Rai, la Corte dei Conti archivia il procedimento sul contratto di Fazio: ‘Ctcf’ costa la metà dei programmi di intrattenimento

“E dopo un linciaggio durato anni, questo è l’ovvio finale: #ctcf ha un costo puntata inferiore del ‘50% della media dei programmi di intrattenimento Rai’. Nel frattempo #ctcf è su Raidue, il mio contratto è stato rivisto e il danno di immagine subito è ormai subito”. Lo scrive su Twitter Fabio Fazio, postando la foto dell’articolo che oggi sul Messaggero dà notizia dell’archiviazione da parte della Corte dei Conti dell’inchiesta aperta per verificare se il suo stipendio costituisse danno erariale.

Nelle motivazioni dell’archiviazione – citate dal quotidiano romano – viene sottolineato infatti che il costo-puntata del programma di Fazio (il cui compenso è pari a 2.240.000 euro annui) è meno della metà della media dei programmi di intrattenimento del servizio pubblico, che gli incassi pubblicitari legati alla trasmissione e gli ascolti sono stati adeguati. Infine viene citato un parere dell’Avvocatura dello Stato, in cui viene specificato che in Rai il tetto retributivo di 240.000 euro annui previsto per i dirigenti “non trova applicazione in riferimento alla prestazioni di natura artistica, tra le quali rientra indubbiamente anche quella prestata da Fazio, attestata la varietà e complessità del programma in questione”, ed esclude la colpa grave, cioè quella “caratterizzata da un comportamento connotato da notevole negligenza, imprudenza, imperizia posto in essere senza quel minimo di diligenza che il caso concreto richiede”.

In un passaggio del provvedimento si legge che il compenso assicurato dalla Rai a Fabio Fazio, pari a 2 milioni 240mila euro l’anno, rappresenta “una scelta discrezionale” di una società che ha “necessità di operare sul mercato” e tale decisione non presenta “caratteristiche di palese irrazionalità e manifesta abnormità tali da giustificare una pur possibile valutazione in termini di illiceità”.

La Corte rileva tra l’altro che il costo della singola puntata di Che tempo che fa è “risultato inferiore al 50% rispetto al costo mediamente sostenuto per i programmi di intrattenimento di Rai1 con puntate uguali o superiori a 5 (essendo pari a 409.700 euro a fronte di circa 830.000)” e che i ricavi stimati ammontano a “615.000 euro a puntata sulla base di uno share ipotizzato il 18% e il 20% (poi attestato di poco inferiore, 15-16% durante, la programmazione su Rai1, come originariamente previsto, ora Rai2)”.

Infine prende in considerazione “l’iter decisionale seguito nella determinazione del compenso (analisi previsionale tecnico-economica, valutazione di congruità da parte di soggetto terzo selezionato con procedura di evidenza pubblica, trattaiva e negoziazione al ribasso)”, nonché i “parametri utilizzati per la determinazione del compenso stesso (caratura del conduttore, caratteristica del programma, fascia rete e audience stimata, confronto con il compenso percepito nella stagione precedente)”.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Tv e relazioni sociali i pilatri del lockdown. Istat: televisione seguita dal 92% dei cittadini “indispensabile canale di aggiornamento”

Tv e relazioni sociali i pilatri del lockdown. Istat: televisione seguita dal 92% dei cittadini “indispensabile canale di aggiornamento”

Rassegne stampa, il Tar conferma la decisione Agcom: non sono riproducibili gli articoli a riproduzione riservata

Rassegne stampa, il Tar conferma la decisione Agcom: non sono riproducibili gli articoli a riproduzione riservata

Cinema, dal Mibact 120 milioni per il settore. Franceschini: servono nuovi investimenti

Cinema, dal Mibact 120 milioni per il settore. Franceschini: servono nuovi investimenti