Milleproroghe. Editoria, passa vaglio proposta governo prolungamento convenzioni; stop a norma Coni-Sport e salute

Sugli oltre 2.000 emendamenti al decreto legge milleproroghe all’esame della Camera, sono quasi 900 quelli che sono stati dichiarati inammissibili dalle presidenze delle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio. Resta salva la possibilità da parte dei proponenti di fare ricorso; quelli notificati saranno esaminati in una riunione delle commissioni convocata per questa sera.

Per quanto riguarda il settore dell’editoria risulta ammesso l’emendamento governativo che prevede il prolungamento delle convenzioni di Palazzo Chigi con le agenzie di stampa fino al 31 dicembre 2020, cioè ulteriori 3 mesi rispetto a quanto già disposto in sede di legge di bilancio, che aveva spostato la scadenza degli attuali contratti dal 31 marzo al 30 settembre 2020. Un passo voluto dall’esecutivo per consentire di portare a termine la revisione annunciata dal sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, del sistema dei bandi di gara.

Tra le proposte di modifica al decreto respinte risulta anche quella del Pd a prima firma Luca Lotti, che avrebbe di fatto dato un colpo di spugna definitivo alla riforma del Coni e dello sport firmato da Giancarlo Giorgetti (Lega). L’emendamento prevedeva una revisione delle competenze di Sport e salute – la società creata da Giorgetti per sostituirsi a Coni servizi nell’assegnazione e gestione dei fondi per le varie federazioni – portando la gestione dei fondi per lo sport in capo al ministero di cui è titolare il 5 Stelle Vincenzo Spadafora. La norma prevedeva quindi il raddoppio, da 40 a 80 milioni di euro, delle competenze riconosciute a Coni, che avrebbe dovuto tornare anche ad essere titolare del personale necessario al suo funzionamento. Coni avrebbe avuto la gestione dello “sport per tutti” e sarebbe tornata titolare, questa volta pienamente, dei beni fino ad ora facenti capo a Sport e salute, tra cui lo Stadio Olimpico di Roma. Sport e salute a quel punto sarebbe rimasta quasi totalmente svuotata delle sue prerogative.

 

 

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