Il Pd si è fatto fuori da Viale Mazzini: trionfa l’asse politico M5S-FdI. Salini ha la sua squadra per la riforma della Rai

Finalmente è successo. Dopo mesi in cui il tema delle nomine dei direttori delle reti e dei generi della Rai, scelta fondamentale per mettere in moto la riforma Salini, erano al centro delle chiacchiere di politici, giornalisti e soprattutto dei dipendenti dell’azienda, l’ad Fabrizio Salini ha pensato che fosse arrivato il momento per superare le turbolenze politiche che sembrano non placarsi mai su Viale Mazzini e affrontare il consiglio di amministrazione. Un consiglio di amministrazione che dire strambo è dire poco.

Nella foto, da sinistra Vincenzo Spadafora, Beatrice Coletti e Giampaolo Rossi

Non si sono mai viste infatti persone cosi poco competenti e condizionate politicamente messe a governare l’ente radiotelevisivo pubblico. E così quando martedì 14 il Cda si è riunito per votare le otto nomine ci si aspettava un po’ di teatro, ma onestamente non quello che è successo. I nomi in ballo erano noti: Stefano Coletta, alla direzione di Raiuno e all’Intrattenimento di prima serata, Ludovico Di Meo a Raidue e alla direzione Cinema e serialità, Silvia Calandrelli a Raitre a alla direzione Cultura, Franco Di Mare all’Intrattenimento di day time, Duilio Giammaria ai Documentari, Tinni Andreatta alla direzione di Rai Fiction, Luca Milano alla direzione Ragazzi, Angelo Teodoli al Coordinamento dei generi, e Marcello Ciannamea alla Distribuzione. Su questa proposta il consiglio si è spaccato in un fantasioso scenario di preferenze con chi ha votato no, chi si è astenuto e chi ha votato in modo diverso su ogni candidato. Risultato solo quatto nomi, Stefano Coletta, Franco di Mare, Luca Milano ed Angelo Teodoli, sono passati a maggioranza.

Il parere del cda sulle nomine delle direzioni editoriali non è vincolante, mentre lo diventa sull’informazione: la contrarietà dei due terzi del Cda invalida le nomine ai telegiornali e anche alla direzione dell’Approfondimento. Tutte nomine che non a caso Salini ha tenuto fuori da questo primo round che ha registrato alte punte di bellicolosità da parte del Pd. Sono settimane che negli ambienti romani vicino alla Rai si sente il tormentone che dice che “il Partito democratico è molto scontento della gestione Salini della Rai”. Lo si è visto durante il cda con la consigliera dem Rita Borioni che ha avuto parole di fuoco nei confronti di Salini e della sua gestione, astenendosi sulle nomine solo per non votare “no” come la Lega.

Nicola Zingaretti e Rita Borioni (foto Ansa)

Ma perché il partito di Zingaretti è così invelenito? AI democratici delle scelte su reti e generi non interessa niente, invece vogliono cambiare le direzioni dei telegiornali in nome del riequilibrio informativo rispetto alle scelte fatte dalla Rai gialloverde a trazione leghista. I dem insistono per cambiare Carboni al Tg1, intoccabile perchè in quota Cinquestelle, e Sangiuliano al Tg2, blindato da Salvini, che fanno prodotti bruttini, in calo di ascolti, ma sono intoccabili.
Strattonato da tutte le parti Salini consapevole che in consiglio non c’era la maggioranza per accontentare le voglie del Pd, ha deciso di puntare sulle le nomine editoriali per le reti e le direzioni di genere, quelle veramente importanti per il piano industriale.

Lo smacco sui tg ha fatto saltare i nervi al Pd e a Matteo Renzi di Italia Viva intestarditi per riportare a una direzione giornalistica (Tg1 o Tg3) Mario Orfeo, ex direttore generale (e prima un buon capo del Tg1 e del Tg2) che però i Cinquestelle considerano – chissà perché? – un nemico giurato. Sul nome di Orfeo le nomine sono rimaste bloccate per settimane in uno psicodramma di rinvii. Il pd voleva anche Antonio Di Bella, direttore di RaiNews, a capo dell’Approfondimento, e Maria Pia Ammirati, direttora di Rai Teche, ai Documentarti e a Raitre.
Ai Pd non sono bastati i riconoscimenti a persone del loro giro come Stefano Coletta che passa da i Raitre a Raiuno, al posto di Teresa De Santis. considerata filo salviniana e protetta dal presidente sovranista Marcello Foa. E non sono andate bene nemmeno le scelte di Silvia Calandrelli, Franco Di Mare e Duilio Giammaria tutti di area dem pur avendo il favore dei grillini .

Fabrizio Salini (Foto ANSA / FABIO FRUSTACI)

A viale Mazzini si è assistito all’ennesima crisi autodistruttiva della sinistra. Con cinque stelle e Fratelli d’italia che si sono alleati formando un inedito asse a favore di Salini. La consigliera grillina Beatrice Coletti (una manager della televisione) e Giampaolo Rossi, il consigliere del partito della Meloni, hanno infatti votato “si” a tutte le nomine insieme a Salini, con l’eccezione dell’astensione di Rossi su Duilio Giammaria, perchè “non lo conosce”.
I Cinquestelle non hanno ceduto su lasciare la poltrona di direttore del Tg1 nè sul Tg3 (almeno per ora), conquistandosi crediti da parte di tutti i nuovi direttori.
Con Ludovico Di Meo, a Raidue al posto di Carlo Freccero (costretto per legge alla pensione), il centro destra guadagna la seconda rete senza perdere il Tg2 superleghista con il direttore Sangiuliano. Una vittoria per il consigliere Rossi, vero collettore di nomine della stagione saliniana. che a leggere i suoi tweet e il suo blog L’Anarca, è la riserva del centro destra per la presidenza nel caso di una uscita di Foa.. Abile nelle relazioni politiche, Rossi conosce molto bene l’azienda per essere stato per quasi dieci anni, dal 2004 al 2012, alla presidenza di Rainet, l’antesignano dell’attuale direzione digital. Aziendalista, in buoni rapporti con Salini, può vantare un certo numero di nomine di dirigenti che lavoravano con lui a Rainet come Elena Capparelli, salita a capo di Rai Play, Felice Ventura alla direzione delle Risorse Umane, Giuseppe Mondelli che dirige una casella importante nella direzione di Ventura, e Alessandro Zucca all’Immobiliare.

La perdita del presidio su Raiuno dopo l’uscita della De Santis, non è piaciuta alla Lega, quindi il consigliere salviniano Igor De Biasio ha votato no in blocco alle nomine; mentre Marcello Foa in qualità di presidente si è astenuto. Ma ha fatto un intervento contro Salini a cui ha rimproverato i tempi e le modalità con cui ha orchestrato le nomine.

Riccardo Laganà (foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

E infine la parte giocata dal consigliere Riccardo Laganà, il rappresentante dei dipendenti in consiglio, che ha ottenuto che si votassero le nomine singolarmente, astenendosi su Tinni Andreatta, Ludovico Di Meo e dando voto negativo a Silvia Calandrelli. Per quanto riguarda le due dirigenti la posizione del consigliere è dovuta al fatto che, Andreatta guida la Fiction da quasi otto anni, periodo oltre il quale l’Anac suggerisce l’opportunità di un avvicendamento. Calandrelli invece alla direzione di Rai Cultura questo periodo lo ha già superato. Laganà ha voluto evidenziare un problema su cui l’azienda dovrà trovare delle soluzioni mentre il consigliere si è astenuto su Ludovico Di Meo non trovando nel suo curriculum esperienze e competenze per dirigere la direzione Cinema e serialità.
L’Andreatta che tutta la Rai dovrebbe ringraziare per il lavoro fatto alla fiction si è molto risentita. Enon ne ha fatto mistero.

Come se non bastasse ci si è messo anche il collegio sindacale che ha sollevato perplessità sul doppio incarico rete-genere: dopo lunga discussione si è deciso che i tre direttori di rete, Coletta, Di Meo e Calandrelli, siano nominati ai Generi mentre la rete è ad interim dovendo poi trasformarsi in una entità diversa (quando succederà però non si sa).

Il campione del nuovo scenario di Viale Mazzini è Stefano Coletta, neo direttore di Raiuno e dell’Intrattenimento di prime time, due caselle di peso della Rai del presente e del futuro. Coletta (lo abbiamo descritto in un ritratto di Natalia Lombardo) è uomo di prodotto, innovatore, colto forgiatosi nella fucina creativa di Raitre. Artigiano della qualità, come direttore dell’ Intrattenimento, dovrà dimostrare di saper passare dai format di piccola caratura e costi contenuti di Raitre ai formati più spettacolari oltre che a saper modulare questa materia per le diverse reti.
Coletta, vicino all’area dem, è stimato dalla consigliera Borioni che seguendo le indicazioni del partito però non lo ha votato, mentre ha un referente più certo in Vincenzo Spatafora, politico di punta dei Cinquestelle e ministro delle Politiche giovanili e lo Sport, che tratta le nomine Rai dimostrando buon senso e competenza.
Coletta prende il posto di Teresa De Santis, che ha dovuto disfare le valigie pronte per andare a sovraintendere il Festival di Sanremo. E’ finita così la sua breve stagione infelice alla direzione di Raiuno, che lei però rivendica come un successo (in effetti gli ascolti dei primi tredici giorni di gennaio sono positivi mentre i dati del 2019, segnano un calo dello 0,6% in prima serata e dello 0,4% in seconda serata). Gira voce che De Sanctis possa rivolgersi agli avvocati per vedersi riconoscere un altro ruolo, forte dell’appoggio del presidente Foa.

Con la nomina di Ludovico Di Meo si sana la situazione di Raidue senza direttore dall’uscita di Carlo Freccero, il 28 novembre (Salini ha tamponato il buco prendendo l’interim). Di Meo era vicedirettore a Raiuno giubilato dalla De Santis e riparato nello staff dell’amministratore delegato. Da sempre schierato col centrodestra la nomina del manager è una vittoria del consigliere Rossi. Giornalista, programmista, regista, autore e conduttore, entrato in Rai nell’85 fa varie esperienze la più importate con Mauro Mazza, direttore del Tg2, in quota An, che Di Meo segue quando diventa direttore di Raiuno. Sopravvissuto a quattro direttori di rete ha curato tre Festival di Sanremo focalizzandosi poi su Uno Mattina, La prova del cuoco e le rubriche informative.
A Raidue dovrà impegnarsi per fare una rete più giovane e frizzante, ma sicuramente il compito più impegnativo sarà la guida di Cinema e serialità, direzione nuovissima che ha il compito di pianificare gli acquisti di film e serie per tutte le reti.

Nella foto (Ansa): Stefano Coletta, Ludovico Di meo, Silvia Calandrelli, Franco Di mare, Angelo Teodoli, Duilio Giammaria, Eleonora Andreatta, Luca Milano, Marcello Ciannamea

Silvia Calandrelli, determinata direttora di Rai Cultura gestisce Rai5, Rai Storia e Rai Scuola, potenzia il suo tesoretto di piccoli canali acquisendo Raitre e il genere Cultura. Fino ad un mese fa non sembrava in gioco mentre a Raitre era dato per certo Franco Di Mare. Ma lo scenario mutevole della Rai ha visto salire le azioni di Calandrelli che si è data da fare per far valere la presenza femminile nell’assetto delle nomine e facendo sponda con la consigliera Coletti, sua estimatrice. C’è chi sostiene che nella sua nomina ci sia anche lo zampino dell’onnipotente Rossi: avendo Calandrelli fatto parte della nidiata dei dirigenti di Rainet .
Entrata alla Rai col famoso programma ‘Mediamente’ raggiunge l’apice di una storia professionale che l’ha vista lavorare sempre nell’area educational. La sua sfida ora è l’intrattenimento culturale: rendere pop la cultura trovando la chiave per raccontarla sulle grandi e piccole reti rai.

A causa dei contrasti tra cinque stelle e dem Franco di Mare non è andato alla direzione di Raitre, ottenendo però la direzione dell’Intrattenimento di Day time. Inviato di punta del Tg1, autore e conduttore Di Mare navigava nel centro sinistra, ma negli ultimi anni si è avvicinato ai cinque stelle stabilendo un legame con Spatafora.
Di Mare nasce nelle carta stampata, entra in Rai al Tg2 nel 99 e dal 2002 passa al Tg1 dove coprirà per circa vent’anni tutti i conflitti in giro per il mondo. Ha condotto la ‘Vita in diretta’ e ‘Uno Mattina estate’.Volto di ‘Uno mattina’ dal 2012 fino all’autunno del 2019 quando De Santis lo sostituisce con Roberto Poletti, ex giornalista di Mediaset, e salviniano. Di Mare però è premiato con la vicedirezione di Raiuno, con la delega agli approfondimenti, poi torna a fare anche la conduzione con discreti risultati a ‘Frontiere’, programma di inchiesta di seconda serata.

Duilio Giammaria voleva da morire la direzione Documentari che ha conquistato grazie a cinquestelle battendo la candidata del pd Maria Pia Ammirasti, direttora delle Teche e già vicedirettore di Raiuno. Giammaria è un bravo giornalista documentarista e conduttore. Alla Rai comincia a collaborare nell’83 e si fa le ossa al Giornale Radio 3 quindi a Raidue con Mixer e sui programmi di approfondimento di RaiTre. Nel 98 entra agli Speciali e agli esteri del Tg1 e fa l’inviato dai fronti di guerra (in particolare in Iraq e Afganistan). Facendo il suo lavoro coltiva la passione del documentario e cinquista dei premi. Passione che ha alimentato anche alla realizzazione del programma giornalistico ‘Petrolio’.
Il suo progetto di coproduzione con la tivù pubblica francese. France Television, è piaciuto a Salini ed è servito a lanciarlo nella corsa delle nomine. Decisivo è stato il rapporto con i cinquestelle dopo anni di onesta navigazione Dem. Il suo documentario ‘Nel cuore della Cina. Matteo Ricci’ è servito a qualificarlo con Di Maio di cui è noto l’interesse per la Cina e per a stabilire rapporti d’affari col Dragone.
Una bella sfida aspetta Giammaria. Una cosa è produrre documentari altra è avere in mano una direzione che i documentaristi sperano faccia da volano del settore come Rai Fiction lo ha fatto per i produttori.

Messa tra parentesi, almeno per questa fase, la direzione Approfondimento – per cui sono stati in gara il direttore di Rainews, Antonio di Bella, la direttora del Tg3 Giuseppina Paterniti, il conduttore del Tg1 Giorgino e persino Orfeo, Salini sembra voglia fare il job posting per la direzione New Format. Non è esclusa che alla direzione nuova di zecca che dovrà far perno su innovazione e sperimentazione finisca per essere assegnata come risarcimento alla De Santis

Tinni Andreatta alla direzione della Fiction e Luca Milano alla direzione Ragazzi, sono due conferme scontate per la competenza dei due dirigenti.
Andreatta, un mix di bravura, applicazione maniacale e fiuto, è artefice dei grande boom della fiction Rai delle ultime stagioni che ha svecchiato il suo pubblico. Inoltre la manager è stata anche capace di dar vita ad un prodotto apprezzato all’estero come prova l’entusiasmo di critica e pubblico suscitato in America dall’Amica geniale’ di cui a breve su Raiuno debutterà la seconda stagione.
Con una trentennale carriera a viale Mazzini dal 2017 Luca Milano, è il direttore di Rai Ragazzi in cui confluiscono i canali Yo yo e Gulp e che produce cartoon, live action e programmi da studfio, Milano è anche presidente dell’area Kids Media dell’Ebu. Alle sue spalle una lunga storia a Rai Fiction dove si è occupato di marketing e comunicazione e della produzione dei cartoni animati.

Strategica ai fini del piano industriale le casella del Coordinamento dei Generi per cui Salini ha voluto Angelo Teodoli, ex direttore di Raiuno, uno dei pochi manager Rai a conoscere l’intero processo produttivo e organizzativo, grazie a una lunga carriera che gli ha permesso di sperimentare ruoli diversi sempre nel mondo del prodotto. Per molti anni direttore del Palinsesto centrale, è stato direttore di Raiuno, di Raidue e dei canali Gold, Movie Premium e Rai4. Negli ultimi mesi ha coordinato il progetto Fiorello, rimpiazzando Andrea Fabiano che è passato questa estate a TIMvision.
Teodoli ha anche partecipato ai lavoro del Piano industriale, studiando l’assetto dei Generi e del Coordinamento dei Generi di cui dovrà mettere a fuoco il funzionamento in relazione alla Distribuzione, casella strategica della nuova organizzazione per cui Salini ha indicato Marcello Ciannamea, attuale direttore del Palinsesto editoriale.

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