Premio Vera Schiavazzi, vincono Ruta e Marzocchi

5 finalisti, una menzione speciale e un vincitore, anzi una coppia di vincitori per il Premio Giornalistico Vera Schiavazzi, la cui terza edizione si è conclusa sabato sera 26 ottobre, al Piccolo regio di Torino con la premiazione.
Loro sono Alberto Marzocchi e Giorgio Ruta, ex allievi del master di Giornalismo di Torino, il loro podcast si chiama “Chi grida più forte, dove va l’Italia tra vecchi e nuovi populismi” e intende restituire la fotografia di un Paese che “ha visto il populismo nascere nel 1994 con Silvio Berlusconi, per poi evolversi con le antiche forme del razzismo: nell’Italia spaventata dalla globalizzazione e dal “diverso” che diventa “nemico”, nell’era dei social, delle fake news e del vuoto colpevole lasciato dalla vecchia politica che non ha saputo dare risposte” – ha detto la Commissione esaminatrice – Marzocchi e Ruta “non hanno dimenticato nulla e nessuno, con un giornalismo che lascia da parte la retorica e i buoni sentimenti per far parlare i fatti”. Carola Rackete e l’odissea della Sea Watch e dei suoi migranti, i raid e agli spari di Luca Traini, a Macerata nel 2018, gli episodi – tanti – di intolleranza degli ultimi due anni rappresentano bene per i due autori il senso dell’interrogativo nel titolo che, accompagnato dell’escalation politica del linguaggio violento di Matteo Salvini, è la sintesi perfetta e drammatica del tema dell’edizione 2019 del Premio Vera Schiavazzi.

Alberto Marzocchi

Oltre ai due premiati, molto interessante poi la rosa dei 5 lavori finalisti, commentati dalla Giuria per diversi motivi: il podcast di Giulia Bianconi e Francesco Bonaduce da Perugia, “Vox Populi” (“Un podcast di Lorem Ipsum”) si è messo in luce per avere nella dimensione del “collettivo un punto di forza e rendere interessante l’esperienza messa in campo da un gruppo di giovani professionisti secondo un’ottica innovativa e “contro corrente”. Quella, appunto, di non isolarsi nell’ambizione, fosse anche solo quella di un premio giornalistico e condannare la professione e chi la svolge a navigare un arcipelago di individualità”.
Efficace e singolare il testo di Elisa Cornegliani e Martina Piumatti, allieve della Scuola Tobagi di Milano che con il loro “Food influencer in salsa leghista” colpiscono l’attenzione del pubblico così come – questa è la tesi – il populismo parla alla pancia del paese anche attraverso il cibo e le tradizioni gastronomiche.
Segnalato il lavoro di Michela Mancini, ex allieva della Scuola di Perugia, che con il podcast “Parole Scadute” sottolinea un passaggio storico importante nel racconto delle origini di un certo modo di intendere e comunicare la politica in Italia. “I temi del populismo e del leaderismo, la crisi dei partiti di massa ideologici che affondano le radici nella grande frattura del 1989-1992: il pezzo ben costruito riporta ai tempi difficili di Tangentopoli che travolse una intera classe politica e di fatto fu la fine dei partiti che erano stati il perno della Repubblica Italiana per quasi cinquant’anni di vita democratica”.
Menzione speciale al webdoc di Giulia Diamanti e Enrica Iacono, del master di Giornalismo della Iulm, dal titolo “Vesti lega, quando l’abito fa il populista”. Un lavoro equilibrato nella parte analitica, con l’intervista audio al sociologo e l’inserimento di grafici, così come nella parte descrittiva dell’articolo arricchito da fotografie e collegamenti twitter, con cui “le autrici danno dimostrazione di saper utilizzare la molteplicità dei linguaggi del giornalismo digitale”.

Giorgio Ruta

31 i partecipanti al Premio in questa terza edizione, per 23 lavori totali in concorso (19 donne e 12 uomini) provenienti da varie Scuole di giornalismo: Tobagi e Iulm di Milano, le Scuole di Perugia, Urbino, Bologna, Torino, Napoli e dalla Lumsa. Tra i format è prevalsa quest’anno la carta stampata: 14 articoli di testo, 5 audio, 2 video, 2webdoc.

La politica e capacità di raccontarla il tema assegnato quest’anno, che sembra aver appassionato i giornalisti in concorso, non solo per la pervasività di argomenti che riguardano tutti, sempre, ma anche per la molteplicità degli spunti che offre in questo tempo confuso. Tutto è interpretabile, tutto è relativo e nell’epoca della massima informazione possibile per tutti, paiono sgretolarsi i riferimenti ideologici e concettuali. Nell’era liquida per eccellenza l’informazione non fa eccezione.

2 le serate dedicate quest’anno alla finale: tra le iniziative un dibattito con Gad Lerner sul tema “Diritti, libertà e parole: giornalismo bene comune”, e la presentazione del volume «Il sindacato allo specchio. Le sfide del nuovo millennio», promosso dall’associazione Stampa Subalpina: il libro ripubblica e aggiorna la tesi di laurea sul sindacato piemontese dei giornalisti che Vera aveva realizzato nel 1999, dal precariato al ruolo delle donne, dal digitale alla tutela dei diritti. Il libro è in vendita presso l’Associazione Stampa Subalpina di Torino, presso il master di Giornalismo di Torino ed entra nella collezione del Centro Studi e Ricerche per il Giornalismo, Gino Pestelli, dove sarà in consultazione.

Premio Vera Schiavazzi

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