Accademia di Brera, bilancio integrato e cambio di statuto gli obiettivi della presidente Pomodoro

Al suo secondo mandato, Livia Pomodoro ha inaugurato il nuovo anno dell’Accademia di Brera, pesando bilanci e tracciando linee per il futuro. Il bilancio è immateriale – “Un rapporto nuovo con gli studenti, iniziative cogestite, una rilevanza sempre maggiore di questa scuola di formazione e di eccellenza” – ed è materiale: i nuovi spazi dello Scalo Farini che diventerà il ‘Campus degli artisti’ e della Cascina Ovi a Segrate, dove troveranno posto fornaci, manufatti, strumenti per la lavorazione del marmo e per la scultura perché, spiega la presidente Pomodoro, “chi crea ha bisogno di concretezza”.

Ma è un altro il progetto che più le sta a cuore, e che nasce dal risultato di una ricerca condotta con il professor Mario Abis e la Makno sul ruolo dell’Accademia a Milano. Ruolo che si rivela centrale, con una forza di attrazione del brand fortissima anche nei confronti dell’estero. Una ‘calamita’ che attrae ogni anno studenti da 60 diversi Paesi (1.159 stranieri a fronte di 4.657 italiani), prevalentemente Iran, Cina, Sudest asiatico. Con una ricaduta sulla città di 126,6 milioni di euro: tanto è il valore della produzione attivata nel
sistema economico (affitti, pasti, shopping…).

Livia Pomodoro (Foto ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

Con questi numeri, Livia Pomodoro annuncia l’intenzione di dar vita a un bilancio integrato. Il che significa pesare il valore del brand Accademia di Brera, la forza della sua reputazione nel mondo composta – fra gli altri asset immateriali – dal valore per esempio degli artisti usciti da questa scuola, oltre che dal patrimonio artistico.

Per crescere però – afferma con convinzione la presidente – è necessario fare un salto di statuto. Non a caso, ricorda, la Normale di Pisa nacque come semplice scuola, e come tale vincolata da “lacci e lacciuoli vari”, ma quando poi divenne università riuscì a ottenere un’autonomia che la rende tuttora un “fiore all’occhiello della cultura”. Lo stesso obiettivo che si pone l’Accademia di Brera, alla ricerca della “possibilità di lavorare in maniera autonoma con una propria governance, e diventare così la vera Università dell’eccellenza, della bellezza, del sapere e della conoscenza”.

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