Le nostre foto online sono usate per addestrare le intelligenze artificiali al riconoscimento facciale

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Che fine hanno fatto le nostre foto caricate online dieci anni fa? Sono state utilizzate per addestrare le intelligenze artificiali al riconoscimento facciale. Lo ha rivelato  il ricercatore americano-berlinese Adam Harvey che con il suo progetto “Megapixel”, raccontato in due inchieste dal NYT e dal FT, ha analizzato a partire dal 2017 dataset di immagini utilizzati da enti di ricerca e aziende private a questo scopo. “In alcuni casi questi dataset sono stati usati per ricerche finalizzate allo sviluppo di tecnologie da parte di potenze straniere, come la Cina“, spiega a Il Foglio Harvey, sottolineando come queste raccolte siano un’arma fuori controllo. “L’uso improprio dei sistemi biometrici è una crisi globale e una violazione sistematica della privacy”. Uno dei dataset che ha destato maggior scalpore è MS-Celeb-lM, una raccolta messa a punto da Microsoft Research che contiene circa dieci milioni di foto di 100.000 individui considerati celebrità. Dentro c’è finito di tutto, però: assieme a 106 immagini di Silvio Berlusconi, 108 immagini di Matteo Renzi e 102 di Beppe Grillo.

In Libano da più di quindici giorni è scoppiata nelle piazze la rivoluzione di Whatsapp: la proposta del Ministro del Tesoro di applicare una tassa all’uso della chat è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso generando l’esplosione di un dissenso popolare che covava già da tempo contro un regime corrotto e clientelare. “La tassa su Whatsapp è stato il punto di non ritorno, c’era frustrazione da anni. In ogni rivoluzione esiste questo punto – dice al Foglio Innovazione Lina Hamdan, attivista, ex candidato indipendente nelle elezioni del 2018 per un seggio sciita contro i movimenti egemoni Hezbollah e Amai, oggi membro di un comitato per coordinare la rivolta.

Huawei-Usa, il bando su Android potrebbe cadere «molto presto». Il segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, per la prima volta apre in maniera netta alla possibilità di un vicino accordo che permetterebbe alle aziende americane di collaborare con Huawei

Il NYT ha analizzato la comunicazione social di Trump passando al setaccio i suoi 11 mila tweet e a quanto pare – ma non era difficile intuirlo – non c’è dietro uno staff, il Presidente da questo punto di vista è “ingovernabile”. Twitta la mattina dalle 6 alle 10, mentre guarda Fox News e prende nota dell’attualità, poi parte. La metà degli 11 mila tweet contengono attacchi durissimi. Circa duemila tweet sono autocelebrativi. Per 183 volte si è vantato per le dimensione delle folle che accorrono ai comizi; in 570 casi ha offeso gli immigrati; mentre gli elogi dei dittatori, a cominciare dal nord coreano Kim Jong-un, sono 132.1 media, quasi sempre «sull’orlo del fallimento», vengono bollati come «nemici del popolo» in 36 uscite. Trump è anche un frenetico ri-twittatore. Ha rilanciato in rete almeno 145 account non verificati che diffondono teorie cospirative, contenuti estremi. Tra questi 25 sono stati sospesi da Twitter:  suprematisri bianchi, fanatici anti musulmani, seguaci di Qanon, estremisti considerati dall’Fbi come una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale.

 

 



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