Nel 2019 almeno 250 giornalisti in carcere per la loro professione. Cpj: crescono accuse per ‘fake news’

Sono almeno 250 i giornalisti che in tutto il mondo sono in carcere a causa della loro professione. A certificarlo i dati raccolti dal Committee to protect journalists. Se confrontati con gli anni scorsi, le stime (al primo dicembre 2019), pur restando molto preoccupanti, registrano un lieve miglioramento: nel 2018 erano 255, nel 2017 262 e nel 2016 273.

Mentre nella maggior parte dei casi le accuse mosse ai reporter riguardano una condotta ‘contro lo stato’, è aumentato il numero di accuse legate a fake news, passato da 28 a 30. La crescita diventa decisamente più marcata se si guarda al 2012, quando secondo Cpj era uno solo il giornalista incarcerato per questa motivazione.
Da ricordare, tra l’altro, che in diversi Paesi, come Russia e Singapore, sono recentemente entrate in vigore leggi che puniscono per la pubblicazione di ‘fake news’.

(elaborazione statista.com)

Cina, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto, sono i Paesi con il più alto numero di giornalisti incarcerati. Alle loro spalle Eritrea, Vietnam e Iran.
Per la prima volta in 4 anni la Turchia perde la testa della classifica. Il numero di giornalisti incarcerati nel paese è sceso da 68 a 47 (uno in meno della Cina), riflettendo gli sforzi del presidente Erdogan e del suo governo di eliminare giornalismo indipendente e critiche, con la chiusura di oltre 100 redazioni e presentando accuse di terrorismo nei confronti di molti membri del personale. Tuttavia, ricorda il rapporto, al momento più di una dozzina di reporter sono al centro di processi – che potrebbero culminare con condanne al carcere – mentre altri sono stati condannati in contumacia.

Il 98% dei giornalisti arrestati sono reporter locali. Tre dei 4 giornalisti stranieri detenuti in altri paesi sono detenuti in Arabia Saudita, uno in Cina. Tra i detenuti l’8% (in tutto 20) sono donne, in calo rispetto al 13% dello scorso anno. Più della metà dei detenuti erano giornalisti che pubblicavano online.

“La detenzione di un singolo giornalista è una terribile ingiustizia che ha conseguenze di vasta portata su famiglie, amici e colleghi”, ha commentato Joel Simon, direttore esecutivo di CPJ. “Ma la prigione per centinaia di giornalisti – anno dopo anno – è una minaccia al sistema informativo globale da cui dipendiamo tutti. I governi repressivi stanno usando queste tattiche crudeli per privare le loro stesse società e l’intero mondo di informazioni essenziali”.

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