Editoria, Martella: serve legge di sistema; prepensionamenti legati a turn over generazionale

Stabilizzazione dei contributi diretti e indiretti all’editoria, revisione del sistema di sostegno alle agenzie di stampa, con la verifica a livello legislativo e giuridico della possibilità di archiviare la disciplina dei bandi pubblici, sostegno alle misure di riequilibrio finanziario dell’Inpgi “anche attraverso l’ampliamento della platea contributiva”. E ancora, riforma dell’editoria 5.0, utilizzo di parte degli introiti della digital tax a sostegno del settore, lotta alla precarizzazione dei giornalisti, convocazione di un tavolo per la definizione dell’equo compenso giornalistico, sostegno al turnover generazionale con concessione di prepensionamenti solo nel rapporto di 2 a 1 rispetto a una nuova assunzione.

Se c’erano dubbi sul cambio di marcia e soprattutto di direzione, da parte del nuovo governo a guida Pd-M5S, nel settore dell’informazione e dell’editoria, la lunga esposizione delle linee programmatiche, oggi alla commissione Cultura della Camera, da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella ha fugato ogni incertezza.

Andrea Martella (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Si è trattato di una esposizione molto dettagliata, che ha fatto tesoro anche degli approfondimenti fatti nel lungo percorso degli Stati generali dell’editoria varati da Vito Crimi del M5S, ma i cui esiti si differenziano drasticamente da quelli profilati dal suo predecessore.
Martella parte per il suo lungo e puntuale percorso nei problemi del settore da una dichiarazione di principio: l’informazione non può essere equiparata ad un qualsiasi bene materiale o ad un servizio che si acquisisce sul mercato, ma è un bene fondamentale per la democrazia, perchè “è il pluralismo dell’informazione ad assicurare la formazione di un’opinione pubblica libera e criticamente fondata”.
“E’ questo il principio che intendo assumere a fondamento di ogni scelta”, annuncia.

Da qui le linee di intervento previste. A cominciare dalla prossima legge di bilancio, con il differimento di un anno dei termini per la riduzione dei contributi diretti all’editoria, innanzi tutto, ma anche con i contributi fiscali a favore delle edicole (credit tax), per gli investimenti pubblicitari e per le agevolazioni delle tariffe postali.
Per le agenzie di stampa, fermo restando che i contratti in essere hanno scadenza 31 marzo 2020, possono essere protratti fino al 30 settembre 2020, si guarda alla revisione del sistema dei bandi di gara che, ha sottolineato Martella, “hanno mostrato criticità”. Anzi per dirla tutta “l’utilizzo di procedure di affidamento basate sul miglior forniore non dovrebbe ritenersi compatibile con l’esigenza di necessaria garanzia del pluralismo informativo che richiede più fornitori che si differenziano per originalità e punto di vista”. Come a dire, il superamento del sistema dei bandi di gara nasce proprio
dalla considerazione delle agenzie di stampa, fonti primarie di informazione, come bene pubblico da difendere e sostenere.
C’è poi il capitolo dell’uso di una parte della digital tax a sostegno dell’editoria. Per questo c’è l’impegno del governo ad un “tempestivo recepimento della direttiva Ue sul copyright”, approvata quest’estate e che deve essere fatta recepita dai Paesi membri entro il 7 giugno 2021. Nelle more c’è l’utilizzo della digital tax sulle intermediazioni finanziarie, prevista nella legge di bilancio, con la proposta dell’utilizzo del 5% degli introiti con il limite massimo di 20 milioni di euro all’anno, “strutturalmente riservati all’alimentazione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione nel sistema editoriale”.
Sarà finanziato anche un sistema di incentivi all’acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, destinato alle scuole pubbliche e paritarie di ogni ordine e grado e ai singoli individui. “Si tratta di una misura significativa non solo per l’impatto finanziario, ma anche e soprattutto per la sua valenza culturale” osserva Martella.

Per il settore delle editoria nel suo complesso serve avviare rapidamente una riforma, attesa da 38 anni e mai portata a termine. Quella che Martella profila è una riforma, una legge di sistema 5.0, in linea con gli altri principali paesi euroepei, “che abbia lo stesso impatto di Industria 4.0” auspica il sottosegretario, ovvero che tenga conto delle mutate condizioni di mercato, ma soprattutto delle innovazioni tecnologiche che ci portano a guardare all’editoria del futuro.
Che significa “stimolo alla trasformazione digitale, senza abbandonare il sostegno alla produzione cartacea, valorizzando l’integrazione tra i supporti cartaceo e digitale anche con appositi incentivi fiscali”. Una riforma che nascerà sulla base del confronto, assicura il sottosegretario. “E’ mia ferma convinzione che qualunque determinazione di governo in un settore di interesse pubblico così rilevante per la tutela dell’ordinamento democratico, quale è quello dell’informazione, debba essere assunta con il pieno coinvolgimento del Parlamento e secondo un metodo partecipato e costantemente aperto al confronto con tutti gli stakeholders e con la società civile” ha tenuto a precisare.
Importante anche l’annuncio di un tavolo specifico per il superamento dei contratti co.co.co in ambito giornalistico: “La precarizzazione del lavoro giornalistico è riconducibile almeno in parte all’utilizzo improprio dell’istituto della collaborazione coordinata e continuativa. Ritengo sia una criticità da affrontare anche mediante un apposito tavolo di confronto sul ruolo e il perimetro dei contratti collettivi” ha detto.

Martella non manca di sottolineare l’importanza di condurre in porto altre importanti iniziative legislative ancora sospese. E’ il caso della riforma della diffamazione, che comprende il superamento della pena del carcere per i giornalisti, e la legge sulle querele temerarie. “La risposta non può essere quella della repressione penale. Serve semmai un sistema di sanzioni civili più congruo e adeguato ai nuovi mezzi di informazione, accompagnato da un rafforzamento del codice deontologico e da una maggiore responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione di contenuti giornalistici, dal direttore all’editore” ha detto Martella.

C’è infine la questione del salvataggio dell’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti. “La difesa del lavoro giornalistico passa anche attraverso la sua effettiva tutela previdenziale e, in particolare, attraverso la garanzia della sostenibilità delle prestazioni” ha sottolineato il sottosegretario, che valuta “positivamente le misure recentemente introdotte dal legislatore per favorire il riequilibrio finanziario dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti (Inpgi) e garantirne la sostenibilità economico-finanziaria nel medio e lungo periodo, anche attraverso
l’ampliamento della platea contributiva”. “Per quanto di mia competenza – ha detto – assicuro la massima attenzione del Governo nel monitoraggio di questo processo”.

In grande evidenza nell’agenda del sottosegretario anche il sostegno alle edicole, falcidiate dalla crisi, eppure presidio territoriale imprescindibile. “Bisogna assicurare la distribuzione democratica dell’informazione su base plurale e universale, le edicole svolgono innegabilmente una funzione di interesse pubblico, che merita di essere riconosciuta sia pure in un contesto profondamente mutato qual è quello attuale. Oggi occorrono, innanzitutto, interventi per favorire l’informatizzazione, per sostenere forme nuove di commercializzazione dei prodotti editoriali, per riavvicinare i
cittadini alle edicole, attraverso un’offerta nuova e diversificata” ha detto.

Il sottosegretario ha concluso il suo intervento lanciando la proposta di un “patto culturale” con il Paese. Per raggiungere gli obiettivi fondamentali per il settore, ha detto, serve “uno sforzo di collaborazione, che deve avere come obiettivo ultimo quello di salvaguardare il bene pubblico dell’informazione e del pluralismo, che sono imprescindibili per il buon funzionamento della nostra democrazia. Dalla tutela del pluralismo dipende anche la qualità della democrazia”.

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