Cir, Rodolfo De Benedetti: via da Gedi a testa alta. A Exor la sfida di trasformarla

Cedere Gedi “non è stata una decisione semplice, né presa alla leggera” ma una scelta “lungamente maturata”, che arriva dopo decenni “in cui la nostra azienda ha contribuito alla nascita di questo gruppo, l’ha fatto diventare leader in Italia e l’ha gestito con molta efficacia durante la grande crisi dell’editoria”.

A dirlo, in una intervista al Sole 24 Ore, è Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir, che, pochi giorni dopo l’accordo con Exor per la cessione delle quote in Gedi, traccia il futuro della holding di famiglia e ripercorre i motivi che lo hanno spinto, in accordo con l’ad di Cir Monica Mondardini e con i fratelli Marco ed Edoardo, a compiere questo passo “a testa alta”, come rimarca lui stesso.

“Cir è quotata e abbiamo la responsabilità̀ nei confronti di tutti gli azionisti di allocare il capitale in maniera ottimale”, afferma il manager, spiegando che ora la direzione è quella di concentrare le risorse “per sviluppare Kos e Sogefi, anche in vista di opportunità di consolidamento”. Vendere la quota in Gedi dunque “lo vedevamo come una grande opportunità che sarebbe stato sbagliato non cogliere”. Ovvero: “Mettere in sicurezza un’azienda di 2.200 persone e consentirle di competere con successo nei prossimi 10 anni”.

Il presidente di Cir, Rodolfo De Benedetti (Foto ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Sul fronte dei contatti con Exor, De Benedetti afferma: “il rapporto costruttivo tra le aziende, ma anche personale, si era creato tre anni fa con la nascita della Gedi, operazione condotta da Mondardini e da me. John Elkann ha creduto in quel progetto e ci ha affidato testate care al suo gruppo grazie al buon lavoro che era stato fatto sul Gruppo Espresso e alla credibilità del suo management. Ci siamo più volte confrontati sulle sfide del settore, fino a quando lo stesso Elkann, negli ultimi mesi, ci ha manifestato l’interesse a impegnarsi di più sui media, dove è già primo socio dell’Economist, dicendoci che sarebbe stato disposto ad assumere il controllo di Gedi”.
“Abbiamo messo il gruppo nelle mani di una società e di una persona seria che conoscono questo mestiere e che hanno le risorse finanziarie per togliere l’azienda dalla Borsa e riuscire così a fare un lavoro di trasformazione con un orizzonte di medio periodo”, chiosa De Benedetti.

Sullo sfondo, ci sono anche i rapporti con il padre Carlo, “fatti privati che non devono incidere su queste scelte”: in ogni caso, l’auspicio è che girata la pagina di Gedi, “che ci ha portato a una situazione tesa e complicata”, si possa arrivare a una “armonizzazione dei rapporti familiari”.

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