Mibact: Franceschini presenta la riforma. Al centro la Digital Library per il patrimonio artistico e culturale italiano

Nessuna “controriforma” rispetto all’operato dell’ex ministro Alberto Bonisoli (M5S), ma quasi una “riforma in continuità”. E’ quella presentata oggi dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini con morbida diplomazia, nel delineare le nuove linee di intervento e di struttura del Mibact contenute nel Dpcm approvato ieri sera dal consiglio dei ministri.

Una riorganizzazione che trova la sua cifra soprattutto nello sguardo al futuro, nella scommessa sulla modernizzazione, con la grande sfida della digitalizzazione di tutto il patrimonio artistico e culturale italiano, che dovrà confluire in una Digital Library prima al mondo per la sua ricchezza, vessillo dell’inarrivabile unicità del nostro patrimonio, ma anche potente atout nei rapporti, anche economici, commerciali, con gli altri Paesi e istituzioni.

E poi tanto presente. “Vogliamo investire sul contemporaneo, ci sarà una Direzione di Creatività contemporanea che si occuperà di arte, di fotografia, di architettura contemporanea, di industria culturale creativa, rigenerazione urbana e culturale, design…” snocciola il ministro. Ma è il progetto della Digital Library e la nascita dell’Istituto per la digitalizzazione del patrimonio che rappresenta il “grande disegno”, come ripete più volte. “Abbiamo un patrimonio dati che nessun Paese al mondo ha, il cui valore culturale, ma si badi bene anche commerciale, è enorme e va gestito con intelligenza. L’Istituto tenterà di mettere in rete il nostro sconfinato patrimonio fatto di 101 archivi, dall’Archivio dello Stato, dalle biblioteche, dalle sovrintendenze, dai nostri istituti culturali, un patrimonio archivistico, bibliografico, fotografico unico. E che in futuro potrebbe essere aperto anche ai dati delle istituzioni private. Avere una forza così significa che quando ci sederemo ai tavoli noi saremo più forti di chiunque altro”.

Dario Franceschini (foto Olycom)

Ma il disegno della riforma prevede molte altre novità. Come l’istituzione di una nuova Direzione che si occuperà della sicurezza, e in particolare delle emergenze e ricostruzioni, “perchè quando una calamità colpisce il nostro Paese, colpisce inevitabilmente un enorme patrimonio culturale” sottolinea Franceschini. O la nascita della Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo, con sede a Taranto e centri operativi a Napoli e Venezia. “Si tratta di far ripartire una grande tradizione che l’Italia aveva e che si è poi smarrita – ricorda Franceschini – quella dell’archeologia subacquea”.

Altra linea guida di rilievo è perseguire l’efficienza organizzativa potenziando l’autonomia dei musei e degli Istituti Mibact. Una inversione di marcia rispetto al recente passato. Ecco in arrivo l’autonomia per sette musei: il Vittoriano e Palazzo Venezia, la Pinacoteca nazionale di Bologna, il Museo nazionale d’Abruzzo, il Museo archeologico nazionale di Cagliari, il Palazzo Reale di Napoli, il Museo nazionale di Matera, il Parco archeologico di Sibari. Viene inoltre ripristinata l’autonomia per le Gallerie dell’Accademia di Firenze, il Parco archeologico dell’Appia antica e il Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia. Ma torna l’autonomia organizzativa anche per gli Archivi di Stato, mentre in generale si punta al rafforzamento dell’autonomia tecnico-scientifica di archivi e biblioteche. Tra queste ultime da segnalare la nascita della nuova Biblioteca nazionale dei Girolamini.

E in tema di autonomia Franceschini, sollecitato dalle domande dei giornalisti, conferma che la selezione per i direttori sarà internazionale, come previsto della legge, senza preclusioni perchè “l’obiettivo è scegliere i migliori, indipendentemente da tutto”.

Il ministro ha poi acceso il faro su alcuni siti in particolare. E’ il caso del Vittoriano e Palazzo Venezia, che “offre potenzialità enormi per le grandi mostre e come centro culturale – ha puntualizzato Franceschini -. Sarà un unico museo nel cuore di Roma, in un contesto unico al mondo, che comprende i Fori imperiali, il Campidoglio, piazza Venezia… Speriamo che questo spinga a una valorizzazione urbanistica dell’area. Non è di mia competenza, ma non è normale che una tra le più belle zone del mondo sia così poco valorizzata, ridotta a fare da aiola spartitraffico. Serve una riqualificazione. Ci vuole un po’ di coraggio”.

C’è poi il Museo nazionale di Matera, che “nasce per dare continuità all’attenzione e all’azione avviata con Matera capitale europea della cultura 2019 e come riconoscimento per il lavoro straordinario fatto”, oppure il nuovo Parco nazionale di Sibari, “uno dei siti più difficili, nel cuore della Calabria. Può diventare una storia eccezionale di riscatto”.

Sotto il profilo organizzativo la riforma introduce l’autonomia gestionale e contabile per tutti gli istituti centrali del Mibact, ripristina le Commissioni regionali per il patrimonio culturale, conferma gli uffici di esportazione come strutture interne alle soprintendenze, potenzia le sedi periferiche di queste ultime con 7 nuove Soprintendenze archeologia belle arti e paesaggio e 3 archivistiche e bibliografiche.

Per quanto riguarda il turismo, tornato sotto le competenze del Mibact, Franceschini ha sottolineato che il governo non ha stabilito alcun aumento della tassa di soggiorno, oggetto di un emendamento alla manovra in discussione in parlamento. “Il governo ha dato parere favorevole a un emendamento al decreto fiscale che dà la facoltà di elevare il limite massimo dell’imposta di soggiorno da 5 fino a 10 euro ma solo ai soli comuni capoluoghi di provincia che secondo le statistiche ufficiali abbiano avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti”. In pratica, tenendo conto delle norme speciali per Roma e Venezia, le uniche città interessate risulterebbero Rimini e Firenze. “I sindaci delle due città, se lo riterranno, potranno usufruire di questa norma per compensare i numerosi servizi offerti ai milioni di turisti che ogni anno le frequentano e per finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”.

Da segnalare infine la nascita dell’Istituto centrale del patrimonio immateriale, “un patrimonio immenso, fatto di folklore, dialetti, cibo, musica..” e il potenziamento della demoetnoantropologia, che si occupa della conservazione della memoria del Paese, con il ripristino del servizio dirigenziale nella Direzione generale archeologica Belle arti e paesaggio.

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