Rai, Report alla Meloni: ci inviti alla conferenza stampa; la politica si interroghi su quanto le fake news contribuiscono al consenso

“Noi abbiamo fatto il nostro lavoro come al solito. Se Giorgia Meloni ha documenti che smentiscono il nostro lavoro, li guarderemo e faremo delle verifiche  puntuali”. Così il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, replica  alle parole della leader di Fdi che, all’indomani della seconda  puntata di ‘Report’ sulla Lega e Moscopoli, accusa il programma di non portare alla luce fatti ma fango e annuncia una conferenza stampa con  documenti che lo dimostrano. “Noi abbiamo fatto un’analisi su dati oggettivi – spiega il giornalista all’Adnkronos – Abbiamo parlato di  anomalie su alcuni account e abbiamo chiesto conto di questo alla
Meloni. Se lei farà, quindi, questa conferenza stampa con dei dati, le chiediamo di farci la cortesia di invitarci come noi siamo andati da  lei a chiedere conto”.

Sigfrido Ranucci

“A me, piuttosto – argomenta Ranucci – interesserebbe capire cosa dice la politica sul fatto che venga consentito a un politico, dietro  pagamento, di filtrare messaggi ai minori dai 13 ai 17 anni, per
alimentare la fabbrica della paura, quella secondo cui chi governa  possa rubargli la merendina, con il rischio di inculcare l’idea a chi  non ha filtri per decriptare, o è culturalmente più debole, che
contribuire al welfare di uno Stato, alle cure, all’insegnamento, al  sostegno dei disabili, possa essere scambiato per un furto. Trovo che  sia un meccanismo pericolosissimo e vorrei che la politica si
interrogasse su questo”.

“Vorrei che la Meloni ci spiegasse – continua il conduttore di Report  – perché utilizza le stesse parole che usa Salvini sulla sostituzione  etnica, le stesse parole usate dall’estrema destra americana che ha
compiuto anche attentati con dei morti. Le stesse citazioni quando vanno al congresso mondiale delle famiglie a Verona lo scorso marzo.  Hanno un unico ispiratore? Questi messaggi e questo linguaggio non
aumentano l’odio nel nostro paese, la divisione invece che  l’inclusione?”, chiede il giornalista.

“Sarei contento che ci fossero profili falsi – osserva  il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci – se diffondessero coesione  e inclusione, ma qui il sospetto è che ci siano profili anonimi usati per diffondere odio. Vorrei sapere se la nostra democrazia è infetta da una contaminazione eterodiretta. Questa è la preoccupazione di  Report e questo io lo dico a nome e a tutela non solo dei miei figli, ma anche di quelli della Meloni e di Salvini”.

“Vorrei anche che la politica si interrogasse sul meccanismo di Facebook – esprime l’auspicio Ranucci, chiamando in causa ancora la politica – Oggi c’è un contesto in cui (e abbiamo mostrato i relativi
dati nella puntata) fake news vengono visualizzate per 760 milioni di volte. Questo è accaduto negli ultimi tempi. E mi chiedo, quanto abbiano contribuito al consenso di chi è sceso in piazza. Se fossi un
politico e sapessi che il mio consenso deriva da fake news, mi verrebbero i brividi. Ma forse io ragiono da giornalista”.

“Quello dei profili anomali o falsi – ragiona il conduttore di Report,Ranucci – è un gioco degli specchi che conviene a tutti, ai politici e anche a Facebook che può presentarsi al mercato mostrando i suoi 2
miliardi di profili. E’ la complicità sotto l’egida affaristica e del consenso, due grandi debolezze a cui è difficile rinunciare e che mi fa paura”.

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