Tensione su Sport e salute, riforma Giorgetti nel mirino. Lunedì il nuovo presidente; decreti attuativi “pronti entro un mese”

Non c’è ancora alcun accordo politico specifico in tema di sport tra le forze di maggioranza, ma sul fatto che le sorti della riforma Giorgetti sul Coni, e di Sport e salute siano segnate,

Vincenzo Spatafora

è l’evidenza dei fatti che lo certifica. Almeno per quanto riguarda la visione che ne aveva l’ex sottosegretario leghista. I segnali che arrivano dal Pd da un lato e dal M5S dall’altro, anche se per il momento viaggiano su binari separati, certamente convergono in tal senso, in una visione comune di superamento (per il Pd, storicamente contrario alla riforma leghista) o di diversa declinazione (più vicina al M5S, che vive divisioni al proprio interno su questo fronte) della rivoluzione voluta dalla Lega. I contorni di quello che sarà il futuro e le competenze di Coni e degli organismi dello sport restano per il momento ancora soffusi, ma già nei prossimi giorni si potrà comprendere meglio il quadro cui si tende. Lunedì prossimo il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora ha annunciato che renderà nota la scelta del nuovo presidente di Sport e salute, che guiderà la società nata dalla riforma Giorgetti, dopo l’uscita clamorosa di Rocco Sabelli, dovuta al pessimo rapporto che si era instaurato tra questi e il ministro e il drastico ridimensionamento delle sue competenze decise da quest’ultimo. Già questa scelta sarà indicativa dell’impronta che vorrà imprimere Spadafora: se cadrà su un tecnico, come potrebbe essere visto anche lo stesso Vito Cozzoli, già capo di gabinetto di Di Maio al Mise, ben considerato anche in area democratica (fu collaboratore anche di Elena Boschi in precedenza), oppure se sarà una nomina sportiva, che potrebbe far ipotizzare attenzioni, se non accordi, con il Coni o con le federazioni. Nella short list di 8 curricula sul tavolo di Spadafora figurano ad esempio anche i nomi di Fabio Pagliara, segretario generale della Fidal, o di Francesco Soro, già braccio destro di Malagò, entrato poi nel cda di Sport e salute a fianco di Sabelli, dopo una violenta frattura con il numero uno del Coni.

Giovanni Malagò (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Ma dopo pochi giorni un altro importante appuntamento è atteso, fondamentale per comprendere l’orientamento che vorrà imprimere Spadafora al suo operato nel settore dello sport. Tra il 4 e il 5 di febbraio (la data non è ancora stata fissata in via definitiva) è prevista infatti la tanto attesa audizione davanti alle commissioni Cultura di Camera e Senato di Spadafora sulle linee programmatiche del ministero. I deputati e senatori promettono fin d’ora di essere stringenti sul destino della riforma Giorgetti e sul futuro di Sport e salute. E in particolare sullo stato dei lavori dei decreti attuativi della riforma, che devono essere approvati dal Parlamento entro il prossimo agosto, pena la decadenza della delega relativa. Spadafora aveva annunciato che sarebbero stati presentati entro la fine di gennaio, ma per il momento non se ne sa ancora nulla. Dal quartier generale del ministro, contattato da primaonline, si conferma che gli uffici tecnici stanno lavorando ai decreti attuativi con grande determinazione e che questi dovrebbero “essere pronti entro un mese”, certamente “in tempo per poter essere esaminati, discussi ed approvati entro la scadenza di agosto”. Si ribadisce inoltre la ferma volontà del ministro “di voler procedere con l’attuazione della riforma nei tempi stabiliti”, tanto che proprio nell’ambito del decreto milleproroghe “non c’è stata alcuna richiesta di spostare i termini” e al contempo “non c’è nessuna volontà di far decadere le deleghe”. Resta il fatto che su come sarà declinata la riforma Giorgetti i contenuti dei decreti saranno determinanti.

In attesa di questi importanti snodi, i due partiti di maggioranza procedono ognuno per proprio conto, quasi in una lotta di posizionamento. E’ quanto è accaduto fin dal nascere del governo Conte II, con la decisione di Spadafora (M5S), appena insediatosi all’Ufficio dello sport, di togliere dalle competenze di Sport e salute il ricco piatto (di fondi e come bacino di consensi) di Sport e periferie, che si occupa di costruzione di nuovi impianti sportivi e ristrutturazione di quelli esistenti sul suolo nazionale. Subito dopo nell’iter del decreto milleproroghe (che si sta rivelando un vero tavolo di Risiko per Coni e Sport e salute) si registra, ancora in fase di bozza all’esame del consiglio dei ministri, la presentazione di un emendamento governativo, ma fortemente appoggiato dal ministro Spadafora, che stravolge la governance di Sport e salute e gli equilibri di vertice della società perno della riforma Giorgetti, mettendo nell’angolo il ruolo di Sabelli. L’emendamento sarà subito ritirato, ma Sabelli non aspetterà un giorno per dimettersi, sbattendo la porta.

Luca Lotti (Foto Ansa/Maurizio Brambatti)

E’ di pochi giorni fa quindi la presentazione da parte del Pd a firma di Andrea Rossi (che si occupa di sport per il partito), Luca Lotti, ex ministro dello Sport sotto il governo Gentiloni e sodale storico di Malago’, insieme ad altri due deputati dem, di un emendamento allo stesso decreto, ora all’esame della Camera, che cancella con un colpo di spugna la riforma Giorgetti e ridisegna completamente funzioni e attribuzioni di Coni, Ufficio dello sport, Sport e salute, di fatto svuotando quest’ultima di ogni competenza. Ma soprattutto riportando in primo piano il ruolo di Coni, con il raddoppio dei fondi, da 40 a 80 milioni di euro, con il ripristino di molte sue competenze,tra cui la titolarità del personale necessario al suo funzionamento, la gestione dello “sport per tutti” e quella dei beni fino ad ora messi sotto il cappello di Sport e salute, tra cui lo Stadio Olimpico di Roma. Un passo senza conseguenze, per il momento, visto che le commissioni hanno cassato l’emendamento come inammissibile. C’è da dire che la proposta di modifica era stata presentata nella stessa identica forma anche in sede di esame della legge di bilancio, venendo anche qui cassata nell’arco di poche ore.

Si tratta dunque di tentativi senza conseguenze effettive, ma molto chiari e determinanti sotto il profilo politico, anche solo per “tenere alta la pressione” sul tema.

Ecco il testo dell’emendamento presentato dal Pd al decreto milleproroghe e dichiarato inammissibile dalle commissioni della Camera.

Art. 7-bis.

(Disposizioni in materia di sport)
1. L’articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, è sostituito dal seguente:
630. A decorrere dall’anno 2020, il livello di finanziamento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e della Autorità di Governo competente in materia di sport è stabilito nella misura annua del 32 per cento delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato, registrate nell’anno precedente, e comunque in misura non inferiore complessivamente a 410 milioni di euro annui, derivanti dal versamento delle imposte ai fini IRES, IVA, IRAP e IRPEF nei seguenti settori di attività: gestione di impianti sportivi, attività di club sportivi, palestre e altre attività sportive. Le risorse di cui al primo periodo sono destinate al CONI, nella misura di 80 milioni di euro annui, per il finanziamento delle spese relative al funzionamento dei propri organismi centrali e periferici e alle proprie attività e funzioni istituzionali, anche riferite allo sport agonistico di alta prestazione ed allo sport per tutti, nonché per la copertura degli oneri relativi alla preparazione olimpica e al supporto alla delegazione italiana; per una quota non inferiore a 328 milioni di euro annui, alla Autorità di Governo competente in materia di sport; per 2 milioni di euro, alla copertura degli oneri di cui ai commi da 634 a 639. Al finanziamento delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva, dei gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato e delle associazioni benemerite si provvede, in misura inizialmente non inferiore a 280 milioni di euro annui, a valere sulla suddetta quota destinata alla Autorità di Governo competente in materia di sport. Per l’anno 2019 restano confermati nel loro ammontare gli importi comunicati dal CONI ai soggetti di cui al terzo periodo ai fini della predisposizione del relativo bilancio di previsione.
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono trasferite su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri: le risorse di cui al primo periodo dell’articolo 1, comma 630, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, intestate all’Autorità di Governo competente in materia di sport, ad eccezione di quelle intestate direttamente al CONI, su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, ai fini dell’esercizio delle relative funzioni e attività istituzionali a livello centrale e periferico. Le suddette risorse sono assegnate all’Ufficio per lo sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che subentra nella gestione del riparto dei contributi pubblici in favore degli organismi sportivi riconosciuti dal CONI, da esercitarsi ai sensi dell’articolo 8, comma 1, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178.
3. All’articolo 8 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 4-ter, dopo le parole: «quali contributi pubblici» è abrogato «anche»;
b) al comma 1 sono abrogate le parole da: «Per l’espletamento fino a comma 2»;
c) il comma 8 è sostituito dal seguente:
«8. Il personale alle dipendenze della società Sport e Salute, funzionale al funzionamento del Comitato olimpico nazionale italiano a livello centrale e periferico, alle sue attività istituzionali, anche riferite alla preparazione olimpica, allo sport agonistico di alta prestazione ed allo sport per tutti, è trasferito a quest’ultimo, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi, compresi i rapporti di finanziamento, nonché nella titolarità dei beni sinora facenti capo alla società. Al Comitato olimpico nazionale italiano sono inoltre trasferiti i beni, mobili ed immobili, anche periferici, nonché i rapporti attivi e passivi relativi ai beni stessi, strumentali al proprio funzionamento, allo svolgimento delle proprie attività istituzionali, anche riferite alla preparazione olimpica, allo sport agonistico di atta prestazione ed allo sport per tutti. Entro tre mesi dalla pubblicazione della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dell’Autorità di Governo competente in materia di sport, sono indicati le unità di personale ed i beni mobili ed immobili devoluti al Comitato olimpico nazionale italiano.».

7. 05. Rossi, Rotta, De Menech, Lotti.

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