Domus: Chipperfield guest editor per il 2020. Al centro la valenza sociale dell’architettura

È l’architetto inglese David Chipperfield il guest editor di Domus per il 2020, terzo protagonista dopo Michele De Lucchi e Winy Maas del progetto 10x10x10 nato per accompagnare Domus al suo centesimo anniversario (nel 2028) con un diverso direttore ogni anno.
“Un viaggio lungo e impegnativo ma soprattutto una sfida complessa e a nostro parere inevitabile”, come ha riconosciuto Maria Giovanna Mazzocchi, presidente di Editoriale Domus, durante la conferenza stampa ospitata nel Belvedere al trentunesimo piano del grattacielo Pirelli: ultima grande opera di Gio Ponti che nel 1928 fondò Domus affiancato dall’anno successivo dall’editore Gianni Mazzocchi.

da sinistra David Chipperfield, Maria Giovanna Mazzocchi, Sofia Bordone, Walter Mariotti

Dopo la visione centrata sull’‘urbanistica comunicativa’ di Winy Maas, per il prossimo anno Domus può contare sulla lucida visione del ruolo dell’architettura contemporanea di uno dei protagonisti più conosciuti in campo internazionale, aspetto non secondario visto che il mensile vende all’estero la metà delle sue copie. Chipperfield, presentato dal direttore editoriale di Domus, Walter Mariotti, l’ha illustrata nel suo Manifesto d’intenti allegato alla monografia a lui dedicata in uscita con il numero di dicembre di Domus.

Nato a Londra nel 1953, Chipperfiled ha lavorato e lavora in tutto il mondo, a partire dal Giappone dove a metà degli anni Ottanta ha progettato una boutique per Issey Miyake – “Sono stato il primo della mia generazione a progettare un negozio, cosa allora considerata poco interessante per un architetto”, ha ricordato oggi – e attualmente il suo studio ha sedi anche a Berlino, Milano e Shanghai.

Convinto della valenza sociale e politica del lavoro dell’architetto e della necessità del dialogo con le comunità, nel suo Manifesto Chipperfield scrive: “Architetti, designer e urbanisti: come dovremmo reagire alle grandi sfide poste dalla crisi climatica e dalla crescente disuguaglianza economica e sociale? Spesso sosteniamo che la responsabilità è nelle mani di chi controlla il quadro finanziario e politico dove operiamo, ma è ora di smettere di accettare il paradosso di una posizione che mescola resistenza e complicità, sviluppando teorie per illustrare il nostro disagio. Oltre a fissare obiettivi per il consumo energetico, a sviluppare tecnologie sempre più intelligenti e materiali sostenibili, dobbiamo anche ridiscutere i presupposti dai quali le nostre posizioni professionali sono diventate dipendenti. Non siamo esperti di scienze ambientali né sociologi, tuttavia sappiamo che le nostre professioni hanno conseguenze sociali e ambientali, e sappiamo anche che possono contribuire a trovare delle soluzioni”.

La sua Domus – “Che deve contenere molte voci”, ha detto – è divisa in quattro parti: Agenda; Architettura, al cui interno c’è la sezione Progetto, asse centrale del numero; Design che contiene anche una sezione dedicata all’arte; Riflessioni dove si affrontano i temi della pratica in chiave prospettica con diverse rubriche e opinioni. Chipperfield firmerà dieci numeri a partire da gennaio 2020 e ha scelto tre collaboratori fissi: l’artista e fotografo tedesco Thomas Demand firmerà le copertine; l’olandese Iwan Baan, autore dei principali reportage urbani degli ultimi anni, fotograferà il progetto architettonico al centro di ogni numero; il progettista inglese Jasper Morrison curerà la sezione design. A coordinare i lavori come sempre Walter Mariotti, che farà da ponte tra il guest editor e i suoi collaboratori e la redazione di Domus.

Sofia Bordone, amministratore delegato di Editoriale Domus, ha confermato anche per il 2020 l’uscita degli allegati speciali con cui Domus esplora territori affini: a marzo lo speciale Domus Who’s Who dedicato, per la prima volta, agli studi di architettura emergenti; Domus Grandi Opere Pubbliche e Private a giugno e Domus Contract a novembre; i due paper in formato tabloid Domus Paper Design e Domus Paper Cersaie, realizzati rispettivamente in occasione del Fuorisalone milanese (aprile) e della manifestazione fieristica di Bologna (settembre); Domus Green sempre a settembre.

Bordone ha poi anticipato una nuova iniziativa che riguarda il brand Domus: l’Archivio storico – custode di 150 mila documenti, tra cui fotografie, disegni, schizzi, lettere e appunti dei grandi protagonisti della storia della rivista – a partire dal primo semestre 2020 sarà oggetto di un’importante rivalorizzazione. “La curatela redazionale e la messa a punto di percorsi tematici con cui accompagnare l’utente nella navigazione renderanno l’Archivio Domus uno strumento di ricerca e analisi ancora più completo ed efficace che verrà proposto con formule di subscription sia al pubblico consumer che a quello business rappresentato dalle aziende, dagli studi di architettura e dagli enti di alta formazione”.
Nel corso del 2020 partirà inoltre una nuova attività, Discovering Cities, che vedrà Domus collaborare con un partner internazionale nell’organizzazione di itinerari milanesi ‘da architetti per architetti’.

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