Bloomberg pensa alla Casa Bianca. Con nomination, per l’agenzia ipotesi blind trust o cessione

Il miliardario Michael Bloomberg, uno degli uomini più ricchi d’America, scalda i motori per la corsa alla Casa Bianca e presenta la sua candidatura alle primarie dem in Alabama, dove i termini scadevano venerdì 8 novembre. Il suo entourage ha sottolineato che il magnate non ha ancora preso la sua decisione finale ma questa mossa è un passo preliminare che gli consente di tenersi una porta aperta.

Se scenderà in campo, spiegano i suoi consiglieri, probabilmente salterà i primi stati dove in febbraio partono le primarie, come Iowa, New Hampshire, South Carolina, Nevada e punterà tutto sul Super Tuesday del 3 marzo, tra California, Virginia e altri stati.

Michael Bloomberg (Foto Ansa EPA/PETER FOLEY)

Tante le incognite che si aprono davanti alla discesa in campo del settantasettenne, a comunicare dal futuro dell’omonima agenzia di informazione finanziaria che fa capo all’ex sindaco di New York. “L’attività è andata avanti” durante i 12 anni di Michael Bloomberg sindaco di New York. E “se Mike deciderà si allontanarsi, abbiamo un management ben equipaggiato per continuare a gestire le attività quotidiane”, hanno spiegato in una email inviata ai dipendenti i vertici di Bloomberg.
Secondo il Fianancial Times, il messaggio non svela quale potrebbe essere il futuro della società. In un’intervista a una stazione radio dell’Iowa lo scorso dicembre, Michael Bloomberg aveva detto che se avesse deciso di candidarsi alla presidenza avrebbe optato per le sue attività per un ‘blind trust’ o eventualmente per una vendita. “Alla mia età, se è possibile vendere potrei farlo. A un certo punto si muore in ogni caso quindi è meglio farlo prima”.

Secondo manager dell’industria dei media e banche la lista dei potenziali acquirenti di Bloomberg è limitata vista la dimensione della società. Nel 2003 Bloomberg ha riacquistato il 20% della società in mano a Merrill Lynch per 4,5 miliardi di dollari, a una valutazione dell’azienda di circa 22,5 miliardi di dollari. da allora i ricavi di Bloomberg sono saliti da 6,1 a 10 miliardi di dollari, implicando una valutazione non lontana dai 40 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda i risvolti politici, Donald Trump, che ha già cominciato a provocare Bloomberg affibbiandogli uno dei suoi nomignoli. “Non c’è nessuno contro cui preferisca correre più del piccolo Michael”, ha assicurato per poi demolirlo. “Non farà bene e penso che in realtà danneggerà Biden. E’ diventato solo una nullità, non ha il tocco magico per fare bene, spenderà un sacco di soldi ma il piccolo Michael fallirà”, ha profetizzato.

In campo dem ci si interroga su Bloomberg, pronto a correre perchè vede indebolirsi la candidatura del moderato Joe Biden e resta convinto che l’alternativa offerta da Elizabeth Warren e Bernie Sanders sia troppo di sinistra e quindi perdente in un duello con Trump. Non a caso i primi a reagire sono stati proprio i due senatori, che hanno proposto una tassa sui più ricchi e che sono invisi a Wall Street. Sanders ha reagito indirettamente con un tweet: “la classe dei miliardari è spaventata e deve essere spaventata”. La Warren invece lo ha sfidato apertamente: “benvenuto nella gara Mike Bloomberg! Se stai cercando piani politici che facciano una grande differenza per la gente che lavora e che sono molto popolari, comincia da qui”, ha cinquettato postando un calcolatore con cui i miliardari possono calcolare quanto pagheranno con la sua ‘wealth tax’.
Silenzio invece da Biden, che sarebbe il più danneggiato dalla corsa del magnate, dal simile profilo moderato.

Dalla sua Bloomberg ha un impero economico che gli consentirebbe di far fronte ai costi della campagna e l’esperienza di tre mandati da sindaco di New York, dal 2002 al 2013. Contro l’età (77 anni) e un percorso politico che lo ha visto nascere democratico, passare con i repubblicani, diventare indipendente per tornare all’ovile un anno fa: un passato che può raffreddare gli entusiasmi della base dem ma che è riscattato da consolidate posizioni progressiste sulle armi, sul clima, sui diritti civili. E che, in caso di nomination, potrebbe intercettare i voti di molti repubblicani e indipendenti.

 

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