Condé Nast chiude Glamour. L’ad Usai: investimenti concentrati su Vanity Fair, Vogue e La Cucina Italiana

L’amministratore delegato di Condé Nast, Fedele Usai, ha annunciato che dal 2020 Glamour cessa la sua attività in Italia dopo 27 anni. Stop al mensile e stop al sito, ma non ai contenuti digitali finora prodotti dal brand: le persone che li realizzano entreranno in forze a Vanityfair.it e i contenuti potranno esseredestinati anche ad altri brand del gruppo, che complessivamente raggiungono un’audience di 30 milioni di utenti unici (fonte: dato censuario Webtrekk, overlapped 10/2019) e una fan base di 17 milioni.

“Glamour è un brand ancora importante per fatturato, ma il suo target, giovani donne attorno ai 20 anni, si è spostato e si sposterà sempre di più su piattaforme diverse dalla carta. Quindi bisogna essere selettivi, senza dimenticare che abbiamo altri due brand femminili importantissimi come Vanity Fair e Vogue”, ha detto Usai.
In quanto al futuro delle persone che attualmente lavorano a Glamour, una quindicina tra giornalisti e grafici editoriali, Usai si è limitato a dichiarare che “c’è già in corso una trattativa con il Cdr”.

Fedele Usai

“Il nostro focus è su piattaforme d’interazioni sempre più complesse e stratificate che ci permettano di accompagnare il nostro pubblico negli anni a venire”, ha proseguito l’amministratore delegato di Condé Nast. Nel 2019 e nel 2020, c’è stata “una focalizzazione degli investimenti su tutte le aree dell’azienda, investimenti globali a cui ogni singolo Paese ha contribuito per la sua parte”. Per quanto riguarda i brand italiani, i due investimenti principali sono stati e saranno sulla Cucina Italiana e su Vanity Fair, ma anche su un nuovo format destinato ai consumatori: l’Experience Store che occupa parte del piano terra della sede di via
Cadorna (dove già si trova la Scuola della Cucina Italiana) e che nei suoi 300 mq ospiterà un bar, eventi, presentazioni con apertura sei giorni su sette dalle 8 alle 22.30.
“Abbiamo lanciato La Cucina Italiana negli Stati Uniti con un sito e un’edizione trimestrale”, ha ricordato Usai. “A breve partiranno i corsi di cucina in partnership con Eataly. A New York ci sono già dieci persone che lavorano al sito, al giornale, ai corsi e ai tanti eventi che verranno organizzati”.

Vanity Fair, ha sottolineato Usai, “ha raggiunto un suo equilibrio editoriale e continuerà ad arricchire la sua piattaforma di comunicazione con nuovi format, a partire da Vanity Fair Stories che si è appena concluso con la partecipazione di 21mila persone”.

In quanto ai ricavi pubblicitari – attualmente derivati per il 65% dalla carta, per il 25% dal digitale e per il 10% dagli eventi – Usai ha detto che i risultati di Condé Nast sono “molto meglio del mercato”, sottolineando però che il 2019 “è stato un anno molto duro, difficile anche per il digitale visto l’aumento del programmatic, aspetto che non riguarda solo l’editoria”.

Due giorni fa il Cdr aveva reso pubblico un comunicato in cui sottolineava che “dal 2014 i giornalisti di Condé Nast sono passati da 170 a 86” e chiedeva all’azienda di riassorbire tre giornaliste in cassa integrazione fino a febbraio 2020 e di fare chiarezza sulla nascita di una “unità organizzativa redazionale che serva a sviluppare libri e prodotti editoriali”. Alla domanda su quest’ultimo punto Usai ha risposto: “Facciamo già libri come quelli della Cucina Italiana e pubblicazioni per i clienti, attività che attualmente vengono fatte al’esterno e che potrebbero essere portate all’interno”.

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