Editoria, su prepensionamenti Martella cerca di aggiustare il tiro: Crimi: così settore si suicida

L’editoria è nell’occhio del ciclone. La norma sui prepensionamenti di giornalisti e poligrafici inserita nella manovra ha messo a nudo le differenze di posizione tra i due alleati di governo, l’attuale sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella del Pd, che nella legge di bilancio ha inserito le sue prime norme per il comparto, e il suo predecessore, Vito Crimi M5S che paventa un “suicidio del settore”. Critiche all’impostazione della norma arrivano violente anche dalla categoria. L’Ordine dei giornalisti parla di una iniziativa “devastante”.

La legge di bilancio in discussione al Senato, nell’affrontare alcuni passi del delicato riordino del settore, sta mettendo in rilievo tutte le tensioni che scatena: dal confronto politico interno tra le forze della maggioranza, alle polemiche con il mondo dei giornalisti e dei poligrafici. Oggetto della discussione è la norma presentata per i prepensionamenti di giornalisti e poligrafici, che ha scatenato le violente critiche da entrambi i fronti. Nella sua formulazione la norma prevede per i giornalisti che, nell’ambito di un piano di riorganizzazione o ristrutturazione un’azienda editoriale possa attingere a nuovi prepensionamenti (il fondo per il 2020 era già esaurito da tempo), grazie a nuove risorse messe a disposizione dallo Stato. Il sottosegretario Andrea Martella nella sua opera di riforma che troverà pieno compimento nella legge per l’editoria 5.0, ha condizionato tale concessione alla contemporanea assunzione di giovani under 35 nel rapporto minimo di 2 prepensionati (rispetto ai 3 previsti da Lotti) a 1 neoassunto, che potrà essere un giornalista ma anche un soggetto con “professionalità coerente con i programmi di rilancio aziendale”.
Un “colpo al cuore” del settore, per il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, un passo “devastante per il giornalismo” per il presidente dell’Ordine, Carlo Verna secondo cui la parificazione tra le due figure è “di una gravità per noi senza precedenti, che oltretutto avrebbe pesanti ripercussioni anche sul nostro Istituto di previdenza”, oltre che prefigurare “l’esercizio abusivo della professione”. Equiparare i giornalisti a figure quali social manager, foto editor, data analist e così via significherebbe dunque svuotare il senso anche deontologico dell’Ordine, scompaginare l’impianto contrattualistico delle redazioni, mentre per l’Inpgi nuovi prepensionamenti, senza alcun intervento strutturale per sollevarlo dalla crisi, lo privano ulteriormente di contribuzioni, peggiorando la sua situazione critica.

Politicamente la formulazione dell’emendamento sembra rispondere a una logica piuttosto evidente, quella di una mediazione politica tra le due anime della maggioranza, Pd e M5S. Martella inserendo nella stessa manovra lo stop al taglio dei contributi diretti all’editoria, uno dei vessilli del suo predecessore, Vito Crimi, ha dovuto far digerire un boccone particolarmente indigesto ai Pentastellati e per la loro linea contro la “casta dei giornalisti”. L’aver inserito la parificazione tra giornalisti e altre professionalità, appare insomma come una sorta di contropartita verso i M5S. Che però sulla scia delle polemiche sollevate si tenta di eliminare. Sul tavolo delle trattative politiche sempre aperto specie nella discussione di una manovra, il Pd ha chiesto oggi l’eliminazione della equiparazione delle figure per i neoassunti. Ma il punto resta delicato. “Contropartita? Non direi proprio – afferma Crimi, interpellato da primaonline -. Io non ho posto veti, con Martella c’è un buon rapporto, senza preconcetti. Certo alla richiesta di eliminare il passaggio sull’equiparazione delle figure dei neoassunti ho detto che per me va bene così, non so poi se sarà preso in considerazione. Ma la mia non è una posizione politica, risponde all’esigenza di rinnovamento del mondo dell’informazione. Le nuove professionalità sono funzionali anche all’allargamento della platea degli iscritti all’Inpgi e al suo salvataggio”. “Politicamente si deve tener conto del sindacato, ma anche dei datori di lavoro – aggiunge -. Capisco le critiche e le polemiche, ma le vedo come una difesa un po’ troppo miope, corporativistica in senso buono della categoria. Non lo auspico di certo, ma così il settore si suicida”.

Anche sul fronte dei poligrafici il fermento è grande. L’emendamento sui prepensionamenti infatti distingue nettamente le “imprese stampatrici di giornali quotidiani” e le “imprese editrici di quotidiani, periodici e agenzie di stampa a diffusione nazionale” dagli altri stampatori. Per i lavoratori delle prime due si apre alla possibilità di prepensionamenti, abbassando i requisiti a 35 anni contributivi per il periodo 2020-2023. Gli altri lavoratori, anche quelli impiegati in gruppi di grosse dimensioni, che stampano testate e periodici di rilievo, restano esclusi dall’agevolazione.  Naturalmente le pressioni per il superamento di questa differenza sono molto forti, ma su questo fronte le opinioni dei due alleati di governo sembrano convergere. Per costoro l’interlocutore è il ministero del Lavoro, non il dipartimento dell’Editoria, si dice, la norma si rivolge agli editori e tiene conto della differenza.

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