Garante Privacy accelera sul caso app: Rousseau risponda entro 15 giorni. Casaleggio: dati utenti non usati per altre finalità

Il Garante per la protezione dei dati personali vuole vederci chiaro sul caso della app lanciata nel 2013 dalla Casaleggio Associati, che, stando alle  rivelazioni del whistleblower ed ex dipendente Marco Canestrari, rilanciate dal sito Linkiesta.it (ma smentite dall’azienda), avrebbe sottratto dati personali di utenti Facebook. In una lettera, inviata lo scorso 14 gennaio all’Associazione Movimento 5 Stelle e
all’Associazione Rousseau, il Garante – che sulla vicenda ha deciso di avviare un’istruttoria – chiede, “alla luce della vigente normativa inmateria di protezione dei dati, di fornire proprie osservazioni”
riguardo al contenuto delle segnalazioni pervenute.

“Il riscontro – si legge nella raccomandata, visionata dall’Adnkronos e firmata da Riccardo Acciai, direttore del Dipartimento libertà di manifestazione del pensiero e cyberbullismo dell’Authority – dovrà
pervenire entro 15 giorni dal ricevimento della presente”.

Acciai ricorda inoltre che “la risposta deve provenire da un soggetto identificabile e che della veridicità delle dichiarazioni si risponde ai sensi dell’art. 168 del Codice in materia di protezione dei dati
personali”. Per il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, che dopo la notizia di Linkiesta aveva scritto al Garante chiedendogli di intervenire, si tratta di “una buona notizia”. “Non solo – commenta il
parlamentare con l’Adnkronos – l’istruttoria non viene archiviata, ma si chiedono a Rousseau informazioni in tempi stretti. E’ una cosa buona: per i giornalisti, che hanno lavorato su questa storia; per la
politica, che ha dato risalto al caso; e per tutte quelle persone che,magari, potrebbero essere state profilate e nemmeno lo sanno”.

La Casaleggio Associati con una nota del 4 dicembre ha annunciato un’azione legale a tutela della propria reputazione, precisando che “in maniera completamente errata è stato comparato un caso”, quello di Cambridge Analytica, “in cui sono stati utilizzati milioni di dati senza il consenso degli utenti, a un caso
profondamente diverso in cui legittimamente un sito chiedeva individualmente alle singole persone di poter utilizzare alcuni dati per verificare la propria classifica di attivismo (es. per aver cambiato la propria immagine di Facebook, o avere tanti amici che utilizzavano l’app)”.

“I dati raccolti nel 2013 non sono stati utilizzati dalla Casaleggio Associati per altre finalità e sono poi stati cancellati alla fine dell’iniziativa in piena sintonia con la legge, con le politiche di Facebook e con la normativa sulla privacy”, ha sottolineato la società milanese presieduta da Davide Casaleggio”.(Ant/AdnKronos)

 

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