Un’indagine di Milano-Bicocca rivela: gli over 65 sono ancora poco social

La giornalista e scrittrice Maria Venturi, ottantenne, ha da poco scoperto Facebook. Nei post, chiede scusa per non avere ancora confidenza con la moderna diavoleria, ma promette di migliorare e, in effetti, ogni giorno fa passi avanti: è ormai capace di caricare fotografie, intervenire sui profili degli amici, accettare o cancellare contatti. Ebbene, Maria Venturi è una felice eccezione: in Italia, gli over 65 sono ancora poco social, meno della metà rispetto ai loro coetanei europei. Va però detto che dal 2013 al 2016 la popolazione over 65 che utilizza i social è salita dal 3 al 7 per cento. È il risultato di uno studio – sarà presentato il 13 gennaio 2020 – condotto nell’ambito del progetto Ageing in a Networked Society, coordinato da Emanuela Sala, docente del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale di Milano-Bicocca, e sostenuto da Fondazione Cariplo.

I ricercatori hanno analizzato un campione di oltre 32mila europei, tutti over 65 (fonte dati Eurostat Community Statistics on Information Societies). Nel 2016, solo il 7 per cento degli anziani italiani utilizzava i social network, ma con un trend in crescita rispetto al 2013 quando ad accedere ai social era solo il 3 per cento. Ciò nonostante, il cosiddetto ‘grey digital divide’, ovvero il divario tra l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte degli anziani rispetto al resto della popolazione, è ancora marcato.

Cco

Il 13 gennaio presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca (Edificio U7, Aula Pagani, via Bicocca degli Arcimboldi, 8) si terrà la presentazione dei primi risultati della ricerca e si discuterà del rapporto degli anziani italiani ed europei con le nuove tecnologie. Nel corso dell’incontro, verranno presentati anche i risultati di altri due studi volti a capire quali app preferiscano gli anziani e quanto l’utilizzo dei social incida sulle relazioni sociali.
Per studiare modalità e tempi di utilizzo delle nuove tecnologie, è stata installata una app di monitoraggio ad hoc direttamente sugli smartphone di 30 volontari dell’associazione Auser di Monza e Brianza di età compresa fra i 65 e 75 anni. L’analisi dei dati così raccolti ha rivelato che ogni partecipante accede allo smartphone 127 volte al giorno per un totale di un’ora ed 8 minuti. Nell’arco di un mese i partecipanti passano sullo smartphone, complessivamente, 35 ore in media; tuttavia il tempo medio di permanenza sul telefono, ogni volta che vi accedono, è di 32 secondi.

L’analisi mostra come l’uso dello smartphone sia abbastanza stabile nell’arco della giornata, dalle 8 di mattina alle 8 di sera. Si nota una flessione tra l’una e le 5 del mattino e un picco alle 8 del mattino e alle 20. I dati sembrano suggerire che lo smartphone è la prima cosa che i partecipanti controllano appena svegli e l’ultima prima di dormire.

Dall’indagine è emerso che WhatsApp è l’applicazione social di gran lunga più utilizzata dai partecipanti (52% del tempo totale passato sullo smartphone); seguono Facebook (36%), YouTube (10%), LinkedIn (1%) ed Instagram (1%). I dati mostrano come i partecipanti facciano un largo uso di siti di social network, ed in particolare di piattaforme come WhatsApp e Facebook. Non è stato rilevato un uso significativo di applicazioni legate a shopping e salute.

Verranno inoltre presentati i risultati di un esperimento sociale condotto dalla Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso in collaborazione con i ricercatori di Milano-Bicocca per analizzare l’effetto dell’utilizzo dei social applicazioni sulla solitudine e le funzioni cognitive degli anziani. All’esperimento hanno partecipato quasi 150 anziani. L’analisi preliminare dei dati ha rivelato che chi ha utilizzato lo smartphone per due mesi (la durata dell’esperimento) non ha riportato miglioramenti diversi da coloro che sono stati impegnati in attività di socializzazione tradizionali.

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