Influencer, Facchinetti (NewsCo Management): è l’esperienza dell’utente che genera profitto, non il contenuto; fra 10 anni tutti saranno influencer

Francesco Facchinetti racconta al Messaggero la sua attività di imprenditore nel mondo digitale e in particolare nella gestione degli influencer. La sua NewCo Management, nata nel 2013, rappresenta più di 40 personaggi  tra cui Frank Matano, Giulia De Lellis, Riki, Emis Killa, The Kolors, Irama. Ecco alcuni passaggi dell’intervista di  Nicolas Lozito  che aiutano a capire i meccanismi di questo mercato così importante per il mondo editoriale e pubblicitario.

Francesco Facchinetti (foto Ansa)

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È questo il futuro? Addio vecchi mezzi di comunicazione?
«La tv è sempre meno cool, manca di anima, non è tridimensionale. Per le persone di oggi è più interessante e aspirazionale guardare un nostro simile su internet, un nostro pari, ci sembra vero e sincero. Ha azzerato le distanze».

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I palinsesti tv battuti da una programmazione autogestita via telefono?
«La tv non va in pensione, ma per sopravvivere dovrebbe fare entrare veramente i giovani. Iniziare a produrre programmi multi-piattaforma, nativi per il web. Immaginate se un programma famoso fosse trasmesso solo su Instagram. O immaginate un programma dove i talenti del web fossero mostrati anche in tv: io vorrei condurlo, anche di notte, con la libertà di cambiare le regole della tv».

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Diventare virali equivale a quello che ai suoi tempi era creare tormentoni, quindi?
«La viralità è doping: è una propulsione momentanea. Quante fashion blogger sono rimaste dopo il boom iniziale? Era pieno, ora ce ne è solo una, la Ferragni. Perché bisogna mettere i contenuti. Un tormentone, invece, è un ritornello che rimarrà nei secoli dei secoli».

Altri settori di influenza?
«È da anni che cerco di entrare nello sport: c’è un deficit incredibile di comunicazione. Così da poco seguo Sergej Milinkovic: non è un atleta, è un eroe. Sono molto orgoglioso che sia stato nominato miglior giocatore di dicembre».

Fra dieci anni che mondo ci sarà?
«Fra 10 anni tutti saranno influencer: sarà una società a costi marginali nulli. I beni non materiali non costeranno, e per andare al ristorante non si pagherà, perché l’avremmo consigliato ad altri amici».

Non è uno schema piramidale?
«Succederà in tutti i settori quello che è avvenuto con Spotify: è l’esperienza dell’utente che genera profitto, non il contenuto. E gli utenti, se saranno interessati, potranno tutti giocare la propria partita: la gente normale avrà 300.000 follower ciascuno».

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