Papa: proclami d’odio spogliano l’uomo di dignità; media avidi di violenza e falsità

Quante storie “ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare”. Papa Francesco, nel Messaggio per la 54esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali,che quest’anno si celebra, in molti Paesi, domenica 24 maggio, riflette sul tema della “narrazione”, della comunicazione. “Quasi non ci accorgiamo di quanto – scrive il Pontefice – diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo”. Citando la Genesi ‘Se mangerai, diventerai come Dio’, Francesco sottolinea come la “tentazione del serpente” inserisca “nella trama della storia un nodo duro da sciogliere”. “‘Se possederai, diventerai, raggiungerai…’, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali”, aggiunge.

Papa Francesco (Foto LaPresse – Andreas SOLARO / AFP)

“Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”.”Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi – continua il Pontefice -, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza”.

In un’epoca in cui “la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni”.  “Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi”, aggiunge il Pontefice. “Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”. Ma “mentre le storie usate a fini strumentali e di potere – sottolinea – hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita”.

Ogni storia, per opera dello Spirito Santo, “anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo”. “Come le ‘Confessioni’ di Agostino. Come il ‘Racconto del Pellegrino’ di Ignazio. Come la ‘Storia di un’anima’ di Teresina di Gesù Bambino. Come ‘I Promessi Sposi’, come ‘I fratelli Karamazov’ – elenca il Pontefice -. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo”.

“Per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”.  “Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano – continua il Pontefice -, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”.

Le storie “influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo”.  “L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità, ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di ‘rivestirsi’ di storie per custodire la propria vita”, continua il Pontefice che sottolinea: “Le storie di ogni tempo hanno un ‘telaio’ comune: la struttura prevede degli ‘eroi’, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita”.
L’uomo è un “essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male”, aggiunge.

La storia di Cristo “non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale: essa ci mostra che Dio ha preso a cuore l’uomo, la nostra carne, la nostra storia, fino a farsi uomo, carne e storia. Ci dice pure che non esistono storie umane insignificanti o piccole”. “Dopo che Dio si è fatto storia, ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina – ha aggiunto il Pontefice -. Nella storia di ogni uomo il Padre rivede la storia del suo Figlio sceso in terra. Ogni storia umana ha una dignità insopprimibile. Perciò l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.

“Nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio”. “Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma – sottolinea il Pontefice – di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende”. (AGI)

Fnsi, dal Papa invito a riscoprire essenza giornalismo
Il messaggio di Papa Francesco per la 54esima Giornata delle Comunicazioni sociali “è un invito a riscoprire l’essenza del giornalismo. Il rispetto della verità e della dignità delle persone non è soltanto il principale antidoto contro le fake news, ma un preciso dovere professionale scolpito nella legge e in numerose Carte deontologiche, quotidianamente calpestate, spesso nel silenzio e nell’inerzia anche di chi ha il dovere di farle rispettare”. Lo affermano in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi. “Le parole del Pontefice – aggiungono – devono far riflettere tutti i professionisti dell’informazione e riportare al centro l’impegno per contrastare il linguaggio dell’odio e per illuminare le periferie sociali e culturali dove si annida il disagio e crescono le diseguaglianze e le nuove povertà. È una sfida che la Fnsi accoglie e che porterà al centro della riflessione nel Sinodo della Stampa, momento di scambio e di confronto fra operatori dell’informazione credenti e non credenti che si aprirà il 28 febbraio nella sede di Civiltà cattolica”. (AGI)

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