Rai, ecco i candidati a cui affidare il futuro. Domani giornata di fuoco delle nomine a Viale Mazzini

Giovedì 28 novembre è previsto la seduta di Cda che dovrebbe varare i nomi della Rai giallo rossa. Il condizionale è d’obbligo, perché c’è già stato un rinvio e i consiglieri al momento non hanno ancora ricevuto i curricula dei candidati su cui dovranno esprimere il loro parere. Curricula che in teoria dovrebbero arrivare 48 ore prima della seduta di giovedì, ma c’è ancora tempo fino a stasera e domani mattina.

In principio si parlava di fare le nuove direzioni di Generi, che sono l’architrave della riorganizzazione immaginata dall’ad Fabrizio Salini, e di sostituire Carlo Freccero, che proprio giovedì conclude il suo ultimo giorno da direttore di Rai2. Poi il paniere e gli appetiti si sono gonfiati, coinvolgendo le reti, i telegiornali, Raisport e forse anche la testata radiofonica. E’ stata anche rispolvera la direzione informazione che era nata in epoca Campo dall’Orto, con la nomina di Carlo Verdelli, ed era rimasta un guscio vuoto dopo la sua uscita dalla Rai.
Sta di fatto che da qualche settimana è in corso una grande battaglia, che vede in ballo una girandola di nomi – quasi sempre gli stessi – che ruotano da una collocazione all’altra. Segno del fatto che si sta ragionando più in termini di persone da piazzare che rispetto alle esigenze di una azienda alle prese con un forte trasformazione industriale e culturale.

La sede Rai di Viale Mazzini (Foto Ansa -ALESSANDRO DI MEO)

D’altra parte il puzzle è difficile da comporre, perché entrano in gioco le aspettative della nuova compagine di governo, con PD e 5Stelle non proprio amici, che vuol consegnare la televisione pubblica in mano a professionisti più sperimentati e affidabili, per correggere le storture della gestione precedente, con le rivendicazioni dei leghisti e di Matteo Salvini che, sull’onda di sondaggi molto favorevoli, reclamano posizioni di peso.

Vogliono prender parte al banchetto anche gli altri partiti di centro destra, prima di tutti i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni in gran spolvero. E così tutti tirano per la giacca Salini che si barcamena per portare a casa un risultato coerente, tenuto conto che saranno tutte nomine interne Rai, per precisa scelta e convinzione dell’amministratore delegato e di buona parte dei consiglieri, oltre che per diktat della politica. L’altra scommessa di questa tornata di nomine è se queste accelereranno il cambiamento della Rai che vuole fare Salini.

Che cosa si profila all’orizzonte, dunque? Il quadro si sta delineando, ma niente è ancora garantito, anche perché non è ancora risolto il nodo dei nodi: trovare una collocazione adeguata per Mario Orfeo. Renziani e democratici vogliono giustamente riabilitare l’ex direttore generale della Rai che con l’arrivo di Di Maio e Salvini è stato esiliato alla presidenza di Rai Way. Orfeo sarebbe in ballo per la direzione del Tg3, forse poco per un direttore giornalistico dell’esperienza di Orfeo e per la direzione dei talk show per cui è in ballottaggio anche Antonio Di Bella, attuale direttore di Rai News.

Da sinistra, Mario Orfeo (foto Ansa) e Antonio Di Bella

Tra le opzioni non si esclude la direzione informativa ex Verdelli, che può avere un forte ruolo se si vuol far decollare la riforma delle testate giornalistiche prevista dal Piano di Salini. Per questo ruolo Orfeo sembrerebbe essere la persona più competente per il suo passato di direttore di successo del Tg1 e del Tg2 e per aver dimostrato come direttore generale di saper governare le turbolenze della Rai.

La nomina su cui ci dovrebbero essere poche incertezze è quella di Stefano Coletta che lascerebbe Rai3 per assumere la direzione di Rai1 e dell’Intrattenimento di prima serata. Si tratta della direzione di genere più importante e sfidante per la Rai.

Stefano Coletta

Stefano Coletta

Il principio guida di questa tornata di nomine è di abbinare a un genere una rete per blindare le tre reti generaliste che a ottobre del prossimo anno secondo il calendario della Piano industriale dovrebbero perdere budget e poteri a vantaggio dei Generi. In questa logica, molto caldeggiata dal direttore del Trasformation Office Piero Gaffuri, il link garantirebbe il buon esito della staffetta.
Coletta porterà all’incasso i buoni risultati conseguiti alla guida di Rai3 e il fatto di essere considerato dal Pd un dirigente molto affidabile e di avere anche il gradimento dei 5 Stelle.

A Rai2 invece sembra che il sostituto di Carlo Freccero non sarà Antonio Marano, attuale presidente di Rai Pubblicità, di cui si è parlato nelle ultime settimane, ma Marcello Ciannamea, direttore del Palinsesto editoriale. Il valore aggiunto di questa operazione è di accontentare le voglie di protagonismo di Matteo Salvini a cui Ciannamea è vicino, e che conquisterebbe la rete in aggiunta al Tg2, da cui non si scolla il suo direttore di riferimento Gennaro Sangiuliano nonostante un certo declino del telegiornale e il mezzo flop di ‘Tg Post’ di cui nessuno parla.

Da sinistra: Marcello Ciannamea e Ludovico Di Meo (Foto Ansa)

Ciannamea scalpita già da un pezzo per lasciare il Palinsesto (è stato in predicato anche per Rai1 e come direttore generale) e a quanto pare insieme alla gestione di Rai2 assumerebbe anche la direzione dell’Intrattenimento di day time. Ruolo per il quale concorre anche Ludovico Di Meo, ex vicedirettore di Rai1 (oggi nello staff editoriale di Salini) con delega a ‘Uno mattina’ e altre rubriche del mattino. Di Meo ha quindi ha un’esperienza sui programmi leggeri di day time realizzati internamente e fa inoltre parte della parrocchia politica di Fratelli d’Italia, fatto non irrilevante.

Se Ciannamea lascerà il Palinsesto dovrebbe sostituirlo, almeno è quanto risulta a Prima, Angelo Teodoli, ex grande direttore di Rai1 che ha tutte le competenze per poter gestire la Distribuzione dell’Offerta nella dimensione multipiattaforma immaginata da Salini. Casella strategica nella nuova riorganizzazione della Rai.

Angelo Teodoli (Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

Che ne sarà invece di Rai3? Si naviga ancora nell’incertezza, perchè i pentastellati vogliono Franco di Mare, l’ex volto di ‘Uno Mattina’ ed ex inviato di guerra. Di Mare è fortemente sponsorizzato dal peso massimo Vincenzo Spatafora. Ma il Pd rinuncerà ad una rete che storicamente è la rete della sinistra? Per questo non sono superate le candidature di Silvia Calandrelli, attuale direttore di Rai 5 e Rai storia, che prenderebbe anche la direzione del genere Cultura.
Calandrelli incrocia le lame con Maria Pia Ammirati, direttore delle Teche, che è in predicato per la rete e la direzione del Documentario tutta da creare e molto attesa.

Nel collage (Foto Ansa): Franco Di Mare, Silvia Calandrelli, Maria Pia Ammirati

Nella partita sule nomine entra anche RaiSport. Testata e canale potrebbe diventare una direzione di genere e si approfitterebbe dell’escamotage per sostituire Auro Bulbarelli, leghista e criticato dai suo giornalisti perchè ama solo il ciclismo.
Al suo posto potrebbe approdare Andrea Vianello, l’ex direttore di Raitre che va ricollocato e si fa anche il nome dell’ex direttore di Rai1, Andrea Montanari.

Da sinistra: Andrea Montanari e Andrea Vianello (foto Ansa)

Al contrario non si tocca il Tg1 su cui i 5Stelle fanno quadrato su Giuseppe Carboni, nonostante la crisi del telegiornale. Mentre la direttrice del Tg3, Giuseppina Paterniti, potrebbe lasciare il tg che ha gestito con mano sicura per andare a Rai News 24 a rimpiazzare Di Bella, se l’ex direttore di Rai3 e del Tg3
prenderà la responsabilità della casella dell’Approfondimento.

Giuseppina Paterniti (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

 

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