Web tax, Gualtieri: senza accordo globale dal febbraio 2021 al via la tassazione italiana

“L’Italia punta a un accordo globale per la webtax, ma in assenza di questo accordo scatterà la tassazione italiana a partire dal febbraio 2021”. A dirlo da Davos il ministro dell’economia Roberto Gualtieri parlando della tassazione sui profitti dei giganti tech Usa.

“L’Italia lavora anzitutto per una soluzione globale, cioè per un sistema di tassazione a livello internazionale che consenta di evitare lo spostamento artificiale dei profitti fuori da dove sono stati realizzati”, ha spiegato, precisando che l’imposta è strutturata in modo  “che quando ci sarà una soluzione globale questa automaticamente si estinguerà”. “Se alla fine dell’anno non ci sarà una soluzione globale, riscuoteremo i proventi della nostra tassazione. Tecnicamente questo avverrà a febbraio prossimo”, ha precisato Gualtieri.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

“Penso che a questo punto l’Unione europea debba muoversi, sono fiducioso e ottimista che anche dal prossimo appuntamento, alla fine di gennaio ci siano dei passi avanti per trovare una soluzione globale”, ha detto Gualtieri. “Siamo uniti con i francesi nel dire che adesso si deve trovare una soluzione internazionale, se non verrà trovata attueremo le nostre misure nazionali fino in fondo”, ha puntualizzato il ministro.

Sulla questione web tax il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, qualche ora prima aveva detto – dopo un incontro con il segretario del Tesoro statunitense, Steven Mnuchin – : “siamo d’accordo per un quadro globale comune. Ma se non ci sarà un accordo la Francia non farà un passo indietro, ed è pronta a riscuotere la tassa sulle attività digitali delle grandi imprese globali a dicembre 2020”. Stessa promessa anche dal cancelliere dello Scacchiere Uk Sajid Javid: “andiamo avanti, la digital tax partirà ad aprile”.

 

La vicenda si intreccia anche con il rischio di dazi sulle importazioni dai paesi europei da parte degli Stati Uniti. La minaccia americana, avanzata più volte e altrettante ritirata, parla tra le altre opzioni anche di imposte al 25% sulle auto europee.

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