Usa 2020: su Snapchat un team dedicato al fact-checking per le pubblicità politiche

Il tema del fact-checking applicato alle inserzioni politiche sulle piattaforme tech continua a tenere banco negli Usa. Ultimo a dire la sua sulla questione è stato il ceo di Snapchat, Evan Spiegel. Parlando con la Cnbc, il cofondatore dell’app del fantasmino ha detto che la sua società verifica con un team dedicato tutte le inserzioni politiche, scegliendo di fatto una strada intermedia tra le posizioni adottate da big come Facebook – che spinge per non dare nessuna regolamentazione – e Twitter, che ha deciso la rimozione totale degli annunci politici.

Evan Spiegel, ceo o cofondatore di SnapChat (Foto Ansa – EPA/ANDY RAIN)

“Sottoponiamo tutte le pubblicità, comprese quelle politiche, a una revisione”, ha spiegato Spiegel. “Quello che stiamo cercando di fare è creare uno spazio sulla nostra piattaforma per la pubblicità politica. Visto che siamo in grado di raggiungere molti giovani elettori, alcuni al primo voto, vogliamo che siano in grado di prendere parte alla conversazione politica. Ma senza permettere alla disinformazione di insinuarsi”.

Una cosa simile, ha ricordato lo stesso Spiegel, succede con le tv via cavo. Secondo le regole della Federal Communications Commission, mentre i broadcaster non possono censurare le pubblicità politiche per problemi di accuratezza, le tv via cavo non sono vincolate dalle stesse politiche federali.

 

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