Rai, Di Nicola (M5S): tavolo per riformare governance. Giacomelli (Pd), obiettivo possibile in questa legislatura

Un appello a tutte le forze politiche perchè si apra un ampio confronto, un tavolo per giungere a un testo unico e condiviso di riforma della governance Rai. E’ questa la sfida lanciata dal Movimento 5 Stelle per voce del senatore Primo Di Nicola in occasione del convegno organizzato sul tema a palazzo Giustiniani, “Una nuova Rai è possibile. Riforma della governance per un’azienda indipendente”.

“Non bisogna partire da zero, in Parlamento ci sono già i testi, mai andati a buon fine, basta recuperarli dalle precedenti legislature – spiega Di Nicola -. E’ quello che ho fatto io al Senato e la collega Mirella Liuzzi alla Camera ripresentando il testo del ddl Fico della passata legislatura, ma ci sono anche i testi di Tana de Zulueta del 2006, di Gentiloni del 2007, ed a questi si possono aggiungere anche ulteriori contributi, in corso d’opera. Gli strumenti ci sono tutti, serve fare sintesi e giungere a una proposta condivisa, che colga da ciascun contributo il meglio su tutti i fronti: informazione, spettacolo, risorse. Credo che mai come ora possiamo farcela. E’ per questo che chiedo alle forze politiche di incardinare in commissione i ddl passati, ma chiedo anche al mondo dell’informazione di portare i loro contributi nel corso delle audizioni che sicuramente saranno messe in calendario e ai cittadini di tenere vivo l’interesse su questo tema prioritario, che riguarda l’autonomia e l’indipendenza della Rai da ogni possibile interferenza, sia essa politica, economica o di qualsiasi altro tipo”.

Di Nicola (M5S)

Il modello di governance a cui si guarda è quello anglosassone, che prevede un ente, un organismo terzo, “ma sostanzialmente non dobbiamo copiare dagli altri Paesi per arrivare alla creazione di un organismo indipendente che consenta alla Rai di gestirsi in totale autonomia, dobbiamo cercare le nostre peculiarità per la valorizzazione del servizio pubblico che nella storia di questo Paese ha fatto cose importantissime, storiche”.

D’accordo con la proposta Di Nicola il deputato Pd, vicepresidente della Vigilanza Rai ed ex sottosegretario al Mise con delega alle comunicazioni sotto i governi Renzi e Gentiloni, Antonello Giacomelli. “Con la riforma del governo Renzi si è messo in moto un processo. Si può andare oltre? Sì, è una delle priorità e credo che lavorando seriamente, con tutte le forze politiche, sia possibile arrivare in questa legislatura a questo obiettivo” rilancia.

Una convergenza, quella tra Di Nicola e Giacomelli, ancora prudente (notata la partecipazione di Davide Faraone e Federico Fornaro, rispettivamente senatore di Italia viva e deputato Leu, entrambi membri della Vigilanza Rai, saltata per impegni dell’ultimo momento) ma indice di una interlocuzione che si è comunque aperta, vieppiù in un momento caratterizzato dalle forti polemiche sulle nomine e dei duri contrasti sui vertici dell’azienda.

Alberto Barachini

 

“Un confronto serio e non rituale sul servizio pubblico radio-televisivo è indispensabile per intraprendere una strada nuova, capace di portare definitivamente lontano la Rai dalle ingerenze della politica – scrive il presidente della Camera e primo firmatario del ddl di riforma della passata legislatura, Roberto Fico nel suo messaggio al convegno -. Serve una discussione che deve essere costruttiva e significativa. E questo perchè la Rai è un bene comune: è pubblica e tale deve restare, è pagata dai cittadini perchè ai cittadini risponde. E’ un’industria culturale preziosa. Per questo ha responsabilità superiori a quelle di qualunque altro broadcaster ed è necessario che si allontani sempre di più dalla politica e che si spezzi il legame diretto tra esecutivo e azienda. Questo può avvenire tramite un intervento normativo, ma serve anche cambiar il paradigma culturale. La politica deve impegnarsi a fare un passo indietro rispetto alla Rai, ma questa deve fare altrettanto con la politica, facendo dissolvere un’interdipendenza”.

Fabrizio Salini

L’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, concorda sulla necessità di un confronto, un approfondimento anche critico sul rapporto tra Rai e politica. “Ho sempre pensato che tra di loro serva una certa distanza che permetta di produrre valore sia per l’azienda pubblica che per chi vigila. Ma credo anche che quando questa distanza si dilata troppo subentri un rischio notevole, di perdita dell’obiettivo del servizio pubblico”. Ecco che riflettere sulla governance significa “riflettere su come rendere la Rai più efficiente e libera”. Salini difende con orgoglio la Rai ed il servizio pubblico che fornisce, la sua professionalità e le sue potenzialità, ricorda più volte che “siamo un’eccellenza italiana”. Ma deve poter competere sul mercato globale, aggiune, sciogliersi dagli impedimenti che la rallentano ed avere più certezza delle sue risorse. Da qui la richiesta che tutto il gettito del canone vada nelle casse della Rai, senza decurtamenti di extragettito a favore del Mise, tasse, Iva e via discorrendo che attualmente abbassano i 90 euro annui di canone a 74,18 di introiti netti per la Rai. “Suggerisco infine il superamento dello sfasamento temporale tra mandato degli amministratori, ora di 3 anni e durata del contratto di servizio, di 5 anni. Lo dico non per difendere la poltrona, ma per un’opportuna funzionalità” aggiunge Salini.

Antonello Giacomelli

Sulla sua stessa linea, in tema di canone, la posizione di Giacomelli, che va oltre: bene il 100% del canone alla Rai, ma contemporaneamente una forte limitazione della pubblicità, a salvaguardare il ruolo di servizio pubblico. “Sono pronto a firmare un emendamento in tal senso” azzarda.

Ma Giacomelli, insieme al presidente della commissione di Vigilanza della Rai, Alberto Barachini, non esita a esprimere tutto il suo disaccordo sulla ventilata soppressione dell’organismo di cui fa parte, come prefigura il ddl a prima firma Di Nicola, attribuendo alcune delle sue funzioni all’Agcom nonché, in parte, alle Commissioni parlamentari permanenti competenti nella materia delle telecomunicazioni . “Personalmente sarei molto cauto sull’idea di sopprimere la Vigilanza, perchè è uno strumento importante di tutela del pluralismo” afferma. Più duro il presidente: “Si legge nella relazione del ddl che la Commissione di Vigilanza sarebbe, testualmente, ‘l’anticamera dell’indebita influenza del servizio pubblico radiotelevisivo’ nonché ‘il luogo fisico e simbolico attraverso cui i partiti politici hanno trasformato la Rai da strumento della collettività a territorio da spartire e subordinare ai propri interessi’. Non sono qui a difendere il mio ruolo personale, ma piuttosto a difendere il ruolo dell’istituzione che mi onoro di presiedere. Molti ritengono che per cambiare lo stato delle cose sia necessario e sufficiente cambiare le regole. Così, per eliminare ogni ingerenza della politica nella Rai, sarebbe sufficiente modificare il modello di corporate governance, ovvero cambiare il modo di selezione degli amministratori o sostituire l’organismo di vigilanza. A mio avviso questa, però, è un’illusione, una pia illusione. Le regole sono importanti, ma perché il sistema funzioni sono molto più importanti gli uomini e le loro buone intenzioni”. “E’ assolutamente normale che ci siano proposte differenti – minimizza Di Nicola – importante è che ci sia ispirazione a un modello di fondo per creare un organismo indipendente che consenta alla Rai di amministrarsi in totale autonomia. Magari vedremo come arrivare alla designazione di questo organismo autonomo, con quali procedure” conclude.

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