“L’informazione fai da te è il grande raggiro di questi tempi”. Il direttore della Provincia di Sondrio spiega ai lettori la “grande truffa della disintermediazione”

La Provincia di Sondrio da oggi aumenta di 20 centesimi il costo della copia cartacea. Il direttore Diego Minonzio nel suo editoriale spiega ai suoi lettori il perchè di questo ritocco allargando la riflessione al valore e al prezzo di una buona informazione. 

Il prezzo e il valore del vostro giornale 
Se una cosa è gratis vuol dire che quella cosa non vale niente. Questo celebre aforisma è particolarmente utile perché ci ricorda che il valore di un oggetto, il valore di un contenuto è l’unico elemento davvero fondamentale in un’epoca che ha fatto saltare tutte le gerarchie, tutte le rendite di posizione, tutte le certezze consolidate.
Da oggi “La Provincia di Sondrio” costerà un euro e mezzo. Sono venti centesimi in più rispetto a ieri. Venti centesimi non sono niente, diciamoci la verità – che cosa si compra con venti centesimi? – ma possono anche essere tantissimo. Tutto dipende da quello che dicevamo all’inizio, cioè dal valore di quell’oggetto, l’oggetto giornale, di quei contenuti, i contenuti di quel giornale, e dipende dal fatto se tutta quella roba lì, quello strumento così formidabile per un secolo, ma oggi così vintage, così démodé, lo valga per davvero quell’euro e mezzo.

Chi conosce solo un po’ chi scrive questo pezzo, sa bene che detesta retoriche, piagnistei, moralismi, fariseismi, chiamate alle armi, appelli alla nazione o, peggio che peggio, mani sul cuore – tutta roba da giornalisti di serie B – e quanto invece apprezzi la schiettezza e la lealtà dei rapporti, anche al limite della ruvidezza urticante. È quindi del tutto inutile ribadire la litania dei luoghi comuni, anche se sono tutti veri: l’aumento del prezzo della carta, quello del costo del lavoro, le difficoltà strutturali della raccolta pubblicitaria prosciugata dal monopolio digitale degli over the top mondiali, la rivoluzione antropologica prodotta dalla rete e bla bla bla. E non è neppure decisivo, per quanto davvero importante, ricordare che per chi crede nel nostro giornale non cambierà nulla: chiunque sottoscriverà un abbonamento consegnato dalla posta o ritirato in edicola non spenderà un solo euro in più e, anzi, potrà addirittura risparmiarne.

Il punto è un altro. Un punto sul quale sarebbe opportuna una profonda riflessione. Che cos’è l’informazione? A che serve? Quale ruolo gioca nella nostra vita e in quella del nostro territorio? Che cos’è una comunità – politica, economica, sociale, culturale, sportiva – senza un’informazione professionale, strutturata, indipendente? E cosa sarebbe senza? In un mondo nel quale tutto costa e tutto ha un prezzo – una casa, un’auto, un cane, una vacanza, un carrello della spesa – perché mai solo l’informazione dovrebbe essere gratuita? Quanto valore c’è dentro un comunicato copiaincollato da chissà chi e chissà come e chissà perché, una chiacchiera non verificata e spifferata come se fossimo al bar, un si dice senza alcun riscontro, alcun approfondimento, alcun contraddittorio?

Il nostro giornale è leader nel cartaceo, ma è anche ben presente sul web, su Facebook, su Twitter”.

Eppure ci rendiamo conto di quanto povera sia – almeno oggi – questa informazione cotta e mangiata, superficiale, epidermica e quanto sia incapace di andare al fondo delle questioni. Un giorno, speriamo non lontano, il digitale raggiungerà quella dimensione di assoluta verticalità, qualità e approfondimento richiesta dai tempi nuovi, ma non è questo il giorno. E quando arriverà quel giorno, sarà di certo a pagamento, statene certi. Perché torniamo sempre lì. Il lavoro costa. Il lavoro va retribuito. Non ci sono pasti gratis. Da nessuna parte e neppure nell’editoria.

Ora, noi siamo assolutamente consci di quali e quanti errori e svarioni e strafalcioni e cialtronate siano infarciti i giornali da sempre, dalla notte dei tempi, da Gutenberg a Zuckerberg, e siamo assolutamente consci di quanto sia demoralizzante capire ogni mattina quanto meglio si sarebbe dovuto scrivere la sera prima. Ma quale professionista serio e onesto – architetto, macellaio, barista, avvocato – non si pone ogni giorno questa domanda?

Però, al contempo, vediamo anche le cose che facciamo. Vediamo i contenuti che diamo ogni giorno – in esclusiva – ai nostri lettori: le pagine economiche, le cronache di città, quelle di provincia, la sezione culturale, quella sportiva. E tutti i nostri settimanali: quello culturale “L’Ordine”, quello economico che sta per partire “Imprese&lavoro”. E la nostra rivista “Imprese” per il resoconto di fine anno di tutta l’economia locale. E vogliamo parlare delle nostre campagne d’inchiesta come quella sul territorio che si prepara per le Olimpiadi invernali del 2006 o quelle sulle infrastrutture indispensabili per l’economia valtellinese e valchiavennasca?

Scusate, conoscete qualcun altro che fornisca ogni giorno tutti questi contenuti? Bene, se è così, ed è così, nonostante i nostri difetti – primi fra tutti quelli del suo direttore, che tutto decide e che quindi di tutto risponde – questo è un valore che ci pone mille miglia lontano dalle scorciatoie della demagogia, della superficialità, della panza, delle tre righe in cronaca che tanto me le faccio bastare e, soprattutto, della grande truffa della disintermediazione. Se uno prende un aereo, vuole un pilota professionista. Se uno sta male, vuole un medico professionista. Se uno cerca casa, vuole un immobiliarista professionista. L’informazione fai da te è il grande raggiro di questi tempi, la grande trappola ordita da chi vuole sommergerci di notizie per non farci pensare. L’informazione vera si fa con giornalisti professionisti, che scelgono e selezionano e rispondono in tutte le sedi e si prendono pure le querele, gli insulti e i gatti morti in faccia, ma che non si nascondono dietro nickname o padroni invisibili. Chi compra, paga. E solo chi paga è padrone di quello che ha comprato. È per questo che voi siete i nostri padroni.

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