Giornalisti, Martella: giusto inasprimento pene per chi li minaccia perché impedisce la libertà d’informazione

“Deve passare il principio che chi minaccia un giornalista sta minacciando tutti noi, perché impedisce la libertà d’informazione”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Andrea Martella, a Firenze per il convegno dell’Ordine dei Giornalisti “Informazione sotto scorta”, commentando la proposta del sindaco Nardella di inasprimento delle pene per chi minaccia i giornalisti. “E’ una proposta giusta, che condivido – ha aggiunto Martella -. Fare di Firenze la città da cui possa partire questa proposta è un’idea da sostenere. Naturalmente bisogna trovare un punto d’equilibrio per l’inasprimento delle pene verso chi minaccia i giornalisti, la tutela del lavoro giornalistico, della libertà d’informazione e delle persone, ma mi pare uno spunto molto serio”.

Nardella: inasprire pene per minacce a cronisti

“Dobbiamo partire dal principio fondamentale del diritto di essere informati e della libertà d’informazione: per questo da Firenze lanciamo la proposta di una modificaalla legislazione per inasprire le pene per chiunque si renda responsabile di minacce, violenze o di qualsiasi forma di condizionamento dell’attività del giornalista”. Lo ha detto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, parlando a margine del convegno “Informazione sotto scorta. Non lasciateci soli. Giornalisti nel mirino” organizzato dalla Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana con il patrocinio, tra gli altri, del Comune di Firenze.

“Abbiamo voluto quest’incontro – ha spiegato Nardella – per accendere i riflettori su un fatto grave che si ripete ormai quotidianamente: si tratta dei condizionamenti, delle minacce e delle violenze che limitano e ostacolano l’attività dei giornalisti”.

“Ciò che conta per il giornalista – ha detto ancora il sindaco – è la piena autonomia, la tranquillità con cui svolge il proprio lavoro. Quando parliamo di condizionamenti ci riferiamo a condizionamenti di qualunque tipo, che possono maturare nell’ambito lavorativo o al di fuori. Oggi parliamo soprattutto dei casi più gravi, di minacce che vengono spesso da ambienti criminali verso i giornalisti. Dobbiamo fare le dovute differenze tra fatti più gravi e meno gravi, sapendo che in ogni caso il principio da tutelare è l’autonomia e la libertà del giornalista”.(AGI)

Ermini, alzare livello opinione pubblica in difesa categoria
. “Bisogna alzare il livello dell’opinione pubblica in difesa della categoria”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, David Ermini, parlando con i cronisti a margine del convegno “Informazione sotto scorta. Non lasciateci soli. Giornalisti nel mirino” organizzato dalla Fondazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana.
“Queste cose che si sono verificate negli ultimi periodi – ha detto Ermini – sono agghiaccianti, brutte e non degne di un paese civile. Credo che ci debba essere un atteggiamento molto più forte da parte dell’opinione pubblica verso le aggressioni che i giornalisti subiscono”.
Per il vicepresidente del Csm “non ci dobbiamo limitare a contrastare quelli che sono gli episodi di violenza fisica: ci deve essere un atteggiamento dell’opinione pubblica molto più protettivo nei confronti di chi è un elemento portante del nostro sistema della democrazia”.
Come ha spiegato Ermini, “il controllo della stampa sulle attività della politica, dell’imprenditoria, ma vorrei dire anche della magistratura è fondamentale. Credo sia importante sottolineare il fatto che i giornalisti vanno tutelati anche da quelle che sono le difese dalle liti temerarie che spesso vengono poste in essere contro i giornalisti”.
Su questo tema, ha concluso, “c’era una proposta di legge nella passata legislatura che fu bloccata al Senato, ma che la Camera aveva già approvato, dove si interveniva sulle querele temerarie e si interveniva soprattutto seguendo quelli che erano i messaggi dell’Europa cioè togliere le sanzioni detentive verso i giornalisti”.(AGI)

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