Una no-profit canadese contro gli abusi sessuali online: chiusi siti illegali grazie al programma Arachnid

“È stata una battaglia epica. Vinta. Ma può essere ripetuta?”. Il New York Times con un lungo articolo apparso sul suo sito lo scorso 22 dicembre racconta di come una piccola organizzazione contro gli abusi sessuali online è riuscita a far chiudere numerosi siti illegali. Un piccolo passo, per il momento. In un mare di predatori sessuali e abusi via internet.

LA STORIA – Il Canadian Centre for Child Protection è stato fondato nel 1985 in seguito alla scomparsa e all’omicidio del tredicenne Candace Derksen. Sua madre, Wilma, ha dato vita all’organizzazione con nient’altro che una manciata di volontari, la determinazione ad aiutare le famiglie nel momento di maggior bisogno e una visione per fornire servizi essenziali a cui la sua famiglia non aveva avuto accesso durante e dopo la scomparsa di Candace. Col tempo la piccola organizzazione canadese ha sviluppato una serie di servizi per denunciare le pratiche pedopornografiche. E nel 1999 è stata tra le prime a riconoscere un divario nella protezione dei minori, con Internet che diventava sempre più popolare e i canadesi che non avevano alcun meccanismo per segnalare situazioni potenzialmente illegali.
È nata così nel 2002 Cybertip.ca, un promo sistema di segnalazione dello sfruttamento sessuale online dei bambini: un sito centralizzato per le segnalazioni, la valutazione dei rapporti e l’educazione del pubblico.

 

LE INDAGINI – L’inchiesta firmata sul Times da Gabriel J.X. Dance, con la collaborazione di Michael Keller, Rich Harris, Virginia Lozano e Rumsey Taylor parte dal 2012, quando nascono e cominciano a proliferare in rete siti che promuovono immagini di minori. Illegali. Parliamo di foto e video di abusi sessuali su minori, immagini violente ed esplicite di neonati e bambini. Man mano che le immagini diventavano più estreme, i siti attiravano centinaia di migliaia di visitatori e trovavano il modo di nascondersi dietro varie società tecnologiche. “Sono 45milioni le foto e i video di abusi sessuali su minori segnalate solo l’anno scorso – spiega il Times – Il web è una distesa a ruota libera dove il compito sfavorevole di affrontare i predatori ricade principalmente in poche decine di organizzazioni non profit con piccoli budget, piccole dimensioni ma grande determinazione”. Come accaduto stavolta.

LA SVOLTA – Per anni il Canadian Centre for Child Protection ha provato a combattere i siti e il loro contenuto, ma ha sempre dovuto fare i conti con programmatori ed esperti informatici che, grazie all’appoggio di società specializzate statunitensi, si dimostravano un passo avanti e riuscivano a sventare le segnalazioni. Fino a quando l’organizzazione canadese ha sviluppato un’arma tecnologica propria, uno strumento sofisticato per trovare e segnalare immagini illegali sul web. Si chiama Arachnid ed è un programma che esegue la scansione dei siti che contengono materiale sugli abusi sessuali su minori e rileva dove questi contenuti sono pubblicamente disponibili su Internet. Il fornitore di hosting riceve immediatamente un avviso che ne richiede la rimozione. Arachnid elabora migliaia di immagini al secondo ed è quindi in grado di rilevare i contenuti a un ritmo che supera di molto quello dei metodi tradizionali.

VITTORIA? – Le segnalazioni sono state milioni. La reazione dei siti presi di mira si è basata su una campagna diffamatoria contro il Canadian Centre for Child Protection, con tanto di email al governo, giustificazioni varie e dichiarazioni pubbliche contro il mondo no-profit. Dopo oltre un milione di notifiche di contenuti illegali segnalate grazie al progetto Arachnid, i siti in questione sono stati costretti alla chiusura lo scorso novembre. Molte organizzazioni che combattono da tempo la pedopornografia hanno parlato di vittoria. “Ma non ci sono illusioni sull’enorme impresa rimasta”, avvisa il Times. Migliaia di altri siti continuano ad offrire l’accesso a immagini illegali e depravate di bambini. D’altronde solo l’anno scorso l’Europa ha superato gli Stati Uniti come principale mercato per materiale pedopornografico sul web, secondo un rapporto Inhope (gruppo che coordina le associazioni contro l’abuso di minori in tutto il mondo).
E i Paesi Bassi, tra gli altri, si posizionavano in testa alla lista. In un’intervista a L’Aia, il ministro della giustizia olandese, Ferdinand Grapperhaus, ha dichiarato di essere imbarazzato dal ruolo di hosting svolto dalle società olandesi per la diffusione di materiale pedopornografico. La polizia olandese afferma di
“non avere le risorse per contrastare quello che è essenzialmente un mondo senza fine”, scrive il Times. Ciò significa che risultati come quelli del mese scorso, sebbene apprezzati dalle organizzazioni contro gli abusi sui minori in tutto il mondo, probabilmente rimarranno rari. Il caso di Arachnid e del Canadian Centre for Child Protection potrebbe esser ricordato, appunto, come una “vittoria rara, in una guerra senza fine”.

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