Nel 2019 uccisi 49 giornalisti. Rsf: crescono pressioni dai governi

Quarantanove giornalisti uccisi in tutto il mondo dall’inizio dell’anno, quasi 400 in carcere, la metà dei quali solo in tre Paesi: Cina, Egitto ed Arabia Saudita.

941 giornalisti uccisi in 10 anni

Sono i numeri forniti da Reporter senza frontiere (Rsf), il cui portavoce, Michael Rediske, nel giorno in cui viene diffuso il rapporto annuale sulla libertà di stampa, denuncia come i governi abbiano accresciuto le loro pressioni sugli operatori dell’informazione.

– Leggi o scarica Il bilancio del 2019 di ‘Reporter senza frontiere’

I paesi con più giornalisti uccisi

Secondo Rsf, la metà dei giornalisti uccisi in tutto il mondo dall’inizio dell’anno si conta in cinque Paesi: Siria, Messico, Afghanistan, Pakistan e Somalia. Il numero è il più basso registrato dal 2003 e rappresenta un calo del 44% rispetto al bilancio dell’anno scorso. Questo minimo storico – rispetto alla media annuale di 80 – è dovuto ad una diminuzione dei giornalisti uccisi nelle zone di guerra. In Siria, Yemen e Afghanistan si è registrato un numero inferiore rispetto al 2018, passando da 34 a 17. La situazione, però, non è migliorata dappertutto: in Messico, ad esempio, i giornalisti uccisi sono stati 10, come l’anno passato. L’Amerca Latina, con un numero pari a 14, ha un livello di mortalità uguale al Medio Oriente e le sue guerre. Questo tipo di tendenza registra un numero di morti che corrisponde al 59% in Paesi con una condizione – apparente – di pace, ma al contempo un aumento del 2% di giornalisti uccisi perchè tali.

Numero di giornalisti uccisi, presi in ostaggio, detenuti e scomparsi

Quanto ai giornalisti detenuti, solo in Cina sono 120, oltre il 40% dei quali cosiddetti ‘citizen journalist’, che, a dispetto della censura, hanno cercato di diffondere informazioni indipendenti via social. La maggior parte di quelli imprigionati nel 2019 appartengono alla minoranza musulmana degli uiguri.

– Leggi o scarica Il bilancio del 2019 di ‘Reporter senza frontiere’

 

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