Caso Caruana: Parlamento Europeo in missione urgente a Malta

La Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ha deciso di inviare una missione urgente per esaminare lo stato di diritto a Malta dopo i recenti sviluppi sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia. Il Parlamento discuterà della situazione a Malta nella plenaria di dicembre. Lo rende noto l’eurodeputato dei Verdi Sven Giegold, che aveva partecipato alla precedente missione del Parlamento europeo a Malta subito dopo l’omicidio della giornalista. E, nelle stesse ore, il presidente della Repubblica maltese, Goerge Vella, ha rinviato una visita di due giorni in programma da lunedì prossimo. “La decisione è stata presa alla luce degli sviluppi locali” sul caso Caruana, secondo quanto detto un portavoce dell’ufficio del presidente.

Intanto, si apprende che uccidere Daphne Caruana Galizia costò 150mila euro. E’ questa, infatti, la cifra che Yorgen Fenech, il re dei casinò nonché Ad della holding Tumas Group che cercò di fuggire da Malta in yacht, pagò all’intermediario di morte Melvin Theuma, il tassista-usuraio il cui arresto ha dato la svolta decisiva alle indagini sull’omicidio della giornalista dilaniata e bruciata viva il 16 ottobre 2017 con una autobomba confezionata, piazzata e fatta esplodere dai tre esecutori materiali (Vince Muscat ed i fratelli Vince e George Degiorgio) arrestati già a dicembre, meno di due mesi dopo.

 

Daphne Caruana Galizia (foto dal blog: daphnecaruanagalizia.com)

La cifra, secondo “molteplici fonti giudiziarie” citate dal Times of Malta, è emersa tanto nelle registrazioni presentate da Theuma (che ha ottenuto la grazia ed il condono tombale per la sua collaborazione e che domani testimonierà per la prima volta in Tribunale) quanto in separati interrogatori dello stesso Theuma e di Fenech. Le fonti riportano anche che, secondo la versione di Theuma, fu l’imprenditore a commissionare l’omicidio e a consegnare fisicamente 150mila euro a Theuma per i tre sicari.

Alla luce degli sviluppi delle indagini sul caso Caruana, solo il 6% delle persone che hanno risposto ad un sondaggio del Times of Malta vuole che il premier laburista Joseph Muscat porti alla scadenza naturale del 2022 il suo mandato quinquennale. Muscat, diventato premier vincendo le elezioni nel 2013 a 39 anni, lo ha rinnovato nel 2017 trionfando con oltre il 55% nelle elezioni anticipate da lui stesso convocate dopo le prime rivelazioni della giornalista. Nel sondaggio del quotidiano, il 53% ha indicato che vorrebbe che “finalmente si dimettesse” ed un altro 41% ha auspicato che “resti finché non saranno incriminati i o il mandante” dell’assassinio della giornalista.

E Joseph Muscat era a conoscenza da tempo dei sospetti degli inquirenti sul re dei casinò Yorgen Fenech. Lo era perché firmò un ordine speciale che autorizzava le intercettazioni dei telefoni dell’allora Ad della holding Tumas Group nonché direttore generale della centrale termoelettrica dell’isola. Lo riportano tanto Malta Today quanto il Times of Malta, quest’ultimo – citando “molteplici fonti” – specifica che Muscat firmò l’ordine a favore dei servizi di sicurezza maltesi (Mss) ben 15 mesi fa e che nel frattempo è stato costantemente aggiornato sullo stato dell’inchiesta. Malta Today aggiunge che l’ormai ex capo di gabinetto, Keith Schembri, era presente alla riunione tra i responsabili del Mss ed il premier. Il parlamentare olandese Pieter Omtzigt, relatore sul caso Caruana per il Consiglio d’Europa, ha scritto una serie di Twitter osservando che la notizia sul ruolo di Muscat nelle indagini “solleva ancora più gravi preoccupazioni”.

Secondo fonti di partito riportate dal Malta Independent, il premier domenica scorsa avrebbe avuto intenzione di dimettersi, ma sarebbe stato convinto a restare grazie all’intervento di due maggiorenti del Labour, dove però sarebbe già partita la corsa alla successione con tre candidati principali: la deputata Miriam Dalli, considerata favorita, l’attuale vicepremier Chris Fearne, ed il ministro dei trasporti, Ian Borg.

Il ricordo di Daphne Caruana Galizia ai piedi del monumento del Grande Assedio di fronte al palazzo dei tribunali, 16 ottobre 2017 (Foto Ansa/EPA/DOMENIC AQUILINA)

Uno dei più aspri critici di Daphne Caruana Galizia, l’ex parlamentare del Partito Nazionalista Jeffrey Pullicino Orlando che ne diventò il bersaglio preferito quando trasmigrò tra i laburisti, si è scusato pubblicamente lodandone “il coraggio e la tenacia”. Orlando, tanto popolare a Malta da essere conosciuto semplicemente come Jpo, era uno dei personaggi più presenti nel blog ‘Running Commentary’ aperto nel 2008, in cui la giornalista oltre agli scoop che le sono costati la vita pubblicava centinaia di notizie e fotografie di gossip locale. In una “lettera aperta a Daphne Caruana Galizia”, ripresa dal Malta Independent e dal Times of Malta, Jpo (ora presidente dell’Istituto superiore per la scienza e la tecnologia) ha espresso un sentire che l’ANSA negli ultimi 24 mesi ha constatato essere molto diffuso in tutti i settori sociali della nazione. “Hai mentito così spesso, su così tante persone, che molti di noi – ha scritto Pullicino Orlando – hanno finito per non crederti quando hai detto la verità. Così come con il ragazzo che gridava ‘al lupo’. Ti rimprovero per le menzogne e per lo spreco del tuo notevolissimo talento nel farti scrittrice di pettegolezzi maliziosi. Tuttavia io ti lodo per il tuo coraggio e la tua tenacia nel denunciare quelli tra noi che hanno usato le loro connessioni e le loro posizioni per tessere una ragnatela di corruzione che ha esposto il nostro paese alla vergogna. Che possano avere quello che meritano. Che tu possa riposare in pace”.

Una delegazione della Federazione nazionale della Stampa italiana, composta dai giornalisti Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo, si trova a Malta per partecipare alle iniziative promosse dai colleghi dell’isola per chiedere verità e giustizia per Daphne Caruana Galizia dopo gli ultimi sviluppi sul caso del suo assassinio, il 16 ottobre 2017. A Borrometi e Ruotolo, il segretario generale Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti hanno affidato un messaggio. “Grazie a chi sta manifestando per le vie di Malta perché sta difendendo la dignità e i diritti di chiunque, nel mondo, crede nei valori della libertà di informazione. Nel mondo, in Italia, a Malta, mafie, corruzione, malaffare temono le luci, perché per realizzare i loro sporchi affari hanno bisogno del buio delle complicità e del silenzio assassino. Non basta colpire gli esecutori, bisogna arrestare i mandanti e costringere alle dimissioni i governanti che li hanno coperti e protetti”, scrivono i vertici della Fnsi.

“Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo, due giornalisti costretti a vivere ‘sotto scorta’ per le loro inchieste contro mafia, camorra, corruzione – proseguono Lorusso e Giulietti – hanno più volte acceso i riflettori sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia e per questo abbiamo scelto loro come rappresentanti delle principali associazioni che hanno a cuore la libertà di informazione. Grazie ad un loro appello, sostenuto dalla Federazione nazionale della Stampa italiana, in tutta Italia si stanno realizzando le panchine dedicate a Daphne e quanto prima vorremmo portarne una da sistemare davanti al palazzo del governo a Malta. Saremo fino alla fine dalla vostra parte – concludono – fino a quando mandanti, esecutori, protettori non saranno arrestati, chiunque siano, qualunque sia il loro ruolo o il loro colore politico”.

(ANSA)

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