Black Friday, polemica per il titolo del Corriere dello sport: Milan e Roma negano accesso ai giornalisti. Il quotidiano: noi nemici del razzismo

Corriere.it – La prima pagina del Corriere dello Sport ha fatto il giro del mondo, ma non come può sperare un editore. Il titolone «Black Friday», associato alle foto di Romelu Lukaku e Chris Smalling per presentare Inter-Roma, ha scatenato una reazione internazionale — giornali e siti di tutta Europa, più moltissimi club calcistici — ed è costato al pallone italiano l’ennesima accusa di razzismo.

Questa è l’immagine che hanno all’estero. Giusta? Sbagliata? Di sicuro così viene percepita la serie A, che continua a perdere appeal. Il riferimento al colore della pelle dei due ex calciatori del Manchester United è stato visto come l’ultimo gradino di una scala che scende sempre più in basso: dai buu proprio a Lukaku allo stadio di Cagliari (ma il Giudice sportivo non ha preso provvedimenti contro la società sarda) al pallone calciato in curva da Mario Balotelli in Verona-Brescia, in risposta ad altri versi della scimmia che venivano dagli spalti. I due calciatori in copertina hanno risposto via social. Lukaku: «Uno dei titoli più stupidi che abbia mai visto nella mia carriera. Così si continua ad alimentare la negatività e il tema del razzismo anziché parlare della bellissima partita che si giocherà fra due grandi club». Smalling: «È sbagliato e altamente indelicato. Spero che chi l’ha scritto si prenda le proprie responsabilità e comprenda il potere che ha in mano attraverso le parole e l’impatto che queste parole possono avere».

Clamorosa poi la decisione della Roma e del Milan (non direttamente coinvolto, ma con un amministratore delegato come Ivan Gazidis molto sensibile al tema razzismo) di chiudere le porte dei loro centri di allenamento, fino al termine del 2019, ai giornalisti del quotidiano sportivo. Il chief strategy officer della Roma, l’inglese Paul Rogers, ha chiarito a BBC Sport: «Le intenzioni dell’articolo erano positive, ma il titolo ha completamente oscurato il messaggio antirazzista contenuto all’interno. Sfortunatamente, come abbiamo visto sui social, la maggior parte della gente vedrà quel titolo in prima pagina piuttosto che leggere l’articolo e questo crea un nuovo problema nel momento in cui stiamo tutti cercando di combattere il problema del razzismo nel calcio italiano». I vertici del Corriere dello Sport hanno ribadito di essere da sempre in prima fila contro il razzismo e il direttore Ivan Zazzaroni ha ripetuto che il titolo «era ed è solo l’elogio della differenza, l’orgoglio della differenza, la ricchezza magnifica della differenza». Ma il resto del mondo non capisce proprio questo concetto di «differenza». Così come non capisce che in Italia, uscendo dal calcio, il politically correct sia spesso visto come un passo indietro e non in avanti.

La replica di oggi del Corriere dello Sport:  Noi nemici del razzismo

Il titolo “Black Friday” di ieri in prima pagina, che sottolineava anche nei sommari il valore e il ruolo sociale di Lukaku e Smalling, è stato avvelenato dalla superficialità e dalla malafede di social e siti, pronti a travisarne il messaggio

Accusati da un grottesco tribunale popolare, siamo stati squalificati per un mese dalla Roma e dal Milan. Sembra uno scherzo, invece è tutto vero. Fino a gennaio non potremo più entrare nelle case dei due club a trazione americana. Perché? Il nostro titolo di ieri mattina, completamente travisato passando da una tastiera all’altra come in una web tv senza cavi, ha attirato l’attenzione internazionale e dato voce al livore di chi, per malafede o ignoranza, o al limite per la pigrizia di non voler leggere, ha pensato che l’espressione «Black Friday» associata alle figure di Lukaku e Smalling, due protagonisti annunciati di Inter-Roma, in programma oggi, venerdì appunto, contenesse un significato razzista. Sarebbe bastato appunto spulciare l’occhiello e il catenaccio, che nel gergo giornalistico sono le parole scritte rispettivamente sopra e sotto al titolo principale, per capire che il Corriere dello Sport-Stadio non voleva in alcun modo denigrare, o peggio deridere, i calciatori. Semmai rimarcarne l’importanza, utilizzando un’espressione assai comune nei centri commerciali, come esempio virtuoso di integrazione.

Il proposito era associare la centralità tecnica dei due professionisti al valore di due uomini impegnati contro ogni forma di discriminazione. L’articolo, richiamato in prima pagina, a firma di Roberto Perrone addirittura sottolineava il ruolo di Lukaku e Smalling come testimonial contro i “buu” da stadio. Invece in mattinata, dopo qualche post su Twitter dei soliti professionisti dell’odio, la Roma ha incendiato il web attraverso il profilo inglese controllato dal direttore dell’area digital, Paul Rogers, diventato famoso su questi schermi quando negò di essere se stesso per sottrarsi alle domande del nostro inviato a Londra. Da quel momento, è partito il linciaggio. E’ stato bravo Fonseca, l’allenatore di una società che ha cavalcato l’onda di malessere, a rispondere con equilibrio: «So che non voleva essere un titolo razzista, ma sono state parole poco felici». Non avrebbe potuto, del resto, delegittimare l’assalto di Rogers, ma ha saputo distinguersi con stile dal marasma. Lo stesso hanno fatto alcuni media, come il sito de Il Foglio che ha intervistato il nostro Perrone e ha difeso la nostra scelta: “Evviva il Black Friday” titolava il pezzo firmato da Giovanni Battistuzzi. Anche alcuni conduttori di programmi radio e tv come Giuseppe Cruciani e Giovanni Capuano si sono schierati dalla nostra parte. Non ci saremmo mai aspettati di ricevere solidarietà per una pagina così normale.

Il resto del popolo dei social ha preferito sovvertire la realtà pur di alzare i toni della protesta. C’è chi ha chiesto le dimissioni del direttore Ivan Zazzaroni, chi ha auspicato la chiusura di un quotidiano che ha una storia lunga quasi un secolo. Eppure nessuno ha detto una parola negli scorsi mesi, quando il Corriere dello Sport-Stadio ha preso posizioni molto dure contro il razzismo, appoggiando le istanze dello stesso Lukaku e di Balotelli, plaudendo alle iniziative dei club (la Roma in primis) che stigmatizzavano gli episodi di razzismo, chiedendo a gran voce un intervento dalla Lega che alla fine è arrivato, sia pure in ritardo. Ma questo non faceva notizia. Fa molta più notizia che la Roma e il Milan scrivano un comunicato congiunto chiudendo ai nostri giornalisti i centri sportivi di appartenenza. Avete idea di quanti “like” si possono conquistare sui social andando contro un giornale? Strategia facile e un po’ vetusta: “dagli all’untore” era un’espressione manzoniana.

E’ curioso che, come in una punizione scolastica, le società stabiliscano che sì, il titolo è razzista, ma poi in realtà non siamo così male, perciò possiamo rientrare in campo a gennaio, dopo un mese di sospensione. Ringraziamo per l’indulto anticipato. E ricordiamo alla Roma, la quale assicura di non volerci più fornire interviste, che l’ultimo colloquio autorizzato, con tanto di interprete e due professionisti dell’ufficio stampa a vigilare sui contenuti, risale all’aprile 2018 (Cengiz Ünder), poco prima della semifinale di Champions contro il Liverpool: insomma, se non volete parlare con noi perché non sapete accettare la nostra libertà di critica, il Black Friday non c’entra. E’ meglio chiamarlo Black Out. Nel clima delirante della giornata, con collegamenti della Cnn e centinaia di righe scritte da siti inglesi, tedeschi, spagnoli, Fiorentina e Borussia Dortmund, hanno commentato per ultimi la vicenda i due calciatori coinvolti. Sempre attraverso i social, Lukaku ha parlato di «titolo più stupido che abbia mai visto» mentre Smalling ha parlato di prima pagina «insensibile e sbagliata» richiamando i nostri giornalisti a «prendersi le proprie responsabilità». Per loro, che sono professionisti straordinari, siamo sinceramente dispiaciuti: non era nostro intento ferirli, semmai esaltarli. Perciò continueremo a combattere il razzismo. E l’ignoranza.

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