Inpgi, i comunicatori alle istituzioni su allargamento platea: comunicazione e informazione due mondi diversi. Aprire tavolo tecnico

In relazione al provvedimento inserito nel cosiddetto Decreto Crescita, convertito in legge nel luglio 2019, che prevede – nell’arco di 18 mesi – l’allargamento della platea dei contribuenti Inpgi, con l’inserimento di 17mila ‘comunicatori professionisti, di imprese pubbliche e private’,una serie di associazioni di categoria hanno preso posizione contro la disposizione, rivolgendosi alle istituzioni.

“I risultati dell’ultimo bilancio della gestione previdenziale dell’Istituto di Previdenza dei Giornalisti ‘Giovanni Amendola’, confermano un dissesto finanziario annunciato: assestamento al bilancio 2019 meno 169 milioni di euro; preventivo 2020 quasi meno 190 milioni di euro”, si rileva nella nota, che porta la firma di Ascai, Cida, Com&Tec, Confassociazioni, Ferpi, Iaa, Una.
“La soluzione del Presidente Marina Macelloni non lascia spazio ad interpretazioni: la costante perdita di posti di lavoro “…ci ha portato ad ottenere, nel giugno scorso, la legge che ci consentirà di ampliare la nostra platea. Dal 2023 la nostra platea di iscritti potrà essere allargata ad altre figure professionali che svolgono attività affini e in molti casi sovrapposte alla nostra. Certo, il percorso va completato ma la soluzione da noi prospettata con forza e discussa nel corso di oltre un anno di incontri con i ministeri e con tutti gli interlocutori istituzionali, è diventata legge dello Stato” (fonte sito FNSI).

“Una soluzione discussa con tutti tranne che con i soggetti professionali che sarebbero coinvolti in questa operazione: i comunicatori e le loro associazioni di categoria”, scrivono ancora i firmatari dell’appello. “I comunicatori sono fermamente convinti della necessità di collaborare sul piano professionale, ma ribadiscono con grande fermezza le differenze strutturali di vocazione e di missione che distinguono gli informatori dai comunicatori”.

La sede del Inpgi (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

Tutte le associazioni del mercato della comunicazione chiedono trasparenza sia sui conti dell’Inpgi che sulle ipotesi legislative e sottolineano:

“La legge cui fa riferimento il presidente Macelloni (decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, nella legge 28 giugno 2019, n. 58) chiede ad Inpgi (articolo 16-quinquies) tagli dei costi e riforma del sistema previdenziale quali condizioni per ipotizzare l’allargamento della base contributiva ad altre figure professionali. Tuttavia, nessuna riforma e nessun taglio dei costi sono stati nemmeno ipotizzati”.

“Allo stato attuale, l’Inpgi non reggerebbe nemmeno se fosse coinvolto un esercito di comunicatori. Si intende privare l’Inps di 20/30.000 contribuenti per conferirli ad una cassa privata in dissesto finanziario. Le criticità di gestione dell’Istituto – ammesse pubblicamente anche dai vertici della Cassa – non possono essere risolte, tuttavia, obbligando migliaia di soggetti a cambiare ente previdenziale, peraltro con le difficoltà che ne deriverebbero nell’uniformare le prestazioni di due enti così profondamente diversi. E quella che oggi viene proposta come soluzione irrinunciabile per Inpgi, sarebbe non solo manifestamente inefficace, ma avrebbe ricadute disastrose sull’occupazione nel mercato della comunicazione, sull’Inps e sul futuro previdenziale di centinaia di migliaia di professionisti, giornalisti compresi”.

“Ecco quindi perché chiediamo di essere ascoltati dalle Istituzioni competenti e di aprire un tavolo tecnico per la gestione dei criteri economici di fattibilità di un’operazione che, per come è stata gestita fino ad ora, punta a confermare privilegi immotivati di una categoria – quella dei giornalisti/informatori – in forte crisi occupazionale”.

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