Stefano Coletta, l’intellettuale a RaiUno

Quella di Stefano Coletta alla guida di Rai1 è l’unica delle nomine previste da mesi non messa in discussione, basata su competenza e risultati, oltre che ben vista dal Pd di Zingaretti, pensata per mettere fine alla “pacchia” sovranista animata con Teresa De Santis. Una bella sfida: un vero intellettuale alla guida della prima rete. Ma anche una persona in sintonia con il sentire popolare (e non populista) e che tratta con sapiente esperienza il prodotto televisivo, un “artigiano” della tv molto legato al concetto di servizio pubblico.
Nello stallo sugli spostamenti nelle testate, Coletta dirigerà anche la macrostruttura dell’Intrattenimento in prime time, prevista dal piano editoriale dell’amministratore delegato, Fabrizio Salini.

Se chiedi in giro alla Rai un parere su Stefano Coletta, il cui passaggio da Rai3 alla rete ammiraglia potrebbe essere confermato, è unanime il giudizio sulla sua professionalità come “uomo di prodotto” e capace di mantenere buoni rapporti con i collaboratori. Sarà per la sua formazione umanistica con taglio psicoanalitico (una tesi a Lettere sul matricidio nella letteratura triestina), lui stesso ha fatto anni di analisi freudiana, che guarda e ascolta l’altro da sé. Una caratteristica della programmazione vincente nella sua Rai3 è stato lo storytelling, il far raccontare la vita a persone comuni facendole diventare protagoniste, magari sedute su una panchina in un parco.
Un romanzo popolare, quindi, salvo avere intuizioni “pop” come quella di rilanciare Raffaella Carrà non come ospite iconica e d’antan ma come intervistatrice nel tempo reale (riproposta nello show di Fiorello in un felice contrasto con Achille Lauro). E nei programmi Colletta, nato l’8 marzo, ha dato voce alle storie di donne condotte da donne, come nelle “Ragazze” condotte da Gloria Guida, ma anche in altri ambiti, da Serena Bortone all’”Agorà” mattutina al ritorno della satira con Serena Dandini.

Stefano Coletta (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Idee che possono avere buone chance a Rai1, ma qui il target è più familiare e la dimensione intimista potrebbe scontrarsi con le necessità generaliste di una rete che vive di fiction, quiz, show e grandi eventi. Certo Sanremo 2020 è arrivato, (“fare un Festival da dirigente è un sogno” ha confessato), ma il termometro della rete ammiraglia è la raccolta pubblicitaria e bisogna vedere come si muoverà Coletta nella macrostruttura dell’Intrattenimento in prime time. E c’è chi pensa che non sarà facile avere a che fare con i big di Rai1 come Carlo Conti, Amadeus, Elisa Isoardi e altri (e lo strapotere degli agenti), invece della squadra collaudata nella nicchia protettiva di Rai3 dove magari qualche volta la pazienza saltava anche a lui, ma in generale viene descritto come un tipo Zen che segue la lavorazione di un programma dall’inizio alla fine. Probabile che porti a RaiUno il vicedirettore Giovanni Anversa.
Magari, per dirla con Lucia Annunziata (alla quale ha prolungato ancora il suo ‘Mezz’ora in più’) Coletta “in epoca di populismi ha reso popolare il racconto delle persone, con grande sensibilità per quello che il popolo esprime. Speriamo che per la prima volta l’intrattenimento colto, prodotto per una rete a vocazione minoritaria come Rai3, passi a Rai1, rete popolare e maggioritaria”.

Coletta è uomo di sinistra, anche alla sinistra del Pd in cui viene incasellato, ma non è inviso ai 5Stelle avendo buoni rapporti con Vincenzo Spadafora. Ha resistito ai cambi di colore fra i governi giallo-verde e giallo-rosso e ha retto al terremoto Europee, perché, al di là delle “quote” di partito, il suo passaggio a Rai1 è una scommessa fatta sui buoni risultati ottenuti a Rai3 con format originali e mai trash (nella tradizione della rete di Guglielmi) e anche l’abilità a muovere il palinsesto. Uno “bravo”, come si diceva ai tempi della lottizzazione classica quando la scelta cadeva su un candidato non figlio della politica.

Nato a Roma nel 1965 ma abruzzese di origine, legato al paesino Roio del Sangro. Il padre era chef all’ambasciata inglese, la madre casalinga; amante della lirica e del cinema, grande lettore, suona il pianoforte e canta (ma non ha più tempo), schivo, affidabile, telespettatore “onnivoro”, così lo descrivono amici e collaboratori.

E’ un uomo Rai per eccellenza, tanto da aver rifiutato l’offerta del passaggio a La7 quando Paolo Ruffini ne divenne direttore lasciando Rai3 e Coletta non era ancora dirigente (la Rai lo promosse subito dopo il suo rifiuto alla concorrenza). E’ “uno che ha fatto la gavetta” iniziata nella mitica ‘3131’ a Radio2 nei primi anni 90 come programmista regista, di fatto redattore e inviato per la trasmissione aperta agli ascoltatori in diretta. Una scalata in dieci anni di contrattino in contrattino precario, fino all’assunzione in Rai. Da redattore a capo, da inviato a capostruttura, da vice a direttore.
La prima palestra in cui ha tradotto storie di vita in racconti televisivi interessanti è stata come capo autore a ‘Mi manda RaiTre’ condotto da Piero Marrazzo, poi ancora con il vincente ‘Chi l’ha visto’, che ha aperto ai fatti di cronaca, risollevato con Federica Sciarelli (un suo sogno sarebbe condurlo).
Una sua sponsor a Rai3 è stata Silvia Calandrelli, allora vicedirettore di rete. A sua volta Coletta divenne vice con Andrea Vianello, come direttore ha ricevuto il testimone da Daria Bignardi nel 2017, nominato dal dg Campo Dall’Orto che lo preferì ad Andrea Salerno. Appena arrivato a Rai3 nel luglio 2017 (già svuotata dall’uscita di Floris nel 2014) si è visto scippare Fabio Fazio passato a Rai1, poi declassato per volere leghista, e la banda di Diego Bianchi con il suo ‘Zoro’ che ha seguito Andrea Salerno a La7.
Senza lamentarsi Coletta ha ricostruito il palinsesto della rete risalendo la china puntando sul racconto. E’ la sua chiave di lettura del mondo anche nell’informazione, curando un programma come quello di Bianca Berlinguer in cui l’attualità politica si intreccia con le storie raccontate in modo anomalo da Mauro Corona, montanaro, ecologista dal cervello fine e dal nervo teso.

A Rai3 si sentono già orfani. Coletta ha dato quello che sembra l’ultimo colpo di bacchetta con il concerto di Natale diretto da Ezio Bosso. All’ammiraglia dopo gli sballottamenti dell’ultimo anno sono in attesa. Intanto c’è chi si organizza per difendere le posizioni guadagnate con la direzione di Teresa De Santis, e chi spera di uscire dalla trincea dove si era nascosto in attesa che l’onda sovranista passasse.

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