Intelligenza Artificiale, Google: servono regole, Ue e Usa devono collaborare; riconoscimento facciale in stand-by

“Vediamo che il riconoscimento facciale comporta molti rischi, perciò da parte nostra c’è un periodo di attesa fino a quando non vedremo come viene utilizzato”. A dirlo il ceo di Google, Sundar Pichai, a Bruxelles, il 20 gennaio, prendendo parte alla conferenza sull’intelligenza artificiale organizzata dal think-tank europeo Bruegel.

“E’ importante che i governi lavorino il prima possibile a normative per affrontare” lo sviluppo e l’uso del riconoscimento facciale, ha spiegato il manager, intervenendo sull’eventualità al vaglio dell’Ue di introdurre una moratoria di cinque anni per l’uso della tecnologia nei luoghi pubblici nel continente, al fine di valutarne l’impatto e i rischi. Al momento – ha evidenziato Pichai – Google non offre prodotti per il riconoscimento facciale generico perché è una delle “applicazioni ad alto rischio” che i governi dovrebbero considerare come priorità.

Sundar Pichai (Foto EPA/Toni Albir)

“Non ho dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale debba essere regolata” da standard globali, per questo “l’allineamento internazionale” anche tra Ue e Usa “sarà essenziale, abbiamo bisogno di un accordo sui valori fondamentali”.

Secondo Pichai, il regolamento europeo sulla protezione dei dati è un modello a cui ispirarsi. L’Ue non deve “partire da zero, le norme esistenti come il Gdpr possono costituire una base solida” anche per l’intelligenza artificiale, ha spiegato il ceo, auspicando lo sviluppo di “un quadro normativo ragionevole” con “un approccio proporzionato”, capace di “bilanciare i potenziali danni e le opportunità sociali” della tecnologia. “Quando ci sarà una regolamentazione – ha aggiunto Pichai – ci saranno organi” appositi “che avranno il controllo” dell’utilizzo dell’AI. Affinché la regolamentazione dell’intelligenza artificiale “funzioni bene, dobbiamo agire insieme”, ha rimarcato Pichai, sollecitando una maggiore inclusione del settore privato nei progetti nazionali e il rafforzamento delle alleanze transfrontaliere.

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