Tim, Gubitosi: apriremo una sede nella Silicon Valley. Il debito? Non è più un problema cronico

“Tim dev’essere il punto di riferimento dell’innovazione tecnologica del Paese nei prossimi anni”. A dirlo l’ad della telco, Luigi Gubitosi, che in una lunga intervista, pubblicata oggi sul Sole 24 Ore, ha fatto un bilancio del suo primo anno alla guida del gruppo.
“Tim dev’essere la finestra dell’Italia sul mondo in campo tecnologico grazie alla rete di alleati, partner, fornitori, studiosi, che stiamo organizzando”, spiega il manager, che, riferendosi nello specifico ai recenti accordi stuiulati con Vodafone e Google, aggiunge: “La mia filosofia di gestione è aprire il gruppo a partnership, alleanze, collaborazioni”.

“L’obiettivo è ottenere risorse e tecnologie all’avanguardia per soddisfare le necessità di cittadini, imprese e pubblica amministrazione”, rimarca Gubitosi, segnalando che l’anno prossimo Tim aprirà “anche un ufficio in Silicon Valley, nel cuore della innovazione tecnologica mondiale”.

Luigi Gubitosi (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

Nell’intervista non potevano mancare anche riferimenti alla situazione economica del gruppo e ai rapporti, piuttosto tesi nei mesi scorsi, con il socio di maggioranza Vivendi.
Sul debito “l’intervento annunciato è quello più ambizioso degli ultimi dieci anni e punta a risolvere un problema che era diventato cronico”, spiega Gubitosi, citando tra l’altro l’accordo con Vodafone su Inwit che “permetterà di tagliare circa 1 miliardo e mezzo d’indebitamento e altri 500 milioni arriveranno dall’intesa sul credito al consumo con Santander”.

Sui rapporti con Vivendi, il manager spiega: “il clima è profondamente cambiato e stiamo lavorando in armonia con i grandi soci. Aggiungo che la nomina del nuovo presidente, Salvatore Rossi, è stata molto apprezzata e sta contribuendo al rafforzamento di una governance condivisa”.

Sulle lunghe e complesse trattative per la rete unica: “Credo che occorra trovare un equilibrio su tre elementi: il valore da attribuire agli asset, gli impegni da prendere con il Paese sugli investimenti e quelli con le autorità regolamentari. Sono convinto che è possibile riuscirci, altrimenti sarebbe un’occasione persa. Non solo per le parti in causa ma, ancora di più, per il Paese”.

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