Nuova governance in Altagamma: i “tre pilastri” del presidente Matteo Lunelli

Arrivare a una carta dei valori di Altagamma: è uno degli obiettivi di Matteo Lunelli, dal 1° gennaio 2020 presidente della Fondazione (esiste dal 1992, quando gli diede vita Santo Versace) per il triennio 2020-2022.

Matteo Lunelli

Lunelli, che di Altagamma è attualmente tra i vicepresidenti nel board di vertice presieduto da Andrea Illy, è imprenditore molto conosciuto nel mondo dell’enogastronomia, in quanto presidente e ad di Cantine Ferrari, azienda trentina leader nella vinificazione “Metodo Classico”. Il prossimo numero uno di Altagamma – associazione che si definisce “ecosistema dinamico” e raggruppa 110 aziende – ha raccontato stamattina 13 dicembre 2019, all’Hotel Principe di Savoia a Milano, di fronte a una platea di specialisti del settore, il programma della nuova governance.

“Il lusso cresce”, ha detto Lunelli, prendendo la parola dopo il direttore generale Stefania Lazzaroni, che ha fatto il punto sullo stato dell’arte. “Si registrano nel mondo 10 milioni di consumatori in più, una crescita del 3/5%, con l’Italia protagonista. Perché quando si parla di prodotti alti di gamma, è l’Italia che viene in mente. Con asset che tutti ci invidiano: grazia, artigianalità, innovazione. Che vanno rafforzati con tre pilastri: internazionalità, sostenibilità, contemporaneità. Un mercato che vale 115 miliardi di euro e impiega 400 mila addetti. E con questi dati che bisogna accettare le sfide del futuro”.

Altagamma fa parte dell’internazionale di associazioni fondate per difendere e promuovere stili di vita e consumi di altissima qualità: si chiama Eccia, acronimo di European Cultural and Creative Industries. Sono Circulo Fortuny (Spagna), Comitè Colbert (Francia), Meisterkreis (Germania), Walpole (Regno Unito) e rappresentano oltre 400 brand. “Siamo in stretto contatto”, ha spiegato Lunelli, “perchè l’Europa è il baricentro del lusso. Se l’intelligenza artificiale, faccio un esempio, è nata negli Usa e si sta sviluppando in Cina, i prodotti di lusso, dalla moda, alla gioielleria, all’automotive, al vino, al food, restano saldamente in Europa. E naturalmente in Italia”.

“Oggi”, ha proseguito l’imprenditore, “l’economia del lusso è sempre più immateriale, legata a valori ed esperienze, a marchi che evocano il saper fare e lo stile di vita italiano. Certo, dobbiamo essere bravi a dialogare con i nuovi consumatori, in un mercato globale dove il digitale influenza ogni consumo. La Generazione Zeta cerca sempre più condivisione e sostenibilità: una parola forse di moda, ma che ha un contenuto reale di rispetto per l’ambiente e attenzione al modo di lavorare, dalle materie prime al come si produce”.

Matteo Lunelli ha parlato degli Altagamma Club, presenti in Olanda e a Shanghai, avamposti di un costante lavoro da ambasciatori del Made in Italy, che è una delle principali ragioni d’essere dell’associazione, la quale riunisce le migliori imprese dell’Alta Industria Culturale e Creativa per promuovere l’eccellenza italiana nel mondo.

“Alberghi come il Principe di Savoia”, ha detto Lunelli, “o i grandi yacht sono contenitori del lusso, quindi riguardano aziende di Altagamma. L’Italia è anche Paese manifatturiero del lusso per molti prodotti francesi. Noi come associazione abbiamo il compito di mettere insieme, fare sistema. Siamo anche interlocutori presso le istituzioni e il governo, in modo da veicolare le ragioni di un settore industriale di grandi prospettive. Dobbiamo attrarre turismo, i turisti saranno poi ambasciatori dei nostri prodotti più evocativi”.

Lunelli ha presentato anche i componenti del vertice di Altagamma: molte conferme e alcune novità come, tra altri nomi, Sabina Belli (ceo di Pomellato); Stefano Domenicali (presidente e ceo di Lamborghini); Aldo Melpignano (managing director San Domenico Hotels); Dario Rinero (ceo, Gruppo Poltrona Frau); Laudomia Pucci (vice presidente e image director Emilio Pucci); Giovanni Geddes da Filicaja (ceo Gruppo Frescobaldi).

Nelle linee guida del prossimo mandato di presidenza, grande importanza avrà l’aspetto educativo. “Bisogna credere e migliorare le scuole tecniche”, ha detto Lunelli. “Ci sono professionisti, ad esempio nelle nostre vigne, che guadagnano più dei loro coetanei laureati. E invece spesso nelle famiglie si pensa che solo il liceo, e poi l’università, possono assicurare un futuro. Cerchiamo di far incontrare la richiesta di artigiani, magari raccontando in modo piu attraente il lavoro che svolgeranno, con giovani sempre più motivati e preparati”.

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