La battaglia per le donne e il rispetto per le istituzioni. La storia di Nilde Iotti in una docufiction di Rai1

“Che cos’è per me la politica? Capire le ragioni degli altri…”. Sono le parole di Nilde Iotti che hanno colpito di più il presidente della Camera, Roberto Fico, alla fine della docufiction ‘Storia di Nilde’, proiettata martedì sera nell’aula dei gruppi a Montecitorio, e che andrà in onda giovedì 5 su RaiUno in prima serata.

E’ la storia della grande esponente comunista scomparsa venti anni fa, il 4 dicembre 1999, una delle ventuno donne dell’Assemblea Costituente, la prima eletta presidente della Camera dei Deputati quarant’anni fa. Carica che ricoprì dal 1979 al 1992, significativa per lei che combattè tutta la vita per l’emancipazione delle donne e si impegnò su leggi che aprissero loro ruoli di primo piano. Così come nella fiction è ben raccontato, per la prima volta, il suo rapporto d’amore e di politica con Palmiro Togliatti, osteggiato dallo stesso Pci.

 

A interpretarla è l’attrice Anna Foglietta che, identificata con la sua “passione civile” ne coglie la fermezza e l’umanità, il coraggio e la “capacità di entrare in empatia pure avendo un ruolo di potere”, spiega l’attrice. Perchè “a Nilde Iotti le donne devono moltissimo: ha instillato in loro il bisogno di emanciparsi, di aprire la gabbia e renderle davvero libere. Per me è stata un modello”. Da seguire ancora, anche se tanta strada c’è da fare. E chissà oggi “quanto si batterebbe in Parlamento per fare qualcosa di più contro le violenze di genere”, osserva.

“La storia di Nilde” si snoda in un mosaico fluido di fiction, filmati di repertorio e testimonianze, un racconto personale che cammina nella storia d’Italia dal fascismo alla fine del secolo scorso. Prodotta da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con RaiFiction, diretta dal giovane Emanuele Imbucci (girò anche ‘Michelangelo Infinito’), soggetto e sceneggiatura di Marco Dell’Omo e Salvatore De Mola. Francesco Colella interpreta Togliatti: “Ho recitato come se avessi lui tra il pubblico”, ci dice l’attore, “come se gli chiedessi: ho raccontato bene la tua storia?”; Linda Cariddi è Rosanna, una ragazza che ammira Nilde fin da bambina, quando assiste (nella fiction) all’attentato al segretario Pci proprio all’uscita da Montecitorio nel luglio ‘48. Una Rosanna è esistita, le mandò una lettera a ‘Avanguardia’, giornale dei giovani del Pci (diretto da Rodari), lamentando che i genitori le impedivano di andare ai comizi comunisti: Iotti, allora insegnante di lettere, la pubblicò, le rispose e le schiuse la “gabbia” della femmina subalterna.

Nella foto, da sinistra: Anna Foglietta, il regista Emanuele Imbucci, l’attrice Elena Ferrantini, la produttrice Gloria Giorgianni, gli attori Astrid Meloni e Francesco Colella durante la presentazione della docu-fiction ”Storia di Nilde” in onda su Raiuno (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

Dalla giovane Nilde, staffetta partigiana in bicicletta nella Bassa di Reggio Emilia, alla sua elezione a 26 anni come deputata nel ’48, quando le donne poterono votare per la prima volta alle politiche dopo il via al suffragio universale nel ‘46. Parte della fiction è girata a Montecitorio, ed è curioso vedere Anna/Nilde camminare nel “corridoio dei passi perduti” (il Transatlantico), a poche sale di distanza; la sua ansia emozionata nell’entrare in Aula per il suo primo discorso da Presidente. Proprio sulle donne e sull’importanza di ricoprire una carica così alta, lei che aveva un enorme rispetto per le istituzioni e per il Parlamento, come tutti i politici di allora, nei comunisti che non volevano offrire spunti critici agli avversari, tratto che emerge nel racconto. Quel rigore e senso di rispetto per l’altro che adesso si è perso nei livori che rimbalzano dai social all’emiciclo in cui c’è persino chi mette in scena proposte di nozze. Fico è consapevole della differenza di spessore, alza le braccia e sorride. Di tanto in tanto usa il binocolo di Nilde Iotti conservato sullo scranno della presidenza.

Seduto in sala Beppe Vacca, storico e consulente della docufiction, è commosso; c’è anche Marisa Malagoli Togliatti, la figlia che la coppia adottò perché orfana di un operaio ucciso dalla polizia a Modena, e che ora si riconosce e sembra aver ritrovato di nuovo una famiglia. A raccontare la Nilde personale e politica è Giorgio Frasca Polara, suo portavoce alla presidenza della Camera, giornalista dell’Unità per anni (il giornale si intravede quando Togliatti è in ospedale e uno spezzone video rivela l’intervista che fece con un filo di voce dal letto, dopo l’attentato). Livia Turco, seduta in prima fila, nel film ne racconta l’impegno per le donne, così come la biografa Luisa Lama e Giuliano Amato; il giornalista Filippo Ceccarelli e l’ex dirigente Pci Emanuele Macaluso sottolineano la durezza del partito verso la coppia che fece scandalo perché lui era sposato. Tanto che furono sottoposti a una commissione interna e poterono vivere insieme nell’abbaino in cima al “Bottegone”, la sede del Pci. Insieme vinsero i moralismi, ma su di lei gravavano i sospetti di distrarre il Migliore dal ruolo di capo o “di essere una spia del Vaticano”, tesi covata da Pietro Secchia (l’attore è Pietro Ragusa). Sarà Enrico Berlinguer (Vincenzo Amato lo rende molto credibile) a mostrarle comprensione e stima fino a proporla per la terza carica dello Stato, capendo quanto le donne si sentissero rappresentate da lei. Quando Togliatti muore “Nilde fiorisce come un pesco”, dice Foglietta, fa comizi e spinge un dubbioso (e conservatore) Pci a fare scelte coraggiose sui diritti: dall’ingresso delle donne in magistratura (solo nel ’63) alla legge per il divorzio nel ‘70 e poi sul No al referendum per l‘abrogazione nel ’74, e ancora sull’aborto, senza cedere agli abboccamenti democristiani di Andreotti (Massimo De Rossi). “Senza strappi, come una maratoneta, ha portato l’Italia avanti”, commenta Dell’Omo.

Che la docufiction funzioni lo dimostra il lungo applauso che ha ricevuto a Montecitorio, l’approvazione di uno “tosto” come Ugo Sposetti, custode della memoria Pci, e l’emozione di tanti. Alla presentazione anche Marcello Foa, presidente Rai, e Tinni Andreatta, direttrice di RaiFiction che ha annunciato la trilogia di RaiUno su eventi della storia recente: il 12 dicembre ‘Piazza Fontana, io ricordo’ e il 18 ‘Ambrosoli, il prezzo del coraggio’.
Dal governo assiste alla proiezione il giovane ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, giornalisti come Giovanni Minoli, ex comunisti o ex democristiani come Giovanni Legnini e Marco Follini, un’emozionata Stefania Sandrelli. E due scolaresche. E’ a loro che serve la lezione “anche nel linguaggio della politica che parla a tutti”, commenta Fico. Certo, ad avercele politiche come Nilde Iotti che entrano in Aula. “Il presidente”, scandirono. Dopo di lei salirono su quello scranno Irene Pivetti e Laura Boldrini, che faticò non poco per far annunciare “la Presidente”. Un altro passo avanti è stato fatto al Senato con Maria Elisabetta Alberti Casellati, ma nella “sala delle donne” elette al piano nobile del Palazzo, voluta da Boldrini, restano ancora vuoti due specchi: quello per una donna presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica.

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