Inpgi, comunicatori chiedono a governo tavolo urgente per soluzioni condivise

Un tavolo tecnico aperto a tutte le parti in causa, per portare il contributo di conoscenza di un settore complesso e variegato come quello dei comunicatori, e valutare insieme i migliori passi da compiere nell’interesse di tutti: giornalisti e comunicatori. E’ questa la forte richiesta al governo che giunge dalla rete delle Associazioni dei comunicatori, che comprende le principali sigle del settore, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, in merito alla spinosa questione del salvataggio dell’Inpgi, l’Istituto previdenziale dei giornalisti, che versa in una grave crisi e per cui si profila la possibilità di far confluire in esso la platea dei comunicatori, valutati in 15-20 mila persone.

I rappresentati delle Associazioni dei comunicatori

“Fino ad oggi non siamo stati interpellati, troviamo del tutto legittimo che ci si preoccupi dell’Inpgi, ma allo stesso modo riteniamo che nel momento in cui si proponga di incorporare nell’istituto previdenziale dei giornalisti altre figure, queste siano presenti al tavolo delle decisioni. Il confronto deve essere allargato, e non per perdere tempo, ma al contrario per affrontare da subito i possibili problemi che sorgerebbero dalla confluenza dei comunicatori in Inpgi”, riassume Mario Mantovani, presidente Cida.
“Quello che chiediamo al governo è un tavolo urgente, strategico”, aggiunge Angelo Deiana, presidente Confassociazioni, “per chiarire una serie di equivoci di fondo che non sono stati affrontati in alcun modo. A cominciare dalla definizione del perimetro: chi sono i comunicatori? Quali figure professionali comprendono e a quali forme contrattualistiche rispondono? Non esiste un contratto specifico, dunque come identificarli?”.

Il secondo aspetto attiene alla sostenibilità economica di una confluenza dei comunicatori in Inpgi. “L’ossigeno che questa operazione porterebbe all’istituto rischia di avere una vita brevissima, non più di tre anni. Dopodichè ci si troverebbe nella stessa difficoltà attuale, con l’aggravante di coinvolgere nella crisi non solo i giornalisti ma anche i comunicatori” continua Deiana, che sottolinea come una base economica di 14 mila iscritti come quelli dell’Inpgi “è debolissima, anche se con i comunicatori diventasse di 34 mila”.

“Non si può procedere come fatto finora dall’Inpgi nelle ipotesi di salvataggio applicando un modello puramente contabile” osserva dal canto suo il segretario generale di Ferpi, Rita Palumbo, che pone sul tavolo della discussione anche la questione delle differenze sostanziali tra giornalisti e comunicatori. “Non sono soltanto due professioni diverse, ma rispondono a modelli di produzione diversi, profili professionali in continua evoluzione e molteplici forme contrattuali per quel che riguarda i comunicatori” sottolinea. “Non voglio aprire battaglie di territorio, ma in tutto questo tempo abbiamo assistito a tentativi di imposizione legislativa unilaterale: salvare l’Inpgi ad ogni costo, senza specificare né come né con chi, l’importante è mantenere lo status quo, a dispetto dei conti e dei diritti” continua.

“Non proponiamo ipotesi alternative, riteniamo che queste siano da studiare e sviluppare congiuntamente”, precisa Mantovani, “ma con alcuni punti fermi da salvaguardare: il diritto alla tutela previdenziale e la sostenibilità nel lungo termine degli enti previdenziali”.

Eppure qualche ipotesi alternativa emerge con chiarezza dal tavolo dei relatori, come quella di far confluire l’Inpgi nell’Inps, mantenendo l’Istituto previdenziale dei giornalisti ad occuparsi di gestione separata per la libera professione e di previdenza complementare. “La confluenza dei comunicatori in Inpgi costerebbe all’Inps circa 100 milioni all’anno”, osserva Deiana, “si toglierebbero risorse per darle ad altri e ritrovarci alla fine a pagare tutti in termini fiscali generali”. Senza contare il rischio di un numero elevatissimo di ricorsi a cui si andrebbe inevitabilmente incontro, si aggiunge. “La confluenza di Inpgi in Inps è un’ipotesi da studiare. Anche all’interno della nostra categoria ci sono forme previdenziali personalizzate e complementari. Sarebbe un bene per tutti” conclude Mantovani.

A nome della Rete delle Associazioni dei Comiunicatori hanno partecipato alla conferenza stampa Ascai, Associazione per lo sviluppo della Comunicazione aziendale; Cida, Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità; Com&Tec, Associazione italiana per la comunicazione tecnica; Confassociazioni , Confederazione Associazioni professionali; Ferpi, Federazione Relazioni pubbliche italiana; IAA Italy, International advertising association chapter Italy; Una, Aziende della comunicazione unite.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Il mercato M&E italiano nel 2020 cala il valore a 30,9 miliardi, -9,5% causa Covid. PwC: spesa adv -19,7% – NUMERI E INFOGRAFICHE

Il mercato M&E italiano nel 2020 cala il valore a 30,9 miliardi, -9,5% causa Covid. PwC: spesa adv -19,7% – NUMERI E INFOGRAFICHE

Massimo Caputi, capo dello Sport del Messaggero, licenziato “per giusta causa”. Lo scrive Professione Reporter

Massimo Caputi, capo dello Sport del Messaggero, licenziato “per giusta causa”. Lo scrive Professione Reporter

Papa Francesco: importante una comunicazione onesta per raccontare la verità su quel che sta succedendo all’interno della Chiesa

Papa Francesco: importante una comunicazione onesta per raccontare la verità su quel che sta succedendo all’interno della Chiesa