fonti rinnovabili, ha poi aggiunto, “che non è a ‘impatto zero’ per il sistema ma implica una serie di sfide da affrontare affinchè il processo di transizione energetica si possa svolgere in maniera decisiva ed efficace, mantenendo gli attuali elevati livelli di qualità del servizio, evitando nel contempo un aumento eccessivo dei costi per la collettività”. “L’elemento più importante oggi, visti gli obiettivi stringenti che abbiamo – ha proseguito – è di accelerare i processi autorizzativi”.

Il ministro Patuanelli ha parlato della necessità di “un patto verde con le imprese per fare della protezione dell’ambiente il motore economico del Paese. L’Italia è impegnata per definire il piano nazionale integrato energia-clima entro quest’anno, contiamo di trasmetterlo alla Commissione europea insieme alla strategia di lungo termine per la neutralità climatica. La proposta italiana del piano è ambiziosa, ognuno è chiamato a fare la sua parte: le istituzioni dando indirizzi e sostegno, le imprese investendo per raggiungere i risultati. Solo da un confronto franco e costante possiamo portare a termine questa sfida. Credo fermamente in questa collaborazione, la posta in gioco è altissima”.

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