Rai, minacce sul canone, Salini blocca le nomine. Stop al pacchetto di nomi su cui litigano i partiti

Rai, tutto fermo anzi tutto per aria. Ma a far saltare nomine e nervi all’amministratore delegato, Fabrizio Salini, sembra sia la minaccia sul canone sulla quale insistono proprio i 5 Stelle (con il controcanto del Pd Boccia), prima ancora che i veti e le rivendicazioni dei vari partiti sui nomi, le coperte tirate da grillini e leghisti o trattenute dal Pd. Quanto basta per non mettere sui tavoli dei consiglieri i curricula dei direttori di reti e testate da vagliare giovedì 28 nel Cda.

Fabrizio Salini (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

Il giorno prima, martedì 26, Salini in commissione di Vigilanza ha lanciato un vero grido d’allarme proprio sulle risorse in calo per la tv pubblica, che non potrebbe sopportare un’ulteriore tirata di cinghia e renderebbe impossibile varare il suo piano industriale con le macro direzioni di generi. Il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, infatti, è cofirmatario della proposta di legge sull’abolizione del canone presentata dal collega grillino Paragone, un testo che ancora non c’è ma il cui titolo è stato depositato in Senato il 17 luglio del 2019, prima del cambio di governo. Ora la stessa pdl è rispuntata in questi giorni, domenica 24 all’alba, inserita nell’elenco atti del Senato (come nota bloggorai.blogspot.it ). E recentemente lo stesso ministro Cinque stelle è tornato sul tema, appena appena meno duro, ma paventando una riduzione del 10%, pari a 173 milioni di euro.

Abbastanza per vanificare il senso delle nomine, per Salvini, unito al braccio di ferro incrociato sui nomi. Con quali risorse infatti potrebbe mettere in piedi le macrodirezioni, il canale in inglese e quello istituzionale, oltre al lancio di una Rai crossmediale tanto decantato con l’operazione RaiPlay-Florello? Insomma, c’è poco da litigare sui nomi, “senza soldi non si canta la messa” sembra dire Salini alla politica. Ma il problema è tutto politico, è più ampio come un’ombra che si estende sul governo, dal Bruxelles a viale Mazzini passando per Palazzo Chigi.

 

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