Il Corriere della Sera lancia un concorso per ridisegnare e riprogettare l’edicola del XXI secolo

Corriere della Sera,  06/01/2020  – Come in un negozio di leccornie, nella foto qui accanto Orson Welles si immerge con golosa curiosità in un chiosco dei giornali. Siamo a Roma, in via Veneto, nel 1958; l’edicola a quel tempo era un’icona urbana, come i tavolini del Doney o del Café de Paris, scenari della dolce vita. E pazienza per la schiena curva e il sigaro in bilico: «correre all’edicola» era un rito quotidiano che ci collegava con il mondo.
È andata benissimo fino agli inizi degli anni 90, quando, complici i fatti di Tangentopoli, si sfiorarono i 7 milioni di copie di quotidiani in vendita. Poi il lento, inarrestabile declino, in coincidenza con la nascita e l’espansione dell’informazione su Internet e, più in generale, con l’affermarsi di una vita affollata di tecnologia che ha messo in crisi la «carta». Negli ultimi 8 anni i punti vendita sono passati da 34 mila a 27.500 ma i chioschi tradizionali oggi sono solo 8 mila. E ogni giorno c’è chi si arrende e chiude. Col risultato paradossale che spesso si fatica a trovare un posto dove comprare un giornale. Un circolo vizioso, che fa male a tutti: editori, distributori, venditori e acquirenti.

Dobbiamo arrenderci all’estinzione di un luogo che per molte generazioni è stato un cardine della vita civile? Il Corriere crede che si possa dare un futuro all’edicola, restituirle valore e dignità con una funzione di servizio al passo con i nostri tempi. Un ruolo di cerniera nelle città che, in epoca digitale e social, esprimono nuove modalità e ritualità dello stare assieme. Da un’idea di Nemo Monti e con la curatela di Luca Molinari studio, promuoviamo un concorso a inviti per ridisegnare e riprogettare l’edicola del XXI secolo. E lanciare un dibattito che ha nella parte strutturale ed estetica solo il punto di partenza. Pur nelle sue varianti, questo «totem» è rimasto ancorato all’immagine di area di sosta veloce per il cliente e di spazio angusto per l’edicolante (o per chi ne fa le veci). E invece, perché non pensare a un luogo in cui fermarsi per «esplorare» e leggere, confortevole anche per chi lavora? Insomma, amichevole e polifunzionale?

Numerosi edicolanti che esercitano ancora con passione il loro mestiere hanno già trovato modi per reinventarsi, accostando alla vendita dei giornali tutta una serie di servizi al cittadino (dal pagamento delle bollette al ritiro dei pacchi Amazon) che dia loro un ruolo di presidio di quartiere. Come abbiamo più volte raccontato nelle pagine del Corriere e dei suoi supplementi, questi professionisti non tradiscono la loro attività originaria ma al contrario spesso invitano e invogliano alla lettura persone che arrivano per altri scopi.

Uno spirito di flessibilità che merita ambienti più consoni. Ecco, dunque, l’importanza della progettazione, del design. I sette nomi prescelti di architetti e architette sono chiamati a considerare queste e altre sfide (come la sostenibilità energetica e nell’uso dei materiali) per uno spazio che mantenga la dimensione media delle edicole odierne, 16/20 metri quadrati. Dei sette progetti ne verrà scelto uno dal quale sarà sviluppato un prototipo da esporre alla Design Week 2020, a Milano dal 21 al 26 aprile. Insomma, cancelliamo dalla mente la sorte delle cabine telefoniche: un’altra vita è possibile per l’edicola. Più connessa, più sociale. Ma sempre con quel profumo della carta, da far (ri)scoprire e gustare. Un po’ come il sigaro di Welles.

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